Il 6 maggio 1999 un commissario di polizia scontroso, passionale ma dalla morale di ferro, entrava per la prima volta nelle case degli italiani per non uscirne più. E con lui una Sicilia vera, reale, che vive in simbiosi con i personaggi che contiene e che, grazie alla semplicità della sua rappresentazione, è riuscita a conquistare il pubblico di tutto il mondo esportando gli usi e costumi di una terra che esalta il “bene di vivere” all’italiana.

Fonte: ufficiostampa.rai.it

Il commissario Montalbano già dal suo primo episodio – Il ladro di merendine – è diventato uno di famiglia, l’appuntamento fisso di Rai 1 (anche se le prime tre stagioni sono state trasmesse da Rai 2), colui che riesce a bloccare un paese più e meglio di Sanremo. Oggi, con 34 episodi alle spalle, tutti adattamenti di romanzi e racconti di Andrea Camilleri, Montalbano compie 20 anni e torna l’11 e il 18 febbraio con altri due episodi: L’altro capo del filo (dall’omonimo libro) e Un diario del ’43, che mescola due racconti dello scrittore siciliano.

Sia il protagonista letterario che quello televisivo, interpretato dal bravissimo Luca Zingaretti, è un presidio di umanità e coerenza, un punto fermo nella liquidità di un mondo in continuo cambiamento. «Le persone, in fondo, non cambiano mai» dice Zingaretti alla conferenza stampa e questo vale anche per Montalbano. Lui rimane (deve rimanere!) sempre uguale a se stesso: ligio al dovere ma soprattutto alla sua morale, più forte di quella della legge, che lo fa ancora oggi indignare davanti alle ingiustizie. É un uomo tutto d’un pezzo? No. É semplicemente un uomo, che come tutti gli uomini contiene aspetti positivi e negativi: una (in)fedeltà labile si accompagna a un amore profondo per le donne e la femminilità, la rigidità da poliziotto accompagna sotto braccio la facoltà di prendere decisioni anche quando esse non sono facili.

Fonte: comingsoon.it

Questa sua moltitudine di sfumature caratteriali è ciò che ha “imprigionato” il lettore prima e lo spettatore poi, rendendogli facile l’immedesimazione. Alberto Sironi, regista della fiction, e il team di sceneggiatori capeggiato da Francesco Bruni riportano fedelmente in tv da tanti anni un racconto che è quello dell’Italia nel suo divenire, e non hanno paura di affrontare temi “scottanti”. Anzi, la profondità con la quale Il commissario Montalbano riesce a parlare di argomenti importanti è certamente il suo più grande punto di forza e ciò che ha reso i libri e la serie un fenomeno culturale.

Montalbano piace perchè racchiude in sè le mille sfaccettature dell’uomo (incarnate non solo in lui ma anche nei personaggi dell’intero commissariato di Vigata) e una complessità che non è solo narrativa ma soprattutto emotiva. Le indagini affondano sempre in un groviglio di passioni nei confronti delle quali il commissario prova una fascinazione quasi ipnotica; i delitti sembrano spesso improvvisati, dettati dall’impulso del momento, ma in realtà lasciano dietro di sè ciottoli di memoria che solo lui riesce a decifrare, spesso a fatica.

Montalbano (Luca Zingaretti), Fazio (Peppino Mazzotta) e Mimì (Cesare Bocci). Fonte: emmepress.com

Come in questi due nuovi episodi, nei quali emerge di nuovo la volontà di parlare al cuore di chi guarda offrendo spunti di riflessione sempre nuovi. Entrambi affrontano temi particolarmente sentiti in Italia – i migranti e la violenza sulle donne – perchè è sulla realtà di tutti i giorni che si innestano le storie di Camilleri.
Fil rouge è il tema della migrazione, seppur diversa nelle due storie: se ne L’altro capo del filo si affronta l’attualità dei migranti che ogni giorno approdano sulle nostre coste con il loro carico di violenze subite e paura, in Un diario del ’43 si assiste al ritorno di un prigioniero della Seconda Guerra Mondiale a Vigata. In entrambi i casi, un dialogo tra passato e presente offre a Montalbano il pretesto di indagare  non solo sul delitto ma anche sugli abissi dell’animo umano e lo sfiderà a portare ordine tra gli uomini.