Entri in una libreria e il commesso ti sorride. Ci scambi due chiacchiere e gli dici il tuo nome. Hai iniziato bene la giornata: un paio di occhiate maliziose e un nuovo libro. Quello che non sai è che con il tuo nome, uno scroll su Facebook e uno su Instagram, lui ora sa tutto di te. Anche se non te ne rendi conto.
La nuova serie You,creata da Greg Berlanti e Sera Gamble, è uscita a settembre su Lifetime e in un attimo Netflix l’ha acquistata rinnovandola per una seconda stagione. Ispirata alla serie di romanzi di Caroline Kepnes, racconta lo sviluppo dell’ossessione amorosa del giovane libraio Joe per Beck, una sexy e indifesa studentessa.

Penn Bedgley e Elizabeth Lail

La serie, con un bravissimo Penn Bedgley, lo sfigato e irresistibile Dan Humprey di Gossip Girl (di cui questa sembra essere una versione perversa), una inaspettata Elizabeth Lail, che forse avrete visto come Anna in C’era una volta, e la Shay Mitchell di Pretty Little Liars, si è rivelata piuttosto deludente.
Sebbene tra pubblico e critica stia spopolando e ogni puntata lasci quel desiderio di vedere subito la successiva, ci sono troppi buchi da riempire.
Dopo 50 Sfumature di grigio, è stato chiaro a tutti che il fidanzato psicopatico ha un suo fascino, anche se realisticamente non è così. E la riflessione sul fatto che i social rivelano al mondo molto più di quanto pensiamo è molto suggestiva. Anzi, sembra il vero perno della serie. Ma oltre alle interessanti trovate registiche come la messaggistica su schermo, i pensieri di Joe a condurci nel delirio e le soggettive distorte quando perde lucidità, la storia va oltre i limiti del credibile. Lo stalking, che doveva essere il focus della serie, non viene adeguatamente delineato e si trasforma in una psicosi sottaciuta. E l’evoluzione dei personaggi non esiste, dunque sappiamo solo a grandi linee come il protagonista abbia sviluppato certe ossessioni. Inoltre, troppe cose sono già viste e dal sapore insipido che rendono molte delle scene ridicole e superficiali.

Shay Mitchell in una scena di “You”

L’unico salvagente è la recitazione, ma per chi è abituato a un certo genere di thriller, sarà difficile andare oltre la seconda puntata dal momento che il nostro inesperto protagonista occulta cadaveri e ripulisce scene del crimine quasi meglio di Dexter. Un vero peccato, perché l’idea di concentrarsi sul tema attualissimo dello stalking, o anche solo sul tema delle relazioni malate in maniera più approfondita, avrebbe potuto renderlo un prodotto di qualità. Ma è stata preferita una via più semplice e banale che lo ha reso adatto a qualsiasi esigenza ma soddisfacente per poche.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊/10