di Axel Caponio

Al confine tra natura e cultura, tra istinto e ragione, si fa spazio una domanda antica quanto antico è il mondo. È possibile per un essere umano amare più persone contemporaneamente? Doverne amare una sola è un limite imposto dalle convenzioni sociali, dal “giusto” e “sbagliato” che fanno a pugni con la nostra più autentica natura, oppure no?

Per individuare questo fenomeno è stato coniato un neologismo: poliamore. Posizione filosofica, questa, che ammette la possibilità che una persona abbia più relazioni intime contemporaneamente e nel pieno consenso di tutti i partner coinvolti. Siano esse di natura sentimentale o sessuale. In evidente opposizione al postulato della monogamia sociale come norma necessaria.

Il cinema, in quanto preziosa forma di arte ed elevato mezzo di comunicazione, ha spesso trattato il tema offrendo spunti di riflessione dal valore inestimabile.

Vicky-Cristina-Barcelona © Film4Life

Rebecca Hall e Scarlett Johansson in una scena del film. © Film4Life

Ne è un esempio Vicky Cristina Barcelona, film di Woody Allen del 2008. In esso si intrecciano magistralmente le vicende amorose e sentimentali dell’inquieto pittore spagnolo Juan Antonio, della sua ex moglie e artista Maria Elena, e di Vicky (Rebecca Hall) e Cristina (Scarlett Johansson). Queste ultime sono due giovani turiste americane in vacanza a Barcellona.

E’ un groviglio di emozioni e sentimenti, a volte in assoluta armonia, spesso in conflitto, che scandagliano intimamente la natura dell’animo umano, il significato della parola amore nel suo spettro più completo e nella sua condivisione più ampia.

Un ginepraio in cui districarsi. Una fitta rete, di relazioni amorose che ammette le sfumature più estreme. Una tavolozza che ha in sé i colori della gelosia, della passione, della comprensione, del conforto e del rispetto. Ma che sa dipingere, altresì, momenti di odio, rabbia o di assoluta sensualità e ed estatica sessualità.

Una sera d’estate. Una mostra d’arte. Due ragazze americane in cerca di risposte e un pittore seduttivo e spregiudicato che vive l’amore senza condizionamenti sociali. Sono gli ingredienti principali dell’incipit di Vicky Cristina Barcelona. Una commedia amara, al limite del dramma, impreziosita da una narrazione a volte agrodolce e malinconica, a volte più impetuosa.

Vicky-Cristina-Barcelona - © Wikipedia

Penelope Cruz e Javier Bardem sono Maria Elena e Juan Antonio. © Wikipedia

Cristina e Vicky sono molto diverse tra loro. Passionale, impulsiva e sperimentatrice la prima, razionale e fedele ai suoi sani principi di donna a un passo dalle nozze la seconda. L’invito di Juan Antonio (Javier Bardem) è di trascorrere insieme a Oviedo un weekend sospeso tra vino, cultura e sesso “libero”. Sarà questo il fattore scatenante e l’occasione per mettere in discussione tutto ciò che le due donne hanno sperimentato fino a quel momento sull’amore. L’inserimento successivo, in questo impianto narrativo, della figura di Maria Elena (Penelope Cruz), gelosa e squilibrata ex moglie di Juan Antonio complicherà le vicende, fino a renderle torbide e sature di complessità.

È complicato, spesso insondabile, mai completamente intellegibile il sentimento dell’amore. Soprattutto quando, come in questo caso, lo si vive nella sua accezione poliamorosa, che lo sottrae ancor di più a criteri o principi di causa ed effetto. È un amore libero ma indeciso, irrequieto. È un amore che sfugge, soprattutto, ad una certa concezione di fedeltà mettendo spesso a dura prova chi lo vive.

Il dubbio, il bisogno di appartenenza, il senso del possesso esclusivo di una persona, perennemente in conflitto con il libero fluire di emozioni e sentimenti. La ricerca di sé, dei propri bisogni più intimi. L’esplorazione della dimensione sessuale ed erotica lontano dai giudizi della norma sociale. Questi temi appaiono oggi ineludibili in una società civile in cui sono inseriti esseri umani che tendono all’autorealizzazione, alla piena consapevolezza dei propri bisogni, impulsi, desideri.

Vicky Cristina Barcelona

Penelope Cruz e Scarlett Johansson in una scena del film

A ben vedere, una analisi sul poliamore ci spinge a chiederci prima di tutto: cos’è l’amore?

Allora, se ce ne fosse ancora bisogno, Vicky Cristina Barcelona ci insegna che l’amore sfugge ad ogni etichetta. Che è più potente di ogni regola o norma sociale che tenda ad imbavagliare in una esaustiva definizione il suo significato. Complesso e contraddittorio, come complessa e contraddittoria è la natura umana.

Forse l’amore, in quanto nostra costruzione mentale, non esiste.

Vicky Cristina Barcelona diventa allora un invito a rompere gli schemi. A riflettere su come le nostre pulsioni più libere e profonde spesso entrino in conflitto con il senso del dovere e le regole imposte dalla società.

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