Lo abbiamo scoperto in Che Dio ci aiuti a fianco di Elena Sofia Ricci e Valeria Fabrizi, quando ha preso il posto di Lino Guanciale come avvocato. Lo abbiamo amato come new entry in Non dirlo al mio capo 2 con Vanessa Incontrada e, di nuovo, Lino Guanciale. Gianmarco Saurino è il volto nuovo della fiction italiana, una ventata d’aria fresca nel panorama seriale di mamma Rai.

Gianmarco Saurino

Gianmarco Saurino è Nico in “Che dio ci aiuti”

Siamo in attesa di vederlo di nuovo in prima serata su Rai 1 con il medical drama Doc – nelle tue mani accanto a Luca Argentero, Matilde Gioli, Pierpaolo Spollon e tanti altri. Intanto però noi abbiamo fatto una chiacchierata con Gianmarco Saurino che ci ha raccontato qualcosa di sé, dei suoi progetti e del suo impegno umanitario.

Dopo Che Dio ci aiuti e Non dirlo al mio capo 2, sei uno dei volti di punta della fiction italiana. Per te che hai fatto la gavetta in teatro, com’è stato approcciarsi al mondo televisivo?

Nell’immediato molto destabilizzante. Il set è veramente un ecosistema particolare nel quale entrare in punta di piedi cercando di non urtare nessuno. Ma una volta capite certe dinamiche riesci a trovare il tuo posto. Forse l’approccio più difficile è stato quello con la notorietà: il fatto di essere riconosciuto, per una persona riservata come me, è stato difficile da gestire. Ma quando capisci che questo è un aspetto del tuo mestiere, che se la gente ti riconosce vuol dire che ti riconosce per il mestiere che ami, e che alla fine dei conti è il mestiere più bello del mondo, non puoi che essere grato.

Il cast di “Doc – nelle tue mani”

Tra poco ti vedremo di nuovo in prima serata su Rai 1 con Doc – Nelle tue mani, accanto a Luca Argentero. Raccontaci qualcosa di questa esperienza.

Credo di parlare a nome di tutto il cast, ci siamo divertiti molto! E’ partito tutto con qualche settimana di stage all’interno del Policlinico Gemelli di Roma, dove ci siamo confrontati con medici professionisti e li abbiamo seguiti per tutto il giorno attraverso i reparti e le visite e le operazioni, cercando di rubare il più possibile: io stesso mi sono ispirato ad un medico del reparto di medicina interna.

E poi un bellissimo cast, composto per lo più da colleghi molto giovani e che in parte già conoscevo, per studi simili o per altri lavori. L’idea di mettersi nei panni di un medico è stato emozionante, a maggior ragione dopo questo periodo di crisi nei quali medici e infermieri sono in prima linea nella difesa del paese.

Sei molto attivo sui social, in particolar modo Instagram. Pensi che siano un buon veicolo per trasmettere messaggi importanti, o solo una piattaforma di svago?

Mi considero molto più un animale sociale che social: nel senso che considero i rapporti umani molto più importanti delle condivisioni online. Ho fatto pace con i social: in un primo periodo, soprattutto dopo l’arrivo di una carica di attenzione così importante, mi ci sono distaccato perché volevo mantenere la mia vita privata completamente distante dalla condivisione con gli altri. Poi ho capito che questo può avvenire e non deve passare per forza dai social, come in molti ci vogliono far credere, quindi sono diventati veicolo per messaggi che ritengo importanti o per lavoro. Ed è così che li gestisco con serenità.

Gianmarco Saurino

Mi riferisco alla tua sensibilità per i temi sociali che riguardano il nostro paese e il mondo intero. Vuoi parlarci della tua vicinanza ad Amnesty International e a Mediterranea Saving Humans?

Sono cresciuto con l’idea che l’obbligo di questo mestiere sia quello di essere degli operatori culturali. Operiamo nel campo della cultura e non in quello dello spettacolo ed il nostro dovere è quello di promuoverla, a prescindere dal mezzo col quale ci esprimiamo. Parimenti a questo, credo che la definizione “artista” nasca solo e soltanto nel momento in cui l’aspetto culturale si mescola alla militanza politica: e badate bene, per politica intendo l’accezione migliore del termine, non parlo di bandiere e tifoserie, di rossi, gialli, blu o neri, parlo di politica intesa come socialità, come aspetto fondamentale della vita dell’uomo. La politica esiste da sempre. E  per questo credo che sostenere Amnesty International, che per esempio tanto mi è stata vicina nella promozione di un mio monologo col quale per anni ho girato carceri e teatri di tutta Italia, tratto da Victor Hugo, “Ultimo giorno di un condannato a morte”, sia fondamentale. Mediterranea è un argomento caldo sul quale ovviamente schierarsi e prendere posizione per molti è scomodo. Faccio un mestiere che si fonda sulla capacità di mettersi nei panni degli altri e per questo credo che il teatro possa essere materia fondante delle scuole primarie. Se fossimo capaci di metterci nei panni degli altri, capaci di ascoltare un telegiornale senza farcelo per forza andar bene, riusciremmo ad immaginare cosa vuol dire stare su un barcone in mezzo al mare, in mezzo al mare dove facciamo il bagno tutte le estati, dopo mesi di viaggio e prigionia in condizioni terrificanti. Da lì capiremmo che #savinghumans è un dovere di tutti.

Anche L’uomo più crudele del mondo, lo spettacolo teatrale che ti vede come protagonista e che sarà al Teatro Vascello di Roma a maggio, si tocca il tema della crudeltà umana. Come vivi questi argomenti?

Penso di essere fortunato a fare questo mestiere anche e soprattutto perché è un modo meraviglioso di entrare in contatto con delle parti di me che fortunatamente o meno vedo più raramente. Ognuno di noi è stato crudele, ognuno di noi lo è e lo sarà in un modo o in un altro.

Questo per dire che ogni storia, se scritta e raccontata bene, è universale e può riguardare e smuovere le corde emozionali di tutti.

Paul Veres, che il capo dell’azienda bellica più importante del mondo, è agli occhi di tutti un uomo crudele: vende armi senza farsi scrupoli, sostiene governi totalitari, non si preoccupa dei bollettini di guerra, ma ha la sua storia, che parla di amore e di vendetta.

Teatro, fiction e… musica! Sei infatti protagonista del videoclip di Giancane Non dormo più. Manca solo il grande schermo. A quando il tuo esordio al cinema?

A brevissimo! Ho concluso da poco le riprese dell’opera prima di Matteo Pilati e Alessandro Guida prodotto da MP film e che uscirà quest’estate: sono contemporaneamente sul set di una serie internazionale e della nuova stagione di Che Dio ci aiuti, ma non posso dire altro! Mentre quest’estate sarò nel cast di un film straniero, che non vedo l’ora di girare, perché ho appena finito di leggere lo script ed è una bomba!

Doc-nelle tue mani, in onda dal 26 marzo su Ra1 in prima serata, sembra essere un medical drama alla “Grey’s Anatomy”. In attesa di vederti sul piccolo schermo, puoi dirci qualcosa sul personaggio che interpreterai?

Lorenzo Lazzarini, LL. Raramente sono stato messo così tanto in difficoltà nell’interpretare un ruolo televisivo e raramente mi sono divertito così tanto. Lorenzo è un medico chirurgo, che dietro il sorriso e la battuta facile cela un mondo di pezzi rotti e sparsi difficilmente incollabili. Ma ci prova e si ostina a cercare un modo di quietare quell’angoscia, un modo di trovare equilibrio tra armonia e caos. Ci sarà da divertirsi, non vedo l’ora lo vediate.

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