Ryan Murphy, il creatore di alcune delle serie tv più amate e discusse degli ultimi anni, – Glee, American Horror Story, Nip/Tuck, American Crime Story, Scream Queens, per citarne alcuni – ha avuto carta bianca dalla piattaforma streaming con un accordo da capogiro (300 milioni per un’esclusiva di cinque anni) e ha dato fiato alle trombe.

Tanti i temi trattati e mescolati con un tocco estetico dai toni pastello chic che risaltano e incontrano il benestare dei fans nella sua nuova serie di otto episodi, The Politician.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di spiegare quali i toni e gli argomenti che il vulcanico regista e sceneggiatore ha voluto inserire e che gli sono cari.

Ben Platt è Payton Hobart, uno studente liceale con aspirazioni presidenziali: il tipico sogno di ogni bambino americano è stato coltivato e curato nei minimi dettagli dal rampollo adottato da una ricca famiglia californiana – dallo studio delle biografie di ogni singolo presidente alla frequentazione dei più specifici corsi in modo da accedere ad Harvard – e lo troviamo alle prese con il primo step della sua carriera politica, le elezioni studentesche.

Con l’aiuto della fidanzata Alice (Julia Schlaefer) e dei suoi migliori amici James (Theo Germaine) e McAfee (Laura Dreyfuss) e con l’appoggio affettuoso della mamma (una Gwyneth Paltrow in splendida forma) si prepara dunque a una campagna elettorale degna di un candidato politico al Senato, dove non mancano sottili strategie, alleanze dell’ultimo minuto e sorprendenti colpi di scena.

“The Politician”, © Pagina Facebook Ufficiale Netflix

Murphy stuzzica in questo modo l’attenzione dell’americano medio, da sempre attratto e allo stesso tempo sospettoso dell’ambiente politico-elettorale e lo fa coinvolgendo (anche) la fascia d’età che rimane fuori dalle urne. La serie può essere definita in effetti una commedia teen/young adult – i protagonisti sono tutti liceali – con notevoli tocchi da musical (un richiamo al successo Glee non poteva mancare), in particolare le performances di Platt, ma che non si esaurisce in questi generi.

Già dal primo episodio si intuisce quali (e quanti) sono i temi che il regista, con l’aiuto dei fidati Brad Falchuk e Ian Brennan, vuole trattare: argomenti e situazioni delicati e imponenti, che gli adolescenti di tutto il mondo affrontano quotidianamente. Depressione, suicidio, malattia, solitudine, senso di esclusione, bisogno di appartenenza, identità sessuale e di genere si affiancano alla campagna elettorale che diventa pian piano pericolosa nel suo essere un’ossessione che non risparmia nessuno tra candidati e membri delle loro squadre.

Non manca, nella suddetta campagna, il necessario riferimento ad una politica (inesistente) contro il possesso d’armi: tanto di cappello all’intenzione del regista, che, nel micro-cosmo della serie, risolve la presenza di un negozio di armi nelle vicinanze della scuola con i bigliettoni del multi-milionario protagonista. Soluzione facilistica sicuramente, ma che non manca di sottigliezza: velata la critica di come denaro e armi siano indissolubilmente legati nella terra di George Washington.

Una scena della serie, © IMDb

Spiccano i personaggi di Jessica Lange e Zoey Deutsch che interpretano nonna Dusty e la malata (immaginaria) Infinity: il loro rapporto è il più singolare tra quelli della serie ed è improntato su gag sarcastiche e risvolte tragicomiche divertenti ma forse un po’ troppo esasperate. La dinamica tra le due è particolare e poteva essere sviluppata in maniera meno confusa. Al contrario il rapporto tra Payton e la madre adottiva è il più riuscito della serie: Georgina Hobart ammette e più e più volte che l’amore che nutre per il figlio adottivo è la forza della sua vita. I due mostrano e dimostrano la tenerezza e la potenza che li lega, il bene e la felicità che entrambi sperano per l’altro/a.

The Politician è un vortice che intrappola dal primo all’ultimo episodio: a tratti in modo spropositato ma che non consente di distogliere l’attenzione.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊 /10

Fonte immagini: © Pagina Facebook Ufficiale Netflix, IMDb
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