Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… l’attesa è finita. Disney Plus è sbarcato in Italia, portando con sé tutti i suoi contenuti originali. Eppure i fan di Star Wars desideravano una sola e unica cosa, The Mandalorian, prima serie live action dell’universo espanso creato da George Lucas nel lontano 1977.

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Pedro Pascal è il mandaloriano (Photo by Lucasfilm – © 2019 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved)

La storia è ambientata dopo la fine de Il ritorno dello Jedi e prima de Il risveglio della forza. L’impero è stato distrutto, ma la sua ombra sopravvive nei meandri più reconditi della galassia. Si vive un periodo di transizione, di pace illusoria e precaria. I cacciatori di taglie fanno fortuna, alla ricerca di dissidenti, criminali ed ex agenti dell’impero.

Tra questi si muove il solitario e misterioso Mando (Pedro Pascal). La sua fama lo precede, le sue origini lo rendono una leggenda. È l’archetipo classico del pistolero western, genere su cui si struttura l’intera serie. Abbiamo i banditi, i saloon, le pistole e i duelli. Tutto in salsa Star Wars. Un’accoppiata, a nostro avviso, strepitosa. Il risultato finale va oltre ogni aspettativa e la supera ancora.

The Mandalorian è la migliore versione di Star wars dopo la trilogia originale. Emancipata dal peso degli Skywalker, la storia percorrere nuovi sentieri alla ricerca di una propria identità. Ed è questa la forza della serie ideata e prodotta da Jon Favreau (Iron Man, Il re leone). La nuova e avanguardistica tecnologia Stagecraft, ha permesso di ricreare delle ambientazioni realistiche, dal forte impatto visivo e immaginario. L’attore, il corpo, lo sguardo, tornano tutti in primo piano.

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Mando e IG-11 in una scena tratta dal primo episodio (Photo by Lucasfilm – © 2019 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved)

Il massiccio utilizzo di CGI non copre, esalta. Il volto del protagonista è sempre coperto dal caratteristico casco mandaloriano, eppure è carico di sentimenti. L’inquadratura, la voce e i movimenti di Pedro Pascal, la musica. Tutto gioca un ruolo fondamentale nel far trasparire l’emozione da una maschera senza espressione. È pura immaginazione, vediamo interiormente le espressioni di Mando.

Si parlava di inquadrature, e The Mandalorian è tutto western, dai primi piani alla Sergio Leone ai piani americani fino e alle sconfinate panoramiche di pianeti desertici; è come cavalcare nelle praterie di John Wayne. La colonna sonora (quanto l’ormai iconico intro) fa da cornice a questo immaginario, con suoni taglienti e improvvisi.

Questo è lo space western che tutti volevamo. Uno in cui Werner Herzog (che non ha mai visto un film di Star Wars) interpreta un discutibile personaggio in affari con l’impero. Ed anche uno in cui fa la sua entrata in grande stile Baby Yoda. I meme sul personaggio hanno invaso il web e soprattutto i social. Il piccolo e verde alieno, però, è soprattutto l’anima e il cuore della serie, nonché il fulcro della storia.

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Baby Yoda in “The Mandalorian” (Photo by Lucasfilm – © 2019 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved)

All’inizio la produzione era titubante ad utilizzare il pupazzo per le scene, e valutava di creare il personaggio in CGI. Al che, Herzog li apostrofò con un “siete dei codardi! Lasciatelo”. Cosa che in seguito fecero, e mai scelta fu più azzeccata. Baby Yoda ruba il cuore, ed Herzog in un’intervista ha affermato che: “L’ho visto sul set, è meraviglioso in modo straziante. Aveva un aspetto assolutamente convincente. Ti faceva piangere quando lo vedevi”.

Un’affermazione che condividiamo appieno. Ogni movimento del piccolo alieno è una commozione. È la versione aliena dei gatti su YouTube: pura serotonina. Oltre a Baby Yoda sono molte le citazioni all’universo espanso di Star Wars, a partire dalla scena iniziale che ricalca l’iconica rissa nella cantina dove incontriamo per la prima volta Han Solo. Mando fa parte della stessa cultura di Boba e Jango fett. IG-11, è un tipo di droide apparso molto spesso nella saga di Star Wars. Fanno ritorno anche i Tusken, i Jawa e le lastre in carbonite dove Han Solo è stato rinchiuso in L’impero colpisce ancora.

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Werner Herzog è Il Cliente in una scena del primo episodio (Photo by Lucasfilm – © 2019 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved)

Questi e moltissimi altri easter eggs sono stati disseminati in tutta la prima stagione. Una stagione composta da soli otto episodi, ma ognuno carico narrativamente. In venti, trenta, quaranta minuti gli sceneggiatori sono stati in grado di condensare quelli che possiamo definire a tutti gli effetti dei mediometraggi. Un’ardua sfida, ripagata da un lavoro svolto in modo eccellente e di cui i fan sapranno gioire.

Insomma, The Mandalorian non delude le aspettative. Attinge da un solido immaginario condiviso per costruirne uno nuovo. Una nuova galassia di eventi dal forte impatto visivo ed emotivo. Mando è un Clint Eastwood spaziale, burbero e dotato. Il suo è un viaggio catartico, alla scoperta di sé stesso e del proprio posto in questa folle galassia. Baby Yoda sconvolgerà la sua vita, fatta di routine e taglie, portandolo verso la strada dell’eroe; nel suo caso dell’antieroe.

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Una scena di “The Mandalorian” (Photo by Lucasfilm – © 2019 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved)

Un viaggio, quindi, che merita di essere seguito fino alla fine. The Mandalorian è la serie giusta per questi giorni di isolamento. La seconda stagione è già in produzione, e per la gioia dei fan, Rosario Dawson è stata ingaggiata per interpretare la versione adulta di un personaggio molto amato, Ahsoka Tano. Nel frattempo godiamoci l’avventura paterna di Mando e del piccolo Yoda.

I have spoken!

Immagini di copertina: Photo by Lucasfilm – © 2019 Lucasfilm Ltd. All Rights Reserved
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