Le norme anti Covid19, applicate a tutti i settori della vita quotidiana e lavorativa, hanno fin da subito generato un insieme disordinato di dibattiti, incertezze, preoccupazioni; tale da divenire vera e propria psicosi. Queste disposizioni hanno toccato tutti i settori economici, andando a predisporre una quasi totale frattura fra quello che c’è stato e quello che verrà. L’insicurezza individuale e la stessa incertezza del divenire, hanno reso caustico il vivere quotidiano e la speranza di un futuro migliore, sempre più labile.

Il distanziamento fisico, divenuto ormai un vero e proprio distanziamento sociale, ha acutizzato una pandemia quasi peggiore e già presente nel mondo: la paura dell’altro, il terrore del diverso. Cittadini e persone comuni si sono eretti a responsabili e tutori del senso civico. Hanno denunciato e trascinato al patibolo chi usciva di casa anche solo per pochi minuti. Respirare dell’aria pulita in strada, garantita da quell’assurdo e amabile silenzio di un mondo senza macchine, caos metropolitano e nevrosi urbana, era prerogativa di pochi eletti. Ma cosa è successo quando le restrizioni per evitare il contagio da Coronavirus hanno cominciato a cambiare? Cosa è successo quando hanno cominciato a riaprire attività commerciali così come a riprendere attività sportive, culturali e di associazionismo?

Le Norme Anti Covid19 sono uguali per tutti?

Quando è cominciato quel processo che avrebbe dovuto portare a un ritorno alla normalità, sono inevitabilmente iniziate anche le prime contraddizioni. E pare che a pagare il prezzo più alto sia sempre e comunque la cultura. Le librerie hanno riaperto per prime allo scopo di incentivare l’acquisto di libri ma le scuole, le università, le biblioteche, i teatri, i cinema hanno dovuto e devono tuttora aspettare. Ciò che sembra interessare di più l’opinione pubblica, però, è e rimane lo sport; specie il calcio. Pier Paolo Pasolini, in un’intervista, dichiarò:

“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.”

Diego Armando Maradona – Fonte: Wikimedia Commons

Questa dichiarazione arriva in un momento di vera e propria epifania. Quando le norme anti Covid19 che hanno coinvolto, in particolar modo, calcio e teatro sembrano attestare effettivamente l’imponenza delgiuoco” del calcio rispetto all’arte performativa. Calcio e teatro: due attività di contatto, basate sul movimento, sull’importanza del corpo e del gesto individuale, sull’esaltazione del gioco di squadra, sull’improvvisazione e l’ispirazione, sembrano, però, totalmente differenti quando si devono applicare le disposizioni di legge per contenere il contagio.

Il calcio si avvia, infatti, con regolamenti importanti, come quello di garantire una distanza di almeno 1,5 metri dal direttore di gara o quella che vieta di protestare con lo stesso. Altre norme, che si leggono sul documento rilasciato da Agipronews, sono l’abolizione della stretta di mano o cerimoniali di ogni genere, l’ingresso a percorsi separati per tutti i protagonisti o l’abolizione della fila indiana a distanza ravvicinata durante la premiazione in finale di Coppa Italia. Regole che sono quasi del tutto saltate durante le ultime partite e che sembrano, allo stesso tempo, totalmente illogiche. Perché l’ingresso separato delle squadre quando queste, in campo, giocano normalmente in contatto, con abbracci, esultanze e assembramenti di ogni genere?

Teatro vuoto – Fonte: Pixabay.com

Il teatro, invece, in base a ciò che si legge dal documento della Conferenza delle Regioni e Delle Province autonome dovrà rispettare le imposizioni normative anti Covid che rinnegano totalmente la natura stessa del teatro. Sulle linee guida per la riapertura della attività economiche, produttive e ricreative, si legge, tra le altre cose:

Il personale (artisti, addetti a lavorazioni presso i laboratori di scenotecnica e sartoria, addetti allestimento e disallestimento della scenografia, etc.) deve indossare la mascherina quando l’attività non consente il rispetto del distanziamento interpersonale […] Gli oggetti eventualmente utilizzati per la scena devono essere manipolati dagli attori muniti di guanti.

Le domande che, dunque, sorgono spontanee sono: perché il calcio può tutto e il teatro no? Perché il calcio può tutto e tutti non possono nulla? Perché è sempre la cultura a dover pagare e gli interessi economici a dover alzare la “coppa campioni” al cielo?

Immagine di Copertina: Giovanni Stradano – Gioco del calcio in piazza Santa Maria Novella (1561-62), fonte: Wikimedia Commons.
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