Nuove prospettive per le sale cinematografiche cercansi. Accettando la sfida di contrastare la crisi cronica di incassi che sta coinvolgendo le sale italiane, sono già diversi i tentativi di differenziazione dell’offerta da parte degli esercenti cinematografici per invogliare il pubblico a tornare a riempire quelli che un tempo erano considerati dei veri e propri templi della settima arte e che oggi, invece, devono guardarsi attorno per tentare di sopravvivere, in vesti a volte anche del tutto inedite, a quell’era liquida che è il contemporaneo. Sempre meno affezionata ai luoghi e sempre più alla praticità e alla fruibilità sempre&ovunque, l’attualità costringe i cinema a ripensare alla loro offerta, mettendo a disposizione quelle stesse potenzialità visive ed immaginifiche che da sempre li contraddistinguono per stimolare l’interesse di nuove fette di pubblico, accomunato dal desiderio di assistere sul grande schermo ai propri eventi preferiti, non necessariamente collegati al fascino del cinema per come siamo abituati a conoscerlo.

“Caravaggio – L’anima e il sangue” è l’ultimo dei grandi eventi usciti al cinema di grande successo. Fonte: fullsong

È proprio “evento” la parola chiave: il cinema sta divenendo infatti, col tempo, sempre più avvezzo alla trasmissione dello stra-ordinario inteso come “fuori dall’ordinario”. Dato che i banali film sono oramai accessibili attraverso qualsiasi piattaforma portatile attraverso modalità di fruizione economiche sempre più alla portata di tutti, il cinema può tornare ad avere il suo senso nel nostro tempo solo una volta acquisita la consapevolezza del suo nuovo ruolo di portatore sano di straordinarietà, consentendo alla sua endemica immersività di esaltare quelle che invece sono, nei fatti, alcune delle prerogative più preponderanti dei nostri giorni: l’importanza di vivere l’avvenimento in diretta, prima di tutti gli altri, e la de-massificazione collettiva, per un pubblico sempre più voglioso di contenuti pensati solo ed unicamente per “quelli come loro”. Esigenze per le quali il nuovo pubblico, se accontentato, si dimostra disposto a poter spendere anche molto di più di un normale biglietto cinematografico, segno tangibile del fatto che, nella logica del mercato, esiste una domanda non ancora del tutto soddisfatta da una relativa offerta da parte delle case di produzione e dagli esercenti stessi.

Fonte: Nexodigital

Nelle sale trovano dunque una nuova casa l’arte, la musica, il teatro, lo sport. Grandi pièce teatrali, concerti delle più celebri popstar, documentari sui più grandi artisti della storia: tutto si modella al linguaggio del cinema, rincorrendo quella stessa tendenza che ha portato anche ciascuno di noi, nel nostro piccolo, a diventare regista del proprio film del quotidiano (le Instagram Stories non vi dicono nulla?). Eppure, ogni settore di intrattenimento e di spettacolo “fa cinema” in modo diverso l’uno dall’altro, rispettando dinamiche ed armonie visive e sonore proprie di ogni singolo campo, ciascuna dotata di quella irrinunciabilità che ne costituisce anche l’unicità. Tutto si scopre dunque cinema, con il sostantivo che si rende aggettivo, via via dotato di una sempre maggiore pluralità di metodi realizzativi e di focus argomentativi, ma il cui fine ultimo che resta sempre il medesimo: quello di intrattenere ed emozionare.

Le sale si riscoprono portatrici sane di godimento sensoriale quanto di condivisione, attraverso una formula che si rivela ancora inequiparabile con qualsiasi altro medium. D’altronde, appariva ormai evidente a chiunque di come limitare la veicolazione di unicità del luogo-sala alla sola possibilità di usufruire della visione in 3d di blockbuster creati appositamente per lo scopo (ma che spesso e volentieri altro non facevano se non causare nausea e mal di testa all’occhialuto pubblico) costituisse oramai più un ulteriore stimolo per il pubblico ad allontarsi dalle sale che non una reale opportunità in più per le stesse di far quadrare i conti a fine mese.

Aurelio de Laurentiis, produttore cinematografico italiano e presidente del Napoli Calcio, nonché figura sempre più importante della Lega Calcio, è il simbolo di un’inedita commistione in cerca di soddisfare le esigenze di un nuovo pubblico. Fonte: sportsfair

A suggello di una tendenza ormai chiara, è notizia di pochi giorni fa che, da quest’anno e per il prossimo triennio, anche il calcio sarà equiparato in tutto e per tutto alle altre tipologie di eventi che stanno iniziando a seminare le possibilità di una rinascita delle sale cinematografiche. Per gli esercizi interessati sarà infatti possibile trasmettere in diretta sul grande schermo le principali partite dei prossimi tre campionati di Serie A, offrendo un’esperienza del tutto nuova agli appassionati di uno sport, il calcio, che proprio come il cinema si trova in una fase di necessaria evoluzione, alla ricerca di vie originali che possano tracciare in anticipo desideri e richieste di tifosi considerati, a torto o ragione, sempre più consumer di un vero e proprio prodotto, e, proprio per questo, portatori di esigenze sempre maggiori riguardo la qualità di fruizione del loro spettacolo preferito, il calcio. Le sale, purché si trovino ad un raggio di almeno ottanta chilometri dal luogo del match (in modo da non rischiare di intaccare le altrettanto fondamentali presenze negli stadi), potranno dunque garantirsi il 40% netto dei profitti e gli incassi relativi alle consumazioni di cibo e bevande, ma soprattutto la possibilità di continuare ad attirare un target di clienti del tutto inedito. Una risvolto che potrebbe segnare, insomma, l’inizio di un proficuo nuovo sodalizio in cui a beneficiarne potranno essere per una volta davvero tutti. Ad ennesima dimostrazione che, quando ben sfruttata, affrontare una crisi può davvero significare anche porsi davanti a nuove, inesplorate opportunità.