È arrivata su Netflix l’attesissima serie Snowpiercer, trasposizione televisiva dell’omonimo film di Bong Joon-ho del 2013, a sua volta tratto dalla Graphic Novel Le Transperceneige di Jacques Lob e Jean-Marc Rochette.

Ma prima di parlare di Snowpiercer bisogna partire da una grande premessa: lo showrunner non è Bong Joon-ho. Il regista sudcoreano, entrato ormai nel tempio degli dei con Parasite, figura solo come produttore esecutivo. Questo non è un dato da niente, perché chi si aspettava un Parasite in salsa sci-fy rimarrà molto deluso.

Snowpiercer e l’importanza dello showrunner

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Daveed Diggs (Layton Well) e Jennifer Connelly (Melanie Cavill) in una scena tratta dal primo episodio (Photo by Justina Mintz/© Justina Mintz / TNT – © Justina Mintz / TNT).

È la figura dello showrunner che plasma l’essenza stessa di una serie. Breaking Bad aveva Vince Gilligan, Lost aveva J.J. Abrams (in realtà Damon Lindelof e Carlton Cuse), House of Cards David Fincher e True Detective Nic Pizzolatto. Nome e prodotto si fondono in un’idea di cinema e televisione.

Non si può non contestualizzare una serie senza prenderne in considerazione la paternità di fondo, perché è quella che caratterizza il messaggio e lo stampo. Detto ciò, Snowpiercer non è Bong Joon-ho. Come showrunner figura Graeme Manson, noto al pubblico per essere l’ideatore, insieme a John Fawcett, dell’apprezzata Orphan Black. Eppure, Graeme, non è stata la prima scelta della TNT, bensì Josh Friedman.

Quest’ultimo ha abbandonato lo show per “divergenze creative” con la rete televisiva. Scott Derrickson, invece, avrebbe dovuto girare l’episodio pilota, ma non tornò al progetto per dispute creative con Graeme, nominato showrunner al posto di Friedman. Una produzione, perciò, abbastanza travagliata, frammentata da passaggi di testimone che hanno, presumibilmente, cambiato l’aspetto iniziale della serie.

Eppure, sono molte le produzioni travagliate che hanno generato, infine, ottimi prodotti, basti pensare a Mad Max: Fury Road o a Rogue One: A Star Wars Story. Ma con Snowpiercer qualcosa sembra essersi perso strada facendo, capiamo il perché.

Snowpiercer: il plot della nuova serie Netflix

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Layton Well (Daveed Diggs) inisieme ai membri della ribellione fondiaria (© 2020 Turner Entertainment Networks, Inc. A WarnerMedia Company. All Rights Reserved).

Netflix ha rilasciato i primi due episodi, e i nuovi avranno cadenza settimanale. Ci baseremo quindi sulle premesse dello show. La storia segue le vicende dello Snowpiercer, un treno che funge da arca di Noè per gli ultimi superstiti della razza umana dopo che una catastrofe ambientale ha colpito la terra.

Il treno è stato costruito per la classe abbiente, che si è pagata la sopravvivenza con un semplice biglietto. Tutti gli altri non ho potuto far altro che assaltare il treno al momento della sua partenza. Questi sono i Fondai, i ratti, la plebaglia che si è aggiudicata un posto sul treno con la forza. Così è come vengono definiti dalle classi sociali più alte che vivono in fondo al treno, lungo mille e uno vagoni.

Dalla partenza dello Snowpiercer sono passati quasi sette anni, periodo in cui le varie ribellioni dei Fondai sono state soppresse con la forza e la fame. La loro è una lotta di classe senza fine, come lo è appunto il viaggio del treno, che si muove senza sosta attorno ad una terra congelata. Il protagonista è Andre Layton (Daveed Diggs), un Fondaio assunto dall’amministrazione del treno per indagare su un omicidio.

Dalla lotta di classe alla Crime Story

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Sam Otto nei panni di John “Oz” Osweiller (© 2020 Turner Entertainment Networks, Inc. A WarnerMedia Company. All Rights Reserved).

È da questo punto, da questa premessa iniziale, che la serie si sposta gradualmente dal film. Qui il racconto non è piegato alla volontà del messaggio, la lotta di classe nuda, cruda e claustrofobica, ma ad una narrazione seriale classica. Abbiamo il running plot (la lotta di classe) e un anthology plot (la ricerca del serial killer). L’anthology plot, però, non è da intendersi in senso classico, ma in parallelo a quello portante.

Snowpiercer diventa quindi un crime story con tematiche distopiche di sottofondo. Il cast è bravissimo, a partire dall’ottima Jennifer Connelly nei panni di Melanie Cavill, il braccio destro del misterioso signor Wilford (ideatore del treno). I personaggi principali sono ben delineati, ma ciò che sembra mancare è una portata corale. Si parla di un treno in cui le persone vivono ammassate, ma questo senso di claustrofobia non si avverte quasi mai.

Il mistero sui vari vagoni, su ciò che segretamente la classe agiata si tiene stretta a discapito dei più poveri, viene presto svelato fin dai primi episodi. Nessuna corsa verso l’ignoto, la speranza e la salvezza (come nel film), ma uno spostamento naturale da un posto all’altro, come se ci trovassimo in una città futuristica. Inoltre, i personaggi secondari, sono costruiti come sostentamento dell’eroe, Layton, e non come ritratto più profondo e stratificato della natura sociale del treno.

Le impressioni sui primi due episodi

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Aleks Paunovic nei panni di Bojan Boscovic (© TM &Turner Entertainment Networks, Inc. A WarnerMedia Company. All Rights Reserved)

Tuttavia, se a livello di scrittura Snowpiercer ci lascia perplessi, a livello tecnico è ben realizzata. Effetti speciali, stunt e fotografia sono tutti ben costruiti in funzione di una mitologia della serie, già rinnovata per una seconda stagione. È troppo presto per dare un giudizio completo, ma ciò che traspare da questi due episodi è un sovrappopolamento ideologico di fondo. Snowpiercer è ben costruita, eppure così lontana dalle sue promosse iniziale; almeno per adesso.

Immagini di copertina: Photo by Justina Mintz/© Justina Mintz / TNT – © TM & © Turner Entertainment Networks, Inc. A WarnerMedia Company. All Rights Reserved
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