Lo scorso venerdì ha fatto il suo esordio in Italia su Sky Atlantic la nuova serie ideata e diretta dal regista Paolo Sorrentino, The Young Pope, ”Il Giovane Papa”.

Lo stesso titolo preannuncia un tematica caratterizzata da sottili sfumature controverse che fin dal teaser Sorrentino ha dimostrato di saper affrontare nel modo più adeguato possibile: la Chiesa, il Vaticano, la fede, la santità.

In un contesto in cui la parola chiave è – da sempre – dualismo, aspetti come l’opposizione, i valori e i vizi si intrecciano l’uno con l’altro, dimostrando la maniera nella quale il potere materiale e quello spirituale cercano invano di coesistere. In quella che è una realtà forzata, Sorrentino pone una figura neutrale.

Jude Law

Jude Law

Il nuovo papa (Jude Law), questo ”giovane papa” appena quarantasettenne, è infatti l’incarnazione di tutto ciò che il Vaticano rappresenta.

Allo stesso tempo, però, ne è l’esatto opposto: all’apparenza una pedina da manovrare – nient’altro che una façade di cui servirsi per i viaggi e per abbindolare i fedeli – il papa si dimostra scostante, formale, pragmatico in un modo che sembra sfidare anni e anni di esperienza nell’ambito dell’ipocrisia.

Stiamo parlando di un papa che sembrerebbe quasi cattivo nel suo essere indisponente, che sembrerebbe racchiudere tutti i peggiori difetti dei suoi predecessori.

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E non sorprende che il nome adottato da Lenny Belardo sia proprio Pio XIII. Nulla è lasciato al caso in The Young Pope: come dice Sorrentino:

«Un Papa che fin dal nome che sceglie per il Pontificato – Pio XIII – si richiama ai suoi predecessori più reazionari. Un uomo che assurge a un ruolo di sconvolgente responsabilità approcciandolo con apparente mancanza di buon senso e spiccato infantilismo. Un uomo che si richiama al passato e nega il futuro. Un Papa immaginario e inverosimile è poi diventato il personaggio di un film e – parlando con gli esperti – persino una concreta possibilità all’orizzonte. Dopo Bergoglio, il Papa del dialogo, nulla esclude che in futuro, anche per discontinuità con il predecessore, arrivi un Pontefice meno illuminato e progressista dell’attuale.»

Il telefilm, che in tutto conterà 10 episodi, sembra già preannunciarsi straordinario: che sia una critica, una riflessione, o chissà cos’altro, è ancora da scoprire.

Una cosa è però certa: con Lenny Belardo, non si può che rimanere sorpresi.

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