Fine ventesimo secolo, Nord America, Repubblica di Galaad. La Terra, sofferente per le molte guerre chimiche, è divisa in grandi superpotenze governate secondo leggi imposte da regimi totalitari teocratici insediati dopo numerosi golpe.

È questo il panorama apocalittico a cui siamo chiamati a essere testimoni quando guardiamo una serie come The Handmaid’s Tale, tratta dall’omonimo romanzo distopico (composto nel 1985) della scrittrice canadese Margaret Atwood. La narrativa distopica, propria della Atwood, era stata concepita da quelli che sarebbero diventati i padri di questo genere, ovvero: George Orwell (1984), Aldous Huxley (Brave New World) e Ray Bradbury (Farenheith 151). Questo filone tematico ha portato oggi alla nascita di serie tv del calibro di Black Mirror, WestWorld The Handmaid’s Tale.

Cameo dell’autrice Margaret Atwood, Credits: HULU.com

La serie TV in questione, che si inserisce appieno nel panorama dei programmi più visti e accolti positivamente dalla critica, è un prodotto ideato da Bruce Miller e targato HULU (piattaforma americana on demand), è trasmessa negli Stati Uniti a partire dal 26 aprile ed è costituita da dieci episodi di un’ora circa ciascuno. Recentemente la rete televisiva, responsabile della messa in onda della serie, ha comunicato che vi sarà una seconda stagione a partire dal prossimo anno.

Il cast è arricchito da attori di fama indiscussa, tra i più conosciuti spiccano Elizabeth Moss nel ruolo della protagonista, Alexis Bledel (la celeberrima Rory di Gilmore Girls) nel ruolo dell’ancella Ofglen e Joseph Fiennes (già visto in Shakespeare in Love e Elizabeth) nel ruolo del comandante Fred Waterford.

Elizabeth Moss e Joseph Fiennes, Credits: Hulu.com

La protagonista di The Handmaid’s Tale (ma prima di tutto del romanzo) è Offred (interpretata da Elizabeth Moss), l’ancella del titolo, ovvero una donna parte di quella categoria di femmine-incubatrici (delle sacerdotesse abbigliate con copricapo bianco e tunica rosso porpora) impiegate per la procreazione della nuova razza umana di Galaad, ormai quasi del tutto sterile. Gli ideali del nuovo regime dispotico e misogino sono basati sui precetti delle Sacre Scritture, usate come vademecum dai potenti a scapito delle donne. A queste è proibito leggere, scrivere e lavorare: attraverso un controllo violento del loro corpo e una suddivisione del genere femminile in classi (oltre alle Ancelle, ci sono anche le Mogli, le Marte, ecc.), le donne vengono private di ogni diritto, libertà e identità, al punto che anche i loro nomi propri indicano l’appartenenza ad un proprietario (per esempio, Offred significa “di Fred”, ossia: “di proprietà di Fred”). Amore, sesso e piacere sono condannati severamente, eccetto che per la classe dirigente maschile, alla quale è concesso trasgredire quelle stesse regole da loro imposte.

Ofglen interpretata da Alexis Bledel. Credits: Vanity Fair.com

Che sia per esorcizzare i mali della società odierna e i fanatismi religiosi dei quali oggi siamo vittime silenziose, la distopia (cinematografica quanto letteraria) funge da monito per farci osservare da vicino quelle società patriarcali di un tempo, che avevano il pieno controllo del sesso femminile (basti pensare al Fascismo) e metterci in guardia da errori futuri. A ben vedere, la distopia non è altro che l’esagerazione dell’utopia: l’una è la degenerazione dell’altra (come diceva Thomas More), la libertà individuale che si trasforma in totale anarchia, tema che fa da background a tutte queste serie tv post-apocalittiche.

Nolite te bastardes carborundorum

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