Concentramento: questo il titolo del reality show che, nel romanzo di Amélie Nothomb, Acido Solforico, sta tenendo incollati al televisore la maggior parte dei francesi.

Le regole sono quelle di un vero campo di concentramento, con veri kapò, vere condanne. I concorrenti, reclutati per le strade di Parigi, sono in tutto e per tutto prigionieri.

Tante le questioni messe in gioco in questo romanzo: la spettacolarizzazione della morte, la spersonalizzazione dell’essere umano. In quello che può definirsi un romanzo breve o un racconto lungo, appena 131 pagine, la Nothomb critica all’ennesima potenza, con un linguaggio quasi cinico, il mondo della comunicazione e il pubblico che ne fruisce. E lo fa utilizzando il periodo più raccapricciante e disumano della Storia, l’Olocausto.

La gente a casa, con gli occhi fissi sullo schermo, è allibita dalle oscenità proposte, ma non può fare a meno di non guardare. Anche solo per sentirsi più disgustata, o per poterne parlare.

Il picco di audience si raggiunge quando le persone da casa con il televoto decidono chi eliminare. Letteralmente.

Il libro non è altro che  una denuncia nei confronti di chi si dice contrario alla violenza, ma poi non cambia canale di fronte alla celebrazione dell’orrore.

Amélie Nothomb racconta un mondo parallelo, surreale ma quando il lettore gira l’ultima pagina del libro e ritorna alla realtà, capisce che le due parallele sono molto molto vicine e che, in quel mondo immaginato, ci siamo dentro un po’ tutti.

 

Acido Solforico è stato pubblicato in Francia nel 2005. In Italia esce nel 2006 per la casa editrice Voland con la traduzione di Monica Capuani, e per Guanda editore nell’agosto del 2008.

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