Dal 19 marzo al 19 giugno, le Gallerie dell’Accademia di Venezia hanno ospitato una mostra dal titolo Aldo Manuzio: il Rinascimento di Venezia, volta a illustrare l’operato del più grande editore di tutti i tempi. Aldo Manuzio fu, anzitutto, un innovatore: approdato nella città lagunare quando aveva quarant’anni, edificò una rete commerciale basata sull’oggetto libro, dedicandosi strenuamente a un’impresa coraggiosa, quella di stampare i primi testi della nostra civiltà europea in un’epoca fortemente esposta a una crisi politica e sociale; tra le sue invenzioni principali vi sono il libro di piccolo formato e il carattere corsivo.

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La mostra ha ripercorso cronologicamente il ventennio 1494-1515, lungo il quale Manuzio fu attivo nell’officina di Sant’Agostin, a Venezia: tramite i principali testi da lui stampati, è stata illustrata la maniera nella quale egli ha saputo coniugare le sue intenzioni editoriali con la sua arte tipografica, attirando attorno a sé l’attenzione della classe colta veneziana e anche quella di un ampio numero di intellettuali, tra i quali figuravano grandemente gli esuli greci che nel Rinascimento avevano individuato in Venezia “la novella Atene”. Sono stati esposti nella meravigliosa rassegna i testi degli antichi greci, quali le opere di Aristotele e quelle di Aristofane, Tucidide e Teocrito, e quelli dei latini, come Cicerone, Giovenale, Persio e Marziale. L’intenzione di Aldo Manuzio era quella di restituire al pubblico quattro-cinquecentesco il pensiero degli autori dell’antichità; difatti, per primo fra tutti, egli si occupò di imprimere i loro testi in maniera integra e originale, senza i numerosi commentaria e gli apparati di esegesi che spesso ne condizionavano l’interpretazione. Cuore della mostra è l’Hypnerotomachia Poliphili, romanzo allegorico considerato come il più bel libro di tutti i tempi, impresso da Manuzio nel 1499 e annoverato oggi tra i volumi più importanti della bibliologia, grazie alla magnifica mise en page e alle 170 xilografie che interagiscono con il testo.

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Due pagine dell’Hypnerotomachia Poliphili

Immancabili, presso le Gallerie dell’Accademia, i testi di Dante e Petrarca, che Manuzio predilige all’interno della sua produzione, e quelli di Pietro Bembo, eminente umanista con il quale Aldo collabora alla stampa di opere come il De Aetna e Gli Asolani. Nella mostra veneziana il percorso è arricchito dai dipinti di Giorgione, Tiziano, Giulio Campagnola, Cima da Conegliano, Lorenzo Lotto e Pietro Lombardo, dei quali l’arte figurativa restituisce una suggestiva traccia inerente al clima della stagione rinascimentale. Ad essere esposti, anche i primi ritratti di personaggi raffigurati con in mano il libro di formato tascabile, soggetti che indubbiamente rappresentano un passaggio emblematico nella storia del libro e della lettura.

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L’esposizione, curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Giulio Manieri Elia, è stata una tra le migliori testimonianze dell’importanza di Aldo Manuzio e della sua missione, la quale è stata in grado di coinvolgere l’intero panorama del secolo Decimoquinto e che, ancora oggi, costituisce un’importantissima lezione.