“Blu pill or red pill?”: sono poche le frasi della storia del cinema che sono rimaste così impresse nell’immaginario collettivo. Forse nemmeno Laurence Fishburne (il nostro caro Morpheus), mentre pronunciava questa frase, si immaginava di quanto essa sarebbe stata iconica nella storia del cinema.

La forza della pellicola é tutta in questa potente metafora. Ciò che, infatti, permette a un film di fantascienza, che per sua natura è destinato a sentire il peso del tempo che passa più di ogni altro, è la storia che ci vuole raccontare. Si consideri, con le dovute proporzioni, l’opera kubrickiana 2001 – Odissea nello spazio. A vederli oggi, gli scimmioni iniziali, specialmente se confrontati con le scimmie in motion capture della trilogia de L’alba del pianeta delle scimmie, fanno sorridere. L’opera, però, non è invecchiata di un giorno, perché attuali e personali sono le riflessioni che il capolavoro ci sottopone. E non possiamo sottrarci.

“Blue pill or red pill?” frame del film: Warner Bros ©

Così, la storia di Neo (Keanu Reeves) è al contempo straordinaria e comune. I fratelli Wachowski (ora sorelle Wachowski) hanno portato in scena, infatti, una storia antica come l’essere umano, ma innovativa ed attuale nel modo in cui è raccontata. Neo è il prescelto, colui che sconfiggerà Matrix, ma per prima cosa deve scegliere: “Blu Pill or Red Pill?”. È il dilemma della conoscenza, vecchia e al contempo attuale per tutte le generazioni. La consapevolezza di sé e di ciò che sta attorno è soprattutto una scelta, dalla quale deriva sofferenza, dolore e incomprensione. È il mito della caverna di Platone, dove colui che si accorge di ciò che esiste davvero viene prima schernito dai contemporanei e poi ucciso; è il pastore errante dell’Asia di Leopardi, dove il protagonista rimpiange la condizione di ignoranza dei suoi animali, che corrisponde a tranquillità e serenità.

Se i contenuti sono atavici, tipici della riflessione filosofica, l’opera è graficamente innovativa e rivoluzionaria. Il sistema di ripresa Bullet Time Photography, che venne inventato per l’occasione dal direttore effetti speciali John Gaeta, permise la ripresa degli iconici slow motion, con la telecamera che ruota attorno al protagonista, dando così un effetto di iper-realismo mai visto prima al cinema. Non a caso agli Oscar successivi, il film fece incetta di statuette: 4 in tutto, tra cui non poteva mancare quella per gli effetti speciali.

Frame del film: Warner Bross ©

Matrix è tutto ciò. Classico e attuale, ha segnato un epoca, stabilendo un prima e un dopo. Ancora oggi Matrix è un must per tutti gli amanti del cinema e non, se non altro per la sua importanza nella cultura pop moderna. È stato, ed è tutt’ora, un film che alla prima visione spiazza e sorprende, capace di intrattenere lo spettatore, ma anche di farlo riflettere.

Noi di Artwave non potevamo non festeggiare i 20 anni di questo capolavoro. Tanti auguri, Matrix!

 

Immgine di copertina: © Jonny Lindner, Pixabay