Il 14 luglio del 1910 nasceva nello stato americano del New Mexico un signore di nome William Hanna. È vero, questo nome non suona come dovrebbe. Eppure Hanna è una delle persone che ha contribuito in maggior modo a rendere la nostra infanzia un pochino più leggera.

Il fascino dei cartoni animati

Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo visto l’episodio di un cartone animato. Da qualche generazione, ormai, siamo figli dell’animazione e dei cartoon americani. Qualcuno vive cantando canzoni disneyane e qualcun altro sarebbe in grado di ripetere tutte le battute dei cartoni più celebri visti durante propria esistenza.

In tutto e per tutto, i cartoni animati sono parte integrante della nostra vita e lo saranno per molto altro tempo. Ma come ogni prodotto culturale ed artistico dell’uomo, anche il mondo dei cartoni animati è uno dei più controversi e più vasti da curiosare.

In verità, la parola cartoon è apparsa per la prima volta in piena età vittoriana, nel 1843, per indicare una vignetta satirica all’interno della rivista Punch. ‘Cartoon’ in sé per sé non è altro che un termine derivato dalla nostra parola italiana ‘cartone’. Gli schizzi ed i disegni preliminari di una vignetta, animata o meno, venivano fatti proprio su un grande pezzo cartone. Ma la parola ‘cartoon’ con il tempo è diventata sinonimo di qualcos’altro, non proprio di illustrazioni caratterizzate da un’ironia adulta come in Punch.

William Hanna e Joseph Barbera: una carriera di successi

Quando qualcuno parla di ‘cartoon’ pensiamo più genericamente a Topolino, Tom & Jerry, I Flintstones ed una gamma di divertenti personaggi animati che ci hanno fatto sorridere. Siamo stati, in effetti, contagiati ed influenzati da ciò che la critica considera la “Golden age of American animation” – l’età d’oro dei cartoni animati americani, di cui William Hanna è uno dei grandi padri.

Con il graduale abbandono del film muto, l’industria dei cartoni contava l’ingresso di compagnie e studios di primissimo livello che presto avrebbero avuto il monopolio del settore. Entrano in scena la Metro Goldwyn Mayer, dall’inconfondibile leone ruggente, che sfornò – fra i tanti – proprio grazie a William Hanna, il suo collaboratore storico Joseph Barbera, ed il produttore Fred Quimby, l’amatissimo Tom & Jerry. Arrivò la Paramount con Braccio di Ferro, ed i primi episodi di Felix the Cat (il più grande competitor di topolino), senza dimenticare il contributo che diede alla diffusione di Betty Boop.

Fu chiaramente il turno della Walt Disney Productions con Steamboat Willie, la prima versione di Mickey Mouse, a cui seguirà I Tre Porcellini, il film di Biancaneve ed i Sette Nani sino ad arrivare a Pinocchio nel 1940. Non si può lasciar fuori lo studio Warner Bros. che lanciò in prima linea gli amatissimi Looney Toons con Buggs Bunny, Titti, Silvestro, Daffy Duck e potremmo stare qua a parlar per ore degli spin off di ognuno di questi personaggi.

William Hanna

William Hanna ritratto nel 1977. Fonte immagine: Wikimedia Commons.

Ma nessuno come William Hanna, riuscì a produrre, ideare e talvolta doppiare cartoni animati quasi sempre al massimo della popolarità. Dopo aver lavorato con la MGM, Hanna insieme a Joseph Barbera, fonda la Hanna-Barbera una delle più grandi case di produzione cinematografiche e di cartoni animati.

Negli anni ’50 sfornarono in sequenza le avventure di Braccobaldo, L’orso Yogi ed Ernesto Sparalesto, nel 1960 fu la volta dei Flintstones che usavano come pretesto l’età della pietra per sfoggiare un’allegorica visione della società americana. Poi ancora nel 1962 fu la volta di Top Cat, seguito da The Jetsons, La formica atomica, Le avventure di Penelope Pitstop, Le Corse Pazze. Senza contare l’indimenticabile saga dedicata a Dick Dastardly e Muttley, il suo fedele cane, che hanno come obiettivo principale quello di inseguire e catturare un piccione viaggiatore in Dastardly e Muttley e le macchine volanti (1969).

A seguire, il 1969 segna l’entrata in scena del cane investigatore più amato da tutti: Scooby-doo che insieme a Shaggy, Daphne, Welma e Fred farà divertire almeno tre generazioni sino ad arrivare a noi. Per tutti gli anni ’70 e con l’avvento de I Puffi nel 1981, Hanna e Barbera resteranno i colossi dei cartoni animati regnando fra le grandi compagnie di Hollywood, sino alla morte di Hanna stesso nel 2001.

Hanna-Barbera

Illustrazione che ritrae alcuni dei personaggi più famosi creati da William Hanna e Joseph Barbera. Fonte: www.bookdepository.com.

Hanna Barbera vs. Disney

Per quasi cinquant’anni la Hanna-Barbera è stata una compagnia in grado di sfornare successi. Ma c’è di più perché si dimostrò capace di sfruttare ciò che l’avvento della televisione gli rese possibile: l’incontrastata popolarità data da un pubblico di bambini dedito a divertirsi e ad aspettarsi quel sabato mattina pieno di cartoni animati. Hanna e Barbera diventarono esperti nello sviluppo di cartoni con durata fissa di 30 minuti. Massimizzando lo ‘slot’ temporale a loro dedicato dalle reti televisive, svilupparono la limited animation, un processo per cui si ri-usano gli stessi ‘frame’ in più scene, invece di farne disegnare altri, rendendo minimo il costo ‘artistico’ e grafico da commissionare.

William Hanna è stato a capo di una vera macchina ideologica, una fabbrica di piacere per i più piccoli ed uno svago per i più grandi, in un momento in in cui la tv era ciò che tutti bramavano ed il primo bene di consumo che necessitavano. I ragazzi scalpitavano per essere intrattenuti dai cartoni animati ed Hanna questo lo sapeva bene. In un articolo del New York Times, datato ormai 1991, Micheal Lev presenta un paragone quantomai centrato: “Per ogni Pippo e Pluto della Disney, Hanna-Barbera ha un Fred Flintston ed un George Jetson”.

Non si può dire che William Hanna e Walt Disney siano proprio simili, ma la loro folgorante influenza sulla cultura occidentale che ancora oggi vive delle loro creazioni è indubbiamente ciò che li accomuna. Basta pensare che Scooby Doo e tutti i suoi spin off è il personaggio con più episodi prodotti al mondo, un merito che condivideva solo con I Simpson sino a poco fa.

In un saggio chiamato “Breaking the Disney Spell”, Jack Zipes emerito professore di letteratura comparata, accusò Disney di manipolare i suoi spettatori edulcorando le fiabe a cui faceva riferimento nei suoi film, appiattendo i personaggi e rendendoli riproduttori dell’ideologia capitalista americana del suo tempo. Disney agli occhi di Zipes era piuttosto malvagio, un inventore di una formula dell’eterno successo ed i suoi successori non hanno che riproposto la sua formula over and over again. Nulla di nuovo.

Possibile che William Hanna (e Joseph Barbera) abbiano fatto lo stesso?

Forse inconsciamente, o forse no, ma a 110 anni dalla sua nascita i suoi prodotti culturali sono genuinamente più vivi che mai. Non a caso, Netflix un pensierino a riguardo qualche anno fa, già l’aveva fatto.

In copertina: “Scooby-Doo”, uno dei cartoons più celebri di William Hanna. Fonte immagine: www.ticonsiglio.it.
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