La Vespa, simbolo del design italiano e della rinascita di un paese nel dopoguerra. Lo scooter più famoso al mondo ha caratterizzato un’epoca e continua a suscitare oggi lo stesso fascino di allora. È una pietra miliare senza tempo e luogo, la si vede per le strade, nei garage dei collezionisti ed esposta al MoMa di New York. Insomma, un patrimonio italiano al pari della ricetta della pizza.

Suso (Beatrice Grannò) e Peter Panetta (Moisé Curia) in una scena. (©Ufficio Stampa Rai)

Ma la sua fortuna si deve al cinema, a quel Vacanze Romane di William Wyler e all’iconica scena con Audrey Hepburn e Gregory Peck in giro per la città. Un matrimonio, quello con il cinema, rimasto intatto negli anni e che l’ha vista in tutta la sua bellezza in film come I soliti ignoti, La dolce vita, American Graffiti, Scarface, Caro diario e recentemente in Deadpool

Il successo imprenditoriale di Enrico Piaggio e della sua Vespa è una storia alla Ron Howard, regista che ha portato in sala figure geniali e molto spesso reali. Ma no, la Vespa è tutta italiana e la nuova fiction della Rai tende a sottolinearlo con un sottotitolo che ci dice già tutto. È Un sogno italiano quello di Enrico Piaggio, un imprenditore che non si è fatto scoraggiare dalla crisi del dopoguerra, dalle sfide del suo tempo e dalla concorrenza della Lambretta.

Alessio Boni veste i panni dell’intraprendente Piaggio negli anni del lancio della Vespa. Lo vediamo combattere con le banche e le caste imprenditoriali del nord Italia, innamorarsi della sua futura moglie (Enrica Pintore) e portare avanti il proprio progetto, il proprio sogno. Tra i protagonisti della storia vediamo Cosimo Rocchi-Battaglia, impersonato da Francesco Pannofino, l’ingegnere della Vespa Corradino D’Ascanio (Roberto Ciuffoli) e una vecchia fiamma di Enrico Piaggio interpretata da Violante Placido.

Alessio Boni nei panni di Enrico Piaggio. (©Ufficio Stampa Rai)

Abbiamo tutto: la love story, il conflitto, la politica, il drama, la guerra e l’eroismo. Ma, al di là degli ottimi ascolti, Enrico Piaggio. Un sogno italiano è un format, stile e narrazione sono presi e piè pari dallo standard della fiction. In esso alberga l’antico dualismo del bene contro il male, nessuna sfumatura e nessuna ambiguità nutrono questo prodotto. Il protagonista è l’incarnazione del giusto, è un playboy, un gentleman, un femminista, un eroe, un genio e anche un brav’uomo; tutto, troppo. La fiction vive nella fiaba, alimenta il melodramma dimenticandosi del cuore della storia: lo scooter. Quest’ultimo è sempre presente, ma mai protagonista e le emozioni più semplici sono quelle a cui su punta maggiormente.

Questa nuova fiction si inserisce anche in una programmazione più ampia sul made in Italy e che vedrà il ritorno sul piccolo schermo di Adriano Olivetti – La forza di un sogno con Nicola Zingaretti. È bene ricordare, elogiare e preservare i propri meriti, ma bisognerebbe rimanere ancorati al presente e al nuovo, raccontando l’Italia di adesso, e attingendo a quegli stilemi cinematografici e televisivi del nostro tempo. Infatti, nessun guizzo registico, tecnico o musicale accompagna il racconto, che rimane lineare e senza tensione fino alla fine.

Violante Placido nei panni di Livia Rivelli. (©Ufficio Stampa Rai)

Insomma, siamo ben distanti da quel piccolo gioiellino che è stato La mossa del cavallo – C’era una volta Vigata, trasposizione dell’omonimo romanzo di Andrea Camilleri diretto Gianluca Maria Tavarelli con protagonista Michele Riondino. E allora la Vespa, icona dell’immaginario collettivo viene decolorata e privata del suo fascino, sbiadita come è in una storia tutta amore, ma non per lei.

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