di Davide Pirocci

Se, arrivati a un certo punto della vita, la passione, o semplice curiosità, vi ha spinti a chiedervi quali fossero i film più belli di sempre, avrete senza dubbio incontrato 8 e ½ fra i primi dieci. E il risultato non cambia sostituendo a “bello” l’aggettivo “importante”.

Diretto da Federico Fellini, uscito nelle sale nel febbraio del 1963 e vincitore del premio Oscar come miglior film straniero e come migliori costumi, oltre a innumerevoli altri premi illustri. Oltre a questo, è inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare e chiunque abbia aperto un manuale di storia del cinema è a conoscenza della sua esistenza.

8 e ½ - Fellini

Marcello Mastroianni in una scena del film

I numeri, però, in questo caso, rischiano quasi di “offendere” un’opera del genere. Per quanto possa risultare rivoluzionario riuscire a discutere, rivalutare o riqualificare certi capolavori, ci sono cose che nascono sacre e tali devono rimanere. Eterne, immutate ed immutabili.

Cerchiamo quindi di capire perché è impossibile recensire 8 e ½.

Il protagonista è Guido Anselmi (Marcello Mastroianni), un regista che sta riflettendo sul soggetto del suo prossimo film. In preda a una crisi creativa, si ritira in un centro di cure termali per riacquistare la salute e la quiete necessaria per trovare l’idea giusta. In questo contesto, però, Guido è continuamente turbato e distratto dai suoi collaboratori e non riesce in nessun modo a tirar fuori qualcosa di eccezionale. Anzi, il suo è un costante confronto col suo passato disinteressato e spensierato, nel quale si perde avanzando nei ricordi di quando era bambino.

8 e ½ - Fellini

Soltanto dopo aver raccontato la trama ci si rende conto di quanto poco si sia detto in merito al film. Ecco quindi che tentare, ad oggi, di abbozzare una recensione che voglia giudicarlo diventa un’operazione triviale, per certi versi senza alcun senso. Sarebbe possibile scrivere qualcosa di interessante ed innovativo su un capolavoro del genere? La risposta è no. Non si può perché 8 e ½ non è un film, è un’esperienza artistica.

Non si può perché sarebbe come chiedere a un esperto di pittura di recensire La Gioconda, facendogli spiegare il perché è una delle opere più importanti della storia dell’arte partendo dal tratto dell’artista e dai soggetti presenti nel quadro. Infine, non si può perché sarebbe come richiedere a un cattolico di dare un giudizio sulla Bibbia, o a un ebreo sulla Torah o un musulmano sul Corano. Sarebbe criticabile la parola del Signore per chi ne è un fermo sostenitore e seguace?

8 e ½ è uno dei Vangeli del cinema, e in quanto tale è parola e testamento di un Maestro a noi impossibile da contestare. Pertanto, il nostro suggerimento non è quello di guardarlo e goderselo, bensì quello di esperirlo.

Il rivoluzionario rovesciamento del sacro, per questa volta, deve aspettare.

© riproduzione riservata