Maggio, oltre a portare l’inizio della tanto declamata Fase 2, ha regalato agli utenti di Netflix un gradito ritorno, favorendo il re-watch della serie cult italiana: Boris.

A dieci anni dall’ultima puntata, tornano le tre stagioni con Renè, Stanis, Biascica, Duccio, tra gli altri. Personaggi ormai diventati iconici insieme alle loro battute indimenticabili. Quasi fosse una commedia di stampo greco-romano, in cui le maschere la fanno da padrone, i protagonisti tratteggiano personalità stereotipate nel backstage di una soap di una rete privata che ricorda molto la televisione commerciale di stampo “berlusconiano”.

Ed ecco quindi sfilare davanti ai nostri occhi, attori di quarta categoria con pretese da star hollywoodiane, uno staff tecnico intoccabile e protetto dalle mani di una politica-piovra, il tutto infarcito dalla trama della serie Occhi del Cuore, in cui tutto fluttua tra una fotografia ovattata e “smarmellata” alla Beautiful, battute non-sense, sguardi sbigottiti e basiti.

Guardando Boris ci si chiede seriamente come gli attori, tra cui Francesco Pannofino, Caterina Guzzanti, Carolina Crescentini, Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, siano riusciti a girare le scene senza ridere continuamente.

La trama di Occhi del Cuore riprende tutte le tematiche più classiche della soap opera: amori impossibili, intrighi, sparizioni improvvise, morti plateali, sguardi pensierosi nel vuoto. Il tutto condito da pressapochismo e imprevisti improbabili sul set, dalle crisi intime degli attori protagonisti ai loro capricci, dalle pressioni della produzione che vengono dall’alto, fino al ruolo fondamentale degli stagisti sottopagati.

Alessandro lo stagista interpretato da Alessandro Tiberi. Fonte: kinoweb.it

Alessandro e “lo schiavo” Lorenzo sono le ultime ruote di un carro che zoppica ma che comunque porta sempre a casa la giornata. Sono loro che fanno i caffè, corrono da una parte all’altra senza assicurazione sanitaria, non hanno nemmeno il diritto di essere chiamati per nome, e fungono da capro espiatorio.

Situazione che chi ha iniziato la propria carriera tra uno stage e l’altro, ricorda molto bene. Sottopagati, sfruttati, denigrati, Alessandro e Lorenzo sono praticamente tutti noi che ci siamo fatti spazio faticosamente per costruirci una parvenza di futuro, senza grossi aiuti esterni. Boris, dunque, fotografa con grande sarcasmo e molta crudezza, se vogliamo, una realtà lavorativa che, a dieci anni di distanza, è sicuramente peggiorata.

Come in tutte le grandi sceneggiature, si riflette mentre si ride, tra un momento di leggerezza e di amarezza. Come direbbe il divo Stanis La Rochelle, “è tutto molto italiano”. I difetti nostrani vengono tratteggiati con una capacità d’osservazione geniale, in quei dettagli in cui si possono riconoscere quelle individualità che almeno una volta nella vita abbiamo visto passare davanti.

Boris

René Ferretti e Itala, interpretati da Francesco Pannofino e Roberta Fiorentini. Fonte: thevision.com

C’è un teatro dell’assurdo che si dipana in venti minuti a puntata. Una commedia degli errori, un Tanto rumore per nulla che intreccia i molti fili di trama ingarbugliandoli, quasi senza lasciare spazio a un flebile barlume di speranza, fino a quando tutto va liscio.

Emerge una grande qualità dell’italiano medio: quella di riuscire comunque a farcela, con furbizia e qualche assurdo escamotage. Nella troupe di Occhi del Cuore l’unica legge è portare a casa la giornata con il minimo sforzo possibile; l’importante, insomma, è non perdere il posto e non calpestare i piedi alle persone sbagliate.

A partire dalla memorabile sigla firmata inevitabilmente da Elio e le Storie Tese, Boris è tutto fuorché una serie qualunque. Tra le guest stars troviamo i grandi attori della TV italiana tra cui Luisa Ranieri, Sergio Fiorentini, Corrado Guzzanti, Laura Morante, Sergio Brio, Paolo Sorrentino, Giorgio Tirabassi, Filippo Timi e Marco Giallini.

Inoltre, per i cinefili più attenti, gli sceneggiatori hanno inserito molti riferimenti a telefilm e film di culto: da Scrubs a Lost, da Star Wars a Il cielo sopra Berlino, fino alle citazioni relative alla visionaria produzione di David Lynch.

Presentazione del film Boris con il cast. Foto Cosima Scavolini/Lapresse

Boris porta benissimo i suoi dieci anni e non stanca mai, non è mai banale o stantia. Pur attraversando crisi economiche e politiche, guerre e scandali, l’Italia  che qui viene rappresentata è un po’ l’Italia di oggi, profondamente ritratta tra stereotipi evidenti e analisi sociologiche sottintese.

Un cult vero e proprio non parla mai esclusivamente a una generazione, ma ha sempre qualcosa da dire a quelle presenti e future.

Un articolo su Il Post racconta tutte le cose che ci rimangono di quella che è la migliore serie italiana, dalle battute ricorrenti alle fisse di Stanis. La vittoria di Boris risiede nel prendersi in giro dalla prima all’ultima puntata, mettendo in scena la realtà nelle sue pieghe più grottesche e vere, in cui è davvero impossibile non scorgere, basiti e anche un po’ stupiti, l’immenso genio.

Crediti immagine copertina: Alcuni attori del cast di Boris. Fonte: videodromenews.com
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