C’era grande attesa per la nuova stagione di True Detective, derivata in parte dalla fama della prima stagione e dalla delusione per la seconda, che chiamava a gran voce un riscatto da parte degli autori. Le premesse c’erano tutte, un ritorno alle origini delle serie e un cast ridotto ma d’alto livello. La scelta di far interpretare a Mahershala Ali il nuovo protagonista ha incuriosito gran parte dei fan della serie, che hanno atteso con trepidazione la sua prova. La loro attesa non è stata delusa, e l’attore è stato magistrale come sempre. Ciò che invece ha abbattuto le aspettative è stata la costruzione della storia e la sua messa in scena fino a che non ci si accorge di una narrazione stanca ed estenuante subito dopo i primi promettenti episodi.

Mahershala Ali e Stephen Dorff nei panni dei detective Wayne Hays e Roland West

L’aver intrecciato diversi piani temporali (1980, 1990 e 2015) si è rivelato essere un’arma a doppio taglio, infatti gli autori sembrano non esser stati in grado di gestire e dare giusto spazio alle varie storyline. Così facendo, ci si rende conto che alcune scelte narrative altro non sono che dei “tappabuchi”. Tuttavia, non è tutto da buttare, infatti l’aver focalizzato la narrazione sulla recitazione dei protagonisti è stato un punto a favore della stagione.

La trama è incentrata su un caso del 1980 che ha visto la sparizione di due bambini, fratello e sorella, nella provincia dell’Arkansas. I due detective della polizia di Stato Wayne Hays (Mahershala Ali) e Roland West (Stephen Dorff) indagheranno su questo articolato caso che li coinvolgerà per ben venticinque anni. La storia di Hays, narratore della stagione, si intreccerà con quella della professoressa Amelia Reardon (Carmen Ejogo) con cui intratterrà una relazione amorosa.

Per quanto l’ottima interpretazione del cast e la chimica tra gli attori sia encomiabile, lo è meno la caratterizzazione dei personaggi. Unico fulcro d’attenzione è la demenza senile che colpisce Hays nel 2015 e il suo passato da veterano. Il detective West si rivela uno dei personaggi più sacrificati a favore invece della relazione tra Wayne e Amelia. Da apprezzare invece la scelta di non calcare troppo la mano sul piano raziale, che comunque permea la storia.

Mahershala Ali e Carmen Ejogo nei panni di Wayne Hays e Amelia Reardon

Siamo ben distanti dalla violenta eleganza della prima stagione con Matthew McConaughey e Woody Harrelson. La filosofia, l’introspezione, l’azione e soprattutto il pathos che ha caratterizzato l’esordio della serie vengono qui a mancare; manca l’anima a questa terza stagione. La regia, che ci aveva regalato un fenomenale piano sequenza di sei minuti, sembra qui perdersi in funzione di una narrazione lineare. Nick Pizzolato tenta di ripercorrere i suoi passi, cerca il suo vecchio smalto ma quello che ottiene è una copia sbiadita di un capolavoro. Ciò che resta di questa stagione, comunque un buon prodotto se paragonato ad altre produzioni, è la performance di Mahershala Ali, fresco inoltre di un Oscar come Miglior attore non protagonista per Green Book.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10