The Startup, tratto da una storia vera, sceneggiatura di Francesco Arlanch, regia di Alessandro D’Alatri e prodotto da Luca Barbareschi e dalla sua Eliseo Cinema. Sul grande schermo è raccontata la vita di Matteo Achilli (attualmente terzo under 30 più potente al mondo, Business Insider), giovane romano cresciuto a Corviale, che, poco prima di immatricolarsi al primo anno di Università alla Bocconi di Milano crea un social network: Egomnia. L’applicazione è in grado di calcolare il valore di ciascuno grazie a un algoritmo che mette a confronto i titoli ottenuti nella propria carriera accademica e professionale così che le aziende possano assumere lavoratori appellandosi alla pura meritocrazia.

Luca Di Giovanni

“I miei film riguardano i giovani da un po’ ormai perché c’è bisogno di farlo e perché sono affascinato da chi compie dei sacrifici. Questa storia secondo me è rappresentativa del fatto che c’è una possibilità di rinascita in questo Paese.“

(Alessandro D’Alatri)

Questo è uno dei pochi film italiani ad aver subito un vero e proprio percorso industriale, ovvero, un produttore che dopo essere venuto a conoscenza di una storia interessante ha cercato uno sceneggiatore e poi un regista per poterla raccontare. Il cast è composto da giovanissimi quasi sconosciuti ma più che qualificati: Andrea Arcangeli nel ruolo del protagonista, Paola Calliari che interpreta Emma la fidanzata di Achilli, Luca Di Giovanni nel ruolo dell’ingegnere e primo alleato di Egomnia, Matilde Gioli (unica faccia conosciuta) bocconiana doc. e Matteo Leoni nel ruolo di Valerio Maffeis, figlio dell’élite milanese. Gli attori stessi hanno riconosciuto di non aver partecipato alla solita produzione cinematografica italiana perché la storia non sembrava una vicenda propria del nostro paese, quello della Grande bellezza, dell’immobilismo, dove non si va al di là delle critiche, perché, tutto sommato, si sta bene così. Uno dei protagonisti ha gentilmente condiviso con noi qualche riflessione, sulle riprese e sul tema centrale del film:

“Mi sento un italiano che ha una mezza nazionalità perché ho avuto la fortuna di vivere, fino ai 18 anni, su due culture, nove mesi in Italia e tre in Colombia. Non so se sia stata la Colombia a farmi pensare cosi dell’Italia ma ogni volta che torno, trovo che noi italiani siamo dei bravissimi oratori, nella critica ma non si va mai al di là di quello. Non è mai costruttiva, è questo che blocca, nessuno rinuncia a un briciolo di se stesso per un bene superiore.”

(Matteo Leoni)

Andrea Arcangeli, Matilde Gioli e Matteo Vignati

Egomnia è nata da una sconfitta di un sognatore, la promettente carriera di Achilli come nuotatore agonistico si è spezzata proprio per via di una raccomandazione di un altro compagno, meno valido ma con la spinta giusta. D’Alatri decide di raccontare l’inizio della vicenda, ovvero, la necessità di meritocrazia attraverso la creazione di un social network. Fin dal principio, la storia è drammaturgicamente perfetta: i conflitti interiori ed esteriori al protagonista funzionano, la vicenda sembra essere scritta apposta per un film, ma non si tratta, di fatto, di qualcosa di realmente accaduto in Italia. Apparentemente può sembrare un’americanata ma rispecchia la realtà: è questo il tratto sorprendente di questa storia.

“Achilli ha criticato si il sistema italiano ma ha cercato di risolverlo e in qualche modo, agendo, ha fatto qualcosa. Che abbia avuto successo o meno non è importante, appunto c’è un sistema.”

(Matteo Leoni)

Paola Calliari e Andrea Arcangeli

Ogni scena, ogni inquadratura, ogni battuta rivela il tema da angolazioni e personaggi diversi. Portatrice dei valori, come l’amicizia e l’amore, è il personaggio di Emma, attraverso il quale viene smontato l’ego del protagonista. Achilli, nel corso dello sviluppo di Egomnia mal interpreta il concetto di fatica, che non va solamente vissuta come veicolo per ottenere ciò che si vuole ma in particolare come un percorso, affiancato da perseveranza e pazienza, in grado di ampliare le capacità della persona. Verso le scene finali, ogni personaggio sembra arrendersi alla forza dell’atto di sacrificio inizialmente fatto dal protagonista, presente e consapevole in Emma fin dal principio, rivelandosi anche a chi sembrava opporvisi irrimediabilmente.

“Il personaggio di Valerio Maffeis poteva benissimo non essere un giovane perché è il frutto dell’élite italiana infatti come figura antagonista è stata sostituita dal politico alla fine del film. Maffeis è l’immobilismo del benessere apparente che si tramanda di generazioni fattosi uomo che alla fine è stato contagiato da Matteo Achilli perché è giovane. Saranno quindi i giovani a prendere spunto da questa storia.”

(Matteo Leoni)

 

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