Nicolas Winding Refn. Un nome, un amore e odio. Il regista danese si è fatto conoscere grazie alla trilogia di Pusher, ha intrigato con Bronson e Valhalla Rising (ormai un cult) e si è affermato con Drive. Una filmografia accattivante, fatta di alti e bassi ma determinata da uno stile ben preciso e riconoscibile. Quasi come un marchio di fabbrica registrato, le opere di Refn sono contraddistinte da elementi che portano ad odiarlo o acclamarlo come genio. Antieroi, dilatazione, nichilismo, violenza e fotografia al neon. Sarebbe riduttivo riassumere e categorizzare un autore attraverso questi termini, ma sono utili per delinearne i contorni.

Si, il regista è anche questo, ma non solo. È uno che non “scende a compromessi con la mediocrità” (come ha affermato Miles Teller) e ricerca la perfezione estetica in ogni inquadratura. Proprio Teller riprende la figura dell’antieroe refniano incarnata da Mads Mikkelsen prima e Ryan Gosling dopo.

Miles teller e Lance Gross nei panni di Martin e Johnson (© Amazon Studios)

Ma veniamo a Too Old To Die Young, presentata a Cannes e uscita in streaming su Amazon Prime Video. Composta da dieci episodi, la serie viene definita (da Refn stesso) un film di 13 ore. Ma da molti punti di vista non è neanche un film, è un’opera di sperimentazione che non rientra in nessuna delle due categorie. Ogni episodio è strutturato come un film, condividendone soprattutto la durata. Piccoli film che ne compongono uno più grande, un film d’insieme che si discosta dalla struttura antologica di prodotti come Black Mirror o il recente La ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen. TOTDY rientra appieno nel recente filone di sperimentazione che ha toccato serie autoriali come Legion di Noah Hawley, il Westworld di Jonathan Nolan e Lisa Joy e infine Black Mirror: Bandersnatch.

In ognuno di questi prodotti spicca la volontà di sovvertire l’antica linearità del racconto. È ormai assodato come il mezzo televisivo, e in particolar modo le piattaforme streaming, abbiano declassato quello cinematografico, superandolo, anche più volte, sull’utilizzo di temi attuali. L’indagine visuale non è più ad appannaggio del cinema e Refn sembra averlo compreso e si mette alla prova con un prodotto unico nel suo genere, ma, sotto molti aspetti, imperfetto; come lo sono d’altronde gli esperimenti.

Jenna Malone nei panni di Diana (© Amazon Studios)

La trama vede protagonista il giovane Martin (Miles Teller), un poliziotto che, alla morte del partner, si inoltra nel mondo sotterraneo di Los Angeles. Un universo fatto di vigilantes, poliziotti corrotti, pedofili, uomini della Yakuza, cartelli messicani, pornografi e nazisti. Un grande assemblaggio di figure pulp, noir e thriller. Un romanzo di Joe R. Lansdale ma senza umorismo e dinamismo. Perché, al di là delle perfette e suggestive inquadrature, Refn opta per una dilatazione snervante che non consente di vedere TOTDY come una serie classica. Certo è, che una scorpacciata della serie in Binge Watching non è possibile, se non presi da un insensato masochismo.

È qui che l’esperimento trova un muro di gomma su cui rimbalza e riportandolo all’origine: a una visione cadenzata da grosse pause. La visione richiede un grande dispendio di energie e concentrazione del quale gran parte del pubblico non è disposto ad investire. Ci si è forse dimenticati il destinatario del prodotto? In parte sì.

L’inferno dantesco e misogino in cui si addentrano i protagonisti viene pompato di figure sovrannaturali. Non a caso ogni capitolo è stato intitolato con gli arcani maggiori dei tarocchi. La sacerdotessa della morte, Yaritza (Cristina Rodlo) è la prominente figura del racconto, come lo è l’incarnazione della vendetta, Diana (Jenna Malone). Due facce della stessa medaglia, della violenza con cui poter “aprire la pancia del lupo” e trovare salvezza.

Cristina Rodlo in azione nei panni di Yaritza (© Amazon Studios)

Loro sono le vincitrici che si ergono sopra una montagna di cadaveri colpevoli. Quest’ultimi hanno ripagato con il sangue i propri crimini. Too Old To Die Young è appunto una violenta metafora, una carneficina di corpi composti ed erotici. Non mancano neanche lampanti riferimenti alla filmografia del regista: il guercio di Valhalla Rising, la giacca di Gosling in Drive simile a quella di Yaritza e le mani mozzate di Solo Dio perdona.

Il regista ha plasmato il mezzo seriale al suo gusto estetico come se fosse plastilina, lo fa suo in modo del tutto innovativo, rimarcando quello stile punk e pop-glam che ha contraddistinto la sua filmografia. Marchia la serialità con il proprio nome. Un nome da cui trasudano presunzione, narcisismo e auto-celebrazione, ma anche un talento innato in continua evoluzione. È un autore complesso da tenere sempre d’occhio e ammirare anche quando cade, come successo con Solo Dio perdona The Neon Demon. Con Too Old To Die Young Refn ha fatto un rischioso salto in avanti, e nell’incompiutezza della sua opera ha gettato una sfida di cui si attende risposta.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Immagini di copertina: © Amazon Studios
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