Comunicare con i segni: dagli antichi simboli, fino gli emoji

Sono tra le più potenti e immediate forme di comunicazione: i simboli riescono ad evocare concetti, immagini e sensazioni attraverso un processo che, per convenzione culturale, associa un segno astratto ad un idea e a un significato.

Dai misteriosi simboli appartenenti alle antiche culture, i cui richiami esoterici restano ancora parzialmente sconosciuti, fino alle coloratissime emoji che riempiono i software di messaggistica, è evidente che la capacità di astrazione ha un ruolo fondamentale nell'interazione tra gli uomini.

Simboli: un linguaggio antico quanto l’uomo

Dai Maya all'Egitto, dai Vichingi fino all’estremo Oriente, il mondo antico ci ha tramandato un insieme affascinante di simboli, che racchiudono spesso complicati concetti in un unico segno. Tra i più noti, troviamo l’Ankh, o chiave del Nilo, che per gli egizi significava “vita eterna”. Per questo, è presente sia come raffigurazione che come oggetto fisico a corredo delle stanze delle piramidi.

Tra i simboli della battagliera cultura norrena, il più noto è forse il Martello di Thor, cioè il tuono, che simboleggia, con la sua potenza, la protezione divina riservata ai guerrieri. Dall’altra parte del mondo, i Maori neozelandesi amano indossare un ciondolo a forma di amo da pesca decorato e stilizzato, realizzato in giada o osso. Significa abbondanza e prosperità, e ricorda l’atto con cui il mitologico Maui “pescò” le isole dal mare, facendole emergere.

La Cina, già culla di una cultura evoluta in tempi antichissimi, è riconosciuta come il luogo dove sono stati ideati i semi delle carte, che sono tra i simboli più noti anche nella civiltà contemporanea. Lo si nota dall’influenza che hanno anche nel linguaggio, con espressioni come “regina di cuori”, per indicare una donna che ha fortuna in amore, oppure “due di coppe”, che indica scarso valore, o, ancora “settebello”, che è diventato il nick della nostra favolosa nazionale di pallanuoto. Infine, chi di noi, almeno una volta, non ha preso un bel “due di picche”?

Il ruolo del simbolo nella brand identity

Il ruolo del simbolo nella brand identity (pixabay.com)
Il ruolo del simbolo nella brand identity (pixabay.com)

Tornando al presente, si può osservare come i simboli siano largamente utilizzati nel marketing, proprio per il loro forte potere evocativo. Se pensiamo allo swoosh della Nike, uno dei segni contemporanei più potenti al mondo, non viene solo in mente una marca di scarpe o di abbigliamento sportivo. Quello che si percepisce, frutto di un’abile campagna di marketing che dura ormai da anni, è l’impegno verso il successo, non solo agonistico. È così che un brand diventa stile di vita, e quel simbolo che lo rappresenta è sufficiente, da solo, a richiamare tutto ciò che l’azienda vuole significare per il suo bacino di utenti.

Anche la Apple è riuscita a condensare in una semplice mela un insieme potente di valori, come la passione per l’innovazione, una tecnologia amica e accessibile, che contribuisce a rendere la vita più semplice, forte di uno stile minimalista, che si adatta ai bisogni del singolo. Chi fa la fila di fronte agli store dell’azienda di Cupertino ogni volta che viene lanciato un nuovo modello di iPhone, non ha certo bisogno di un cellulare: vuole essere parte di quell’onda emozionale che integra perfettamente gli ideali di progresso e umanità. Certo, quando si ha a che fare con le eccellenze, il marketing non basta, è la qualità del prodotto a a fare la differenza.

Terminiamo questo piccolissimo excursus con una storia tutta italiana. Sin dagli anni Cinquanta, coloro che percorrevano le strade costiere toscane, a volte si imbattevano in un cartellone pubblicitario con l’immagine stilizzata di un pellicano. Nessuna indicazione, nessuna scritta: solo l’elegante forma del pennuto che si stagliava sul bianco. Era la pubblicità, riservata solo a coloro che la potevano interpretare, di uno dei resort più esclusivi di Porto Ercole, ovvero Il Pellicano. Meta di personalità di spicco e stelle del cinema, questo hotel ristorante non aveva certo bisogno di presentazioni. Bastava un semplice disegno.

Laurence Stephen Lowry – Going to the Match

Metalinguaggi sintetici istantanei (pixabay.com)
Metalinguaggi sintetici istantanei (pixabay.com)

Metalinguaggi sintetici istantanei: le emoji

Innanzitutto, bisogna distinguere tra emoticon ed emoji. Nel primo caso, si tratta di segni di punteggiatura la cui combinazione ricrea un disegno stilizzato di un volto che esprime un’emozione. Gli emoji, invece, sono qualcosa di completamente diverso, in quanto rappresentano disegni e immagini di una certa complessità e, se vengono inseriti all’interno di un testo, hanno bisogno di un software in grado di leggerli, così come accade per i caratteri speciali.

Insieme a meme e GIF, gli emoji sono tra i mezzi di comunicazione non verbale preferiti dalla generazione Z, grazie alla sempre più ampia diffusione di dispositivi digitali. Accanto a nuovi lemmi mutuati dalla trap, anche l’utilizzo delle “iconcine” e delle piccole immagini a corredo dei messaggi ha delle regole che non fanno che rimarcare il gap generazionale tra chi è a conoscenza di questa simbologia digitale e chi invece le usa in senso letterale.

Il senso di questi piccoli disegni, infatti, viene spesso stravolto, per creare un codice espressivo che supera il simbolo, facendolo “significante” di un concetto spesso totalmente diverso. Facciamo un paio di esempi. La faccina che piange per le risate è probabilmente la più usata sia su WhatsApp che su FB. Forse, proprio per questa sua presenza inflazionata, si tende a preferire il teschio con le ossa incrociate, a significare un “muoio dal ridere”, che non ha certo nulla di macabro. Allo stesso modo, la faccia che strizza l’occhiolino non viene interpretata come gesto di intesa fra chi scrive e il destinatario del messaggio, ma assume una connotazione negativa, per sottolineare un commento sarcastico. D’altronde, la comunicazione si evolve, e, pur nella completa libertà espressiva, meglio comprenderne a fondo le regole, per evitare fraintendimenti.

Mario Pintolini
Editor della sezione arte
Appassionato di arte e di musica, scrivo per artwave nel mio tempo libero per far conoscere a più persone possibile le mie passione e punti di vista.