L’occasione è stata la presentazione del FAKETORY FESTIVAL: Art of Trolling, prima edizione di un raduno del tutto particolare, dedicato alla falsa informazione elevata ad arte.

Il festival è stato organizzato dall’hoaxer seriale – ovvero creatore di “bufale” –  Ermes Maiolica, e ha annoverato tra gli ospiti Vittorio Lattanzi (Lercio.it), Ciro Ascione (Pioniere del trolling) Ermes Maiolica (fake news), Andrea Natella (Guerrilla marketing), Marco Lavagetto (Complotto di Tirana) e, appunto, la famosa Martina Dell’Ombra (o meglio la sua interprete, la splendida Federica Cacciola).
Ad ospitare questa kermesse della disinformazione l’ameno comune di Narni, in Umbria.

Il lancio pubblicitario? Una fake news, diventata presto virale, per cui la rocca Albornoz, che svetta sul paese, avrebbe cercato un custode per la modica cifra di 318.000,00 € annui.

Fonte: letteradonna.it

Martina Dell’Ombra quest’anno festeggia il suo quinto anno di vita, giusto? Ti senti di fare un bilancio di questa relazione?

Tantissimi anni! È un momento molto buono, soprattutto per quello che riguarda Martina. È sicuramente un progetto che è andato molto bene che mi ha permesso di fare quello  che volevo fare. Personalmente non posso che esserle grata!  Non mi sono stufata, anche perché non faccio solo quello, faccio anche tanto altro: scrivo, interpreto altri personaggi, recito… Martina è una parte del mio lavoro, che nei primi anni ha richiesto tanto lavoro e una dedizione quasi totale, ma poi mi sono aperta a fare anche altro, come facevo prima.

Il festival della Fake News: celebrazione del fenomeno o tentativo di disinnescarlo?

Io sono qui nello spirito di disinnescarlo, credo nelle fake news nel momento in cui sono esclusivamente satira, quando c’è un momento comico che supera la realtà e permette alle persone di rendersi conto di determinate situazioni… quando invece vanno a fomentare credenze di tipo negativo, dissociative, che aumentano l’acredine tra le persone, quello lo ritengo pericoloso perché ingenera false credenze nelle persone. È dannoso anche per la satira. 

Le fake news hanno fatto anche cose buone?

Lo fanno nel momento in cui generano un superamento, nel momento in cui le persone seguono tutto il loro percorso. Così come è per ogni processo artistico. C’è un percorso di curiosità, un grande picco e poi lo svelamento, guidi la persona in un percorso di scoperta o di dissacrazione. In quel caso fa qualcosa di molto buono, così come la satira. Ma solo in questo caso.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Sta nascendo un progetto teatrale, che ti vedrà dividere il palco con Ermes Maiolica e Vittorio Lattanzi di Lercio.it [The Original Fake Show, prima il 29 Marzo al teatro Ai Colli di Padova]. Cosa puoi dirci di questo?

Non ho idea di cosa sia, lo posso dire? [Ride]
È un esperimento teatrale, che prova a chiarire. Nei momenti di grande confusione c’è sempre grande bisogno di parlare. In questo show-spettacolo ci sarà intrattenimento, momenti talk, soprattutto si parlerà. È parlando che si educano le persone.

Il tuo lavoro tende a mettere in moto la “macchina dell’indignazione” tra gli utenti dei social network. Come vedi questa reazione, ha un che di terapeutico per queste persone o crea solo altro veleno?

L’indignazione in sé è un fantastico sentimento, molto utile all’essere umano. Da lì nasce la possibilità di attivarsi per cambiare il mondo. Anche la satira in un certo senso nasce da lì, è una reazione alle cose che non vanno. Ma chi fa satira è indignato in maniera produttiva, chi si indigna sul web vomitando odio non genera niente di positivo, genera solo entropia, un meccanismo che si nutre di se stesso e non va da nessuna parte. Quello che succede con le rivoluzioni, la rivoluzione in sè è una cosa positiva, come il meccanismo di rivoluzione cellulare nel nostro corpo ogni giorno. Ma appunto, deve esserci una rigenerazione positiva al termine della rivoluzione. 

Kissini a tutti!