Michael Cunningham nacque il 6 novembre 1952, a Cincinnati ma crebbe in California. Si laureò nella Stanford University, dove studiò letteratura inglese. Frequentò anche l’University of Lowa: qui venne premiato come Master of the Arts Fellowshipe e, nel frattempo, colse l’occasione per pubblicare alcune sue brevi storie su giornali come il The Atlantic Mounthly. Nel 1993 ricevette il Guggenheim Fellowship e nel 1995 venne premiato con il Whiting Writers’ Award. Ma è il 1998 l’anno in cui la sua carriera cominciò a raggiungere vette inaspettate, con il romanzo “Le ore”, per il quale vinse nel 1999  il Pulitzer per la letteratura. Qualche anno dopo, dal romanzo, venne  tratto il celebre film “The Hours” con attrici del calibro di Meryl Streep, Julianne Moore e Nicol Kidman. Michael divenne per centinaia di migliaia di lettori, provenienti da  tutto il mondo, un’icona letteraria e, dopo 12 anni dal suo capolavoro, tornò in scena sconvolgendo tutto, un’altra volta, con il libro: Al limite della notte.

Michael Cunningham

Michael Cunningham

Peter , uomo di quarant’anni, padre e marito, soddisfatto della vita che conduce con la moglie, vive in un elegante loft di Manhattan. Lui, gallerista di arte contemporanea, alla costante ricerca della bellezza accecante che, come l’ira di Dio, deve essere capace di risucchiare tutto, mentre lei (Rebecca), editrice di una rivista. Come spesso accade ai matrimoni di lunga data, l’amore e la passione iniziale, cedono il posto all’abitudine, ad una vita “tranquilla” nella quali sì, condividono lo stesso tetto ma tramutano, inconsciamente, l’amore giurato sull’altare, in un “volersi bene” reciproco. Nessun brivido, nessuna passione. Ma ben presto, il caro fratellino di Rebecca, varcherà la soglia della loro splendida casa ed è qui che tutto avrà inizio, con Erry “l’Errore”. Il ‘Dorian Gray’ del romanzo, ventiduenne, omosessuale dichiarato (tratto comune nei libri di Cunningham, essendo anche lui gay), vive la vita in balia delle proprie emozioni, cercando la pace interiore nei luoghi più lontani. Amante dell’arte e del sublime, ebbe in passato problemi con la dipendenza non ancora del tutto superati. Viziato, idolatrato dalla propria famiglia, nonché dalle sue due sorelle,  il suo atteggiarsi è tipico di un provocatore affascinante, anticonformista decadente, giovane ragazzo smanioso di fare della propria vita un’opera d’arte. Peter non gli diede mai la sua benedizione e non nutrì mai particolare simpatia nei suoi confronti. Ma adesso, cos’è successo? Perché l’atto di guardarlo, genera in lui un qualcosa di cui né Peter, né il lettore, si sarebbe mai aspettato? E cos’è precisamente? È l’abisso umano e,dentro questo, c’è anche il passato. L’attrazione fatale per la carne fresca rievoca flashback di tutta una vita che, lì per lì, sembrano sconnessi ma che in realtà, sono tessere indispensabili per la realizzazione del mosaico, completo solo alla fine della lettura. I ricordi di Peter rievocano il fascino contorto dell’esistenza dei personaggi secondari, grazie ai quali sarà possibile scoprire tutti i segreti della famiglia sua e di quella della moglie, dispiegate dall’estrema bravura di Cunningham, il cui stile risulta delicato e asciutto.

Qui prendono vita molte scene del libro, SoHo, New York.

Qui prendono vita molte scene del libro, SoHo, New York.

Tutto il libro ruota attorno al tema della bellezza che, a quanto pare, sembra essere la parola chiave. Che sia macabra, dannata o distruttiva, non ha importanza.  Questa va ricercata nella vita e nell’arte, in quanto ornamento estetico e metafisico dell’esistenza, ma come tutte le altre cose, molto spesso rischia di finire, tradendosi. La bellezza fragile, può sfaldarsi facilmente lasciandoci soli, riportandoci quel vecchio e odiato mondo. I soliti dubbi. La consapevolezza matura della piccolezza umana. Ma se questa povertà umana ci rendesse eterni, beh allora Erry sarebbe morto suicida, già da vivo.

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