di Adriano Losacco

La serie italiana del momento ha un nome: The New Pope.

Ne hanno scritto tutti. C’è chi ha parlato di capolavoro e chi invece di un’opera terribilmente blasfema. Opinioni queste probabilmente e legittimamente veicolate dal proprio credo o non credo. Ma è necessario andare oltre, pertanto invece di stabilire chi ha torto o ragione veniamo direttamente al dunque.

La serie rispecchia perfettamente la poetica del regista Paolo Sorrentino che, rispetto alla prima serie The Young Pope, eleva la televisione al cinema rendendo sempre più sfumati i confini tra le due, attraverso un’oggettiva qualità non solo estetica, ma anche narrativa. Essa segna una netta linea di demarcazione rispetto agli standard televisivi nostrani, escluse alcune eccezioni, che il regista asseconda e deride allo stesso tempo.

Perfezione tecnica

A catturare fin da subito l’occhio dello spettatore è la bellezza estetica delle immagini. Esse sono guidate dai movimenti virtuosistici della macchina da presa che a inquadrature fisse alterna piani sequenza con un montaggio a dir poco meraviglioso, che penetra lo sguardo dello spettatore. Lo stupore e la contemplazione veicolano lo sguardo ostinato da un senso di scoperta, come dinanzi ai quadri di una galleria d’arte mai vista prima. Il merito è anche e soprattutto del direttore della fotografia, Luca Bigazzi, ormai una specie di alter ego stilistico di Sorrentino. Egli dà luce a sua volta alle perfette scenografie allestite da Ludovica Ferrario il cui lavoro, soprattutto nel dar vita al Vaticano, supera quello di Mark Tildesley per l’ultimo film di Fernando Mereilles I due papi.

the new pope

John Malkovich è Sir John Brannox in “The New Pope” 

La novità: Sir Brannox

A tal proposito non c’è titolo più adatto di quest’ultimo film per introdurre il fulcro dualistico di The New Pope. La grande novità della stagione è infatti Sir John Brannox, interpretato magistralmente da John Malkovich, che vive in un’immensa e lussuosa tenuta circondata dal verde inglese.

Ma non tutto ciò che è oro luccica, così come la sua situazione familiare che risulta essere alquanto ombrosa. I suoi genitori, costretti sulla sedia a rotelle, passano la giornata in giardino a contemplare la tomba dell’altro figlio Adam, gemello di Brannox. Ed è quest’ultimo che accusano di non aver fatto abbastanza per impedirne la morte, motivo per cui abitano in un’altra ala della reggia. Brannox viene scovato e corteggiato dal segretario di Stato Voiello, un impeccabile Silvio Orlando. Secondo lui per sollevare la credibilità della Chiesa contro gli scandali, la povertà e la decadente vita moderna non si può infondere forza a chi è fragile e allora “l’unica cosa che rimane da fare è cavalcare la debolezza“.

Lotte intestine

Voiello sceglie Brannox perché è “fragile e delicato come una porcellana ma anche seducente e sensibile. Su di lui gravano dolori enormi e grandi delusioni”. Nonostante i quali è riuscito a convertire migliaia di anglicani al cattolicesimo parlando di donne, di golf, calcio e poesia. Per lui essere cattolico è tutto. Egli inoltre non è intollerante ai ricchi come il suo predecessore francescano Francesco II che apre le porte del Vaticano agli immigrati, iniziando a vendere l’oro della Chiesa ai poveri, minacciando, peraltro, di licenziare Voiello dall’incarico di segretario e cardinale e di rivelare pesanti scheletri dell’armadio vaticano. Brannox non è intollerante nemmeno agli infedeli. Come lo era invece Pio XIII, il Lenny Belardo del superbo Jude Law, in coma e venerato come un santo dai fedeli sulla scia di un fanatismo e fondamentalismo religioso.

The new pope

John Malkovich e Jude Law

Questo dualismo tra i due papi si manifesta nel corso dei 9 episodi attraverso i concetti di assenza e di spirito dell’uno (Lenny) e di presenza e sofferenza umana dell’altro (Brannox). Se Lenny Belardo in The Young Pope viene eletto dal conclave e desiderava ardentemente diventare Papa, Sir John Brannox invece non vuole il ruolo e per questo viene corteggiato da Voiello. Si tratta di due papi diversi ma dalla personalità equamente seduttiva e carismatica.

Brannox alla fine accetta di diventare Papa Giovanni Paolo III.

“Perché la religione è una narrazione, è una storia di incredibile successo dal momento che Dio è il personaggio più popolare di sempre e non mi sarei mai accontentato di consacrare la mia vita a narrazioni minori come il cinema, la letteratura, la musica che al massimo possono essere dei piacevoli passatempi. La cosa interessante nella religione è la ricerca incessante della natura dell’uomo”.

L’unica strada perseguibile in tempi di forte crisi per la Chiesa è “la via media”. Prima c’è la coscienza, poi c’è l’infallibilità papale, prima c’è la morbidezza del compromesso, poi c’è il dogma.

Papi, donne e cardinali

Tra i due papi “litiganti” il ruolo che meglio “gode” in quanto a scrittura è il terzo più importante: il cardinale Voiello, dal cinismo aspro e ironico teso a salvaguardare a tutti costi la Chiesa. In questo senso l’ultima scena che lo vede protagonista, oltre a citare Shining di Stanley Kubrick, né è l’esempio emblematico.
Rilevanti sono anche le figure femminili che risaltano in un mondo prettamente maschile: Sofia Dubois (Cécile de France) ed Ester (Ludivine Sagnier). La prima è il braccio destro di Voiello, intelligente, professionale e innamorata dell’amore e della seduzione. La seconda, rimasta incinta nella serie precedente dopo un miracolo di Pio XIII, è una madonna la cui incrollabile fede la spinge alla rischiosa ricerca di miracoli.

Numerosi sono i temi attuali affrontati da Sorrentino a partire dall’uguaglianza tra i sessi, in questo caso tra le suore e i preti. Le suore chiedono rispetto, gli stessi diritti dei cardinali e di estendere anche a loro le stesse privazioni di cui esse godono da tempo. Decidono di ribellarsi scioperando e occupando la Cappella Sistina e ballando la lap-dance intorno a croci dalle luci al neon.
Ma non manca il terrorismo islamico che, identificando il nemico in Iblis, il cristiano, sferra un attacco alla Basilica di San Pietro a Roma dove viene anche intaccata la Pietà di Michelangelo. Scandali sessuali e pedofilia rivelano come un’istituzione apparentemente inoppugnabile sia invece anch’essa lo specchio della fragilità umana dinanzi ai piaceri della carne. In Vaticano la scelta da fare è sempre tra il ricatto e la benevolenza per minimizzare i danni e massimizzare i profitti.

“Bisogna fare distinzione tra ciò che è fisiologico e ciò che è patologico nella Chiesa”

La materialità del corpo

Un ruolo centrale infatti è assegnato al corpo. Inattivo come quello di Lenny in coma, oppure attivo come quello della suora infermiera che nella scena iniziale se ne prende cura finendo per eccitarsi e masturbarsi. C’è anche il corpo sensuale e seducente di Sofia e quello di Ester che lo sacrifica sessualmente per fare del bene. Oppure il corpo che soffre per i segni di una malattia o di una malformazione. Sorrentino sfrutta tutti questi corpi per abbattere le barriere tra l’umano e il divino che confluiscono all’interno di un solo corpo sacro e malefico allo stesso tempo.
Per questo motivo in questi tempi bui “la via media può e deve essere la via”.

Allo stesso modo anche la versatile ma compatta colonna sonora contribuisce a scandire e unire i battiti di quei corpi. Conferisce la giusta atmosfera spregiudicata e lirica a ritmo di musica elettronica e classica. Essa è composta da Peter Gregson, Bruno Bavota, Nico Muhly, Jon Hopkins, Nils Frahm, Recondite e A Winged Victory for the Sullen.

Paolo Sorrentino con The New Pope ci ha, quindi,regalato un prodotto unico per originalità che mette in risalto “la grande bellezza” delle domande a cui non sempre, per fortuna, riusciamo a dare una risposta.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Immagini: © Sky Atlantic
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