Oggi in Italia e nel mondo si vive la surreale e inaspettata emergenza Coronavirus. Vincolati all’interno delle nostre case ci domandiamo come ammazzare il tempo tra un impegno all’altro. La noia è devastante, ma non quanto la paura dei risvolti economici post-virus.

Domandiamoci però, come tale emergenza potrebbe essere vissuta da altri paesi, quelli meno fortunati di noi, come ad esempio il Venezuela.

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Un’immagine tratta da “Venezuela, la maledizione del petrolio”

Un luogo da cui, dal 2014 a oggi, sono fuggite oltre 4 milioni di persone. Infatti, la diaspora venezuelana è la più estesa dell’America latina e oggi è seconda solo a quella siriana. Questo ci viene detto all’inizio di Venezuela, la maledizione del petrolio, documentario diretto da Emiliano Sacchetti e che uscirà il 30 marzo su History.

L’inchiesta non ci parla del Covid-19 in Venezuela, ma di un altro virus che affligge il paese: il petrolio. La sua più grande fonte di ricchezza e anche la sua condanna. Un tempo uno dei paesi più ricchi dell’America latina, oggi il Venezuela affronta l’ombra della bancarotta. Tra gli anni ’50 e ’60 il suo prodotto interno lordo eguagliava quello statunitense, e produceva il 10% del petrolio mondiale.

Venezuela, la maledizione del petrolio non affronta il problema del disastro ambientale dovuto a questa produzione intensiva del petrolio, ma quello sociale, politico e culturale.

Il Venezuela, infatti, non sembra esser più artefice del proprio destino, conteso com’è dalle superpotenze mondiali. Da una parte Stati Uniti e Gran Bretagna che appoggiano l’autoeletto presidente ad interim Juan Guaidó, dall’altra Russia, Cina e Cuba che mantengono saldo il potere di Nicolás Maduro.

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“Venezuela, la maledizione del petrolio”, un’immagine tratta dal documentario di History

L’autoelezione di Guaidó ha portato ad una polarizzazione geopolitica, dovuta in gran parte a quella che possiamo definire a tutti gli effetti una nuova guerra fredda. La rinascente rivalità tra Stati Uniti e Russia ha portato le due nazioni a scontrarsi su più fronti, e il Venezuela è uno di questi, è la nuova Cuba. Le gravi sanzioni imposte da Donald Trump, come attacco diretto a Maduro, hanno portato ad un grave stato di povertà della popolazione.

Tramite un excursus sulla storia del Venezuela, il documentario, dal forte stampo classico, ci mostra come si è arrivati a tale situazione e quali implicazioni comporta. Le varie interviste ad esperti analizzano e commentano le azioni dello stato in sé, e soprattutto delle superpotenze coinvolte. Tutti sembrano convergere verso la stessa risposta: le sanzioni non sono necessarie.

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Immagine tratta da “Venezuela, la maledizione del petrolio”

Coloro che ne pagano le conseguenze sono i cittadini, non i politici, e come il documentario ci mostra la situazione è molto grave. La povertà è dilagante, i sussidi sono irrisori e il guadagno mensile del cittadino medio non gli consente di comprare neanche due cosce di pollo. Vari studi hanno dimostrato come le sanzioni hanno una efficacia del solo 4%.

Questo non giustifica certo le scelte dello stato e dei governi che hanno comunque guidato il Venezuela verso il baratro e la guerra civile (qui il reportage di M. Layla Napolitano).

Il problema è ben lontano dal risolversi e in gioco ci sono soprattutto visioni ideologiche e la guerra al socialismo. Di queste inchieste ne troviamo a iosa su YouTube, ed anche più articolate. Comunque, in poco meno di un’ora il Venezuela, la maledizione del petrolio di Sacchetti riesce a definire la situazione di un paese.

I media generali tendono spesso a dimenticarsi di questi posti, e noi con loro, quando la notizia è ormai esaurita. “Se non se ne parla allora il problema non esiste più”, la dura verità del nostro mondo, ma lì, dall’altra parte del mondo (o in qualsiasi altra parte), il problema continua ad esistere, e le persone continuano a morire.

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