Venezia 76 si è aperta nel segno della polemica con un acceso contrasto di idee tra la Presidente di giuria, la regista argentina Lucrecia Martel e il direttore artistico della mostra Alberto Barbera. La Martel, da anni impegnata nella difesa dei diritti delle donne, reclama la quasi totale assenza di “quote rosa” tra le opere selezionate e assume una posizione netta contro Roman Polanski, (in concorso con il film J’accuse), il quale, come è tristemente noto, anni fa ha stuprato una minorenne dopo averle somministrato sostanze stupefacenti: “Non riesco a separare l’uomo dall’artista” – dichiara la regista in conferenza stampa, suscitando reazioni contrastanti tra i giurati e la stampa.

A ben vedere, però, questa edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia pullula di presenze femminili importanti. Il primo film in concorso, La Vérité di Kore-eda Hirizaku, vede protagoniste due attrici di prim’ordine: Catherine Deneuve e Juliette Binoche che ci trasportano in un microcosmo familiare in cui si confrontano una madre e una figlia. Emerge un rapporto fatto d’amore ma anche di verità taciute o manipolate negli anni. La Deneuve, attrice francese iconica, interpreta una diva del cinema, ossessionata dal suo lavoro. Il film, configurandosi anche come una sorta di celebrazione dell’attrice stessa, genera un effetto commistione tra personaggio e persona perché inevitabilmente si sovrappone la storia e il carattere del personaggio con la vita e la personalità di un’attrice dalla carriera folgorante.

Scarlett Johansson © Luigi de Pompeis

Il secondo giorno, oltre alla presenza di Brad Pitt che ha decisamente sconvolto le acque della laguna veneziana, troviamo un’altra attrice, musa di Woody Allen e femme fatale contemporanea: Scarlett Johansson. L’attrice, in coppia con Adam Driver, ha presentato il suo film in concorso, Marriage Story, diretto da Noah Baumbach. Un matrimonio in frantumi, un amore finito che non cancella intimità e ricordi, un dramedy che richiama alla memoria capolavori come Revolutionary Road e Kramer contro Kramer. Nel cast, in un ruolo secondario ma di grande impatto, la strepitosa Laura Dern.
Un’altra fulgida stella sbarca al Lido, si tratta di Kristen Stewart con il film Seberg di Benedict Andrews, in cui interpreta un’attrice della Nouvelle Vague, perseguitata dall’FBI.
Il quarto giorno festivaliero, giorno dell’entrata in scena del nuovo, e forse migliore, Joker mai visto, interpretato da Joaquin Phoenix, il cileno Pablo Larraín presenta il suo film, Ema, incentrato su una figura femminile borderline e sex-addicted, ballerina di reggaeton, sposata col coreografo Gael García Bernal.

Kristen Stewart all’anteprima di “Seberg” di Benedict Andrews © Getty Images Europe

Fuori concorso spicca la regista italiana Francesca Archibugi con Vivere che vede protagonisti Adriano Giannini e Micaela Ramazzotti.
Il 1º settembre, Venezia accoglie con entusiasmo la “regina” del cinema alias Meryl Streep, protagonista dell’intricata storia targata Netflix, The Laundromat, diretta da Steven Soderbergh. Una trama di “affari sporchi” dai toni comici e surreali, in cui la divina Meryl non mancherà di sorprenderci come sempre. Nella pellicola la Streep è affiancata da Gary Oldman, Antonio Banderas e Sharon Stone.

Meryl Streep al photocall di “Le Laundromat” © Pascal Le Segretain/Getty Images

Lo stesso giorno, sugli schermi di Venezia, appare un volto molto amato del cinema mondiale: Penelope Cruz, protagonista accanto a Gael García Bernal del film Wasp Network di Oliver Assayas, ispirato alle vicende della Red Avispa, ovvero la rete di spionaggio del governo cubano per intercettare le organizzazioni contro Fidel Castro. Musa di Almodóvar, omaggiato quest’anno al Lido col Leone d’oro alla Carriera, la Cruz è in concorso con un’opera che non ha entusiasmato.

Il 2 settembre atterra a Venezia Julie Andrews, forse volando con un ombrellino in mano come il suo personaggio più iconico, Mary Poppins. La magnifica Andrews ritira il suo meritato Leone d’oro alla Carriera, acclamata dal pubblico. Lo stesso giorno arriva una giovane star, figlia d’arte,  Lily-Rose Depp, la quale nel film, prodotto da Netflix, The King di David Michod, veste i panni di Caterina de Valois e affianca il divo d’oltralpe Timothée Chalamet alias Enrico V. Chissà se Lily-Rose attenderà l’arrivo del padre, Johnny Depp, il 6 settembre in concorso con Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra, per sfilare con lui sul red carpet.

Julie Andrews bacia il suo Leone d’oro alla Carriera © Andrea Avezzù

Il 4 settembre la regista australiana Shannon Murphy fa piangere Venezia con il suo Babyteeth, una commedia dai toni agrodolci in cui una ragazza malata terminale, si innamora di un piccolo spacciatore.
Il 4 settembre l’influencer Chiara Ferragni aggiunge un po’ di glamour e disimpegno alla mostra con il film Chiara Ferragni Unposted, storia della la sua ascesa mediatica, diretto da Elisa Amoruso.
Un bel tris di film per Valeria Golino che a Venezia 76 è presente con ben tre ruoli. In 5 è il numero perfetto, per Igort è la pupa del boss; in Adults in the room di Costa-Gravas è Danae Stratou, moglie dell’economista greco Varoufakis; in Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores è la madre del giovane protagonista.

Se da un lato, come ha ben sottolineato la Martel, le “quote rosa” scarseggiano a livello autoriale in questa come in altre edizioni della kermesse, è anche vero che le presenze femminili in questa Mostra d’Arte Cinematografica non sono di certo mancate ma, anzi, hanno fatto la differenza. Senza contare che Babyteeth, uno dei due film in concorso diretto da una donna, è tra i favoriti e potrebbe, a sorpresa, accaparrarsi il Leone d’oro.

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