Alasdair Gray è un autore che scardina le tradizionali categorie letterarie. Era uno scozzese poliedrico, innamorato dell’arte in tutte le sue forme, che provava piacere nell’osare. Gray aveva dedicato il suo tempo sulla Terra a giocare con la pittura, la tipografia, e sopra ogni cosa spingere ai limiti la letteratura. Spesso etichettato come postmoderno, come fantascientifico e talvolta come pornograficamente crudo, Gray si esalta in ciò che lui stesso reputava il suo più grande romanzo: 1982 Janine, appena pubblicato dalla casa editrice Safarà e tradotto da Enrico Terrinoni.

1982 Janine è un testo roboante che si slaccia fra le fantasie sessuali notturne e le frustrazioni di Jock McLeish, supervisore di sistemi d’allarme stanco, torbidamente adirato con il suo paese e disossato dalla vita. Come dice egli stesso, senza ritegno, nella versione originale del romanzo in preda ad un convulso ragionamento: “Scotland has been fucked and I am one of the fuckers who fucked her”. Una frase assestante che inquadra il personaggio, il suo carattere, e la sua visione di mondo. McLeish non ha nulla dell’eroe, non è un semidivino, e non gode di immense virtù o particolari abnegazioni. Lui è un conservatore, un Tory, che si sbatte fra lampi di cinismo e le sue stesse fantasie erotiche. La regina incontrastata è Janine, musa, sogno sadomasochista e follia continua.

Alasdair Gray "1982 Janine", edizioni Safarà

Edizioni Safarà, 2020. Trad. di Enrico Terrinoni. Euro 21.

McLeish straborda di pensieri sulle sue formosità, inframezzati da riflessioni sulla guerra in Vietnam, sul suicidio, sull’aborto, su Thomas Carlyle o sulla lingua scozzese. Janine, per lui, è un’ancora di salvataggio – una dea dalle sembianze di Jane Russell, icona hollywoodiana degli anni ‘40. Lei è il centro gravitazionale di tutti i pensieri, intorno alla quale ruotano personaggi satellitari assoggettati dai desideri e gli impulsi del protagonista. In tutto e per tutto, Janine è la linfa di questo romanzo, ciò che McLeish desidera e soprattutto ciò che lo rende vivo.

Un romanzo atipico e senza regole

Con 1982 Janine, Safarà regala al grande pubblico la possibilità di immergersi nel vorticoso mondo narrativo sregolato, spesso fallocentrico, censurato, ereditato da De Sade, Joyce, Nabokov e Burroughs a cui questo testo fa capo. Nel romanzo di Gray, i cinque sensi umani sono portati allo stremo, alla nausea. Persino la vista deve assoggettarsi ai cambi tipografici nell’arco di poche pagine. Nulla ha un significato fisso, non esiste verità assoluta da perseguire in questo testo. Il mondo reale è distante, e l’unica cosa a cui è possibile aggrapparsi sono le congetture di McLeish, la cui mente sfreccia fra dialoghi fittizi, ricordi, conversazioni con Dio e lunghe digressioni sessuali contornate da un abbondante volume alcolico.

Dal capitolo undici, il lettore si inoltra in uno sterminato susseguirsi di cambi di punteggiatura, pagine bianche, maiuscole, minuscole e parole onomatopeiche assemblate insieme che creano grafiche geometriche sulla carta stampata. I paragrafi stessi, dopo la prima parte del romanzo, stentano a rimanere incollati alle pagine. Essi diventano anomali, si sfibrano per poi ricomporsi, governati dall’irregolarità dei pensieri di McLeish.

Gray espone la non-linearità del nostro pensiero, delle nostre fantasie e, talvolta, la loro oscura ambiguità. Nessuno vive un pensiero alla volta, come se l’attività mentale fosse scandita da un orologio. Ogni persona salta da un concetto ad un altro, vagheggia, sogna, concatenando riflessioni minuto per minuto. McLeish, in questo senso, è solo un altro comune mortale. Come tutti, è recidivo nelle sue ossessioni che sopraggiungono in ogni istante della sua vita.

Sulle orme di Joyce, prima di Irvine Welsh

Con la pubblicazione di questo testo, Safarà ha regalato al mondo dei lettori, non solo un romanzo, ma un’esperienza. 1982 Janine è un viaggio nel post-moderno, un mélange delle incertezze di un uomo, come spiega Terrinoni nella prefazione, “a cui nulla è risparmiato”. Siamo tutti in balia delle nostre convinzioni, ma con questo romanzo Gray ha replicato su carta sino a che punto la mente di un uomo riesca a portare rifugio e a nascondere la realtà.

McLeish è un personaggio corrotto dalla sua esistenza, uno sbandato, che non riuscendo ad accettare ciò che lo circonda ogni giorno, fuggendo lontano nelle proprie fantasie. I lettori si trovano nella posizione di essere spettatori privilegiato di ciò che accade nella mente di McLeish, che vaga senza meta in un mondo composto di manie ed impulsi sessuali circolari che partono e tornano dallo stesso posto: l’inesorabile, grigia, quotidianità. Proprio per questo, Janine 1982 sembra onorare il flusso di coscienza di James Joyce, presentando al lettore un romanzo in cui il vero protagonista non è l’uomo, ma il pensiero di un uomo. Qualcuno ha categorizzato questo romanzo come erotico, ma dietro alle tante descrizioni della libido, conscia o meno, questo testo è un esperimento narrativo.

Le frasi parentetiche, gli spazi fra un paragrafo e l’altro o addirittura l’utilizzo di del corsivo, sono modi di far capire a quale velocità viaggia il pensiero di McLeish, dove si interrompe, le sue esitazioni ed il modo non-lineare in cui le riflessioni di ogni giorno, a sfondo sessuale o meno, ci rimbalzano in mente. Chi legge Alasdair Gray prima di Il Lercio o Trainspotting di Irvine Welsh, troverà lo stesso sapore presente in  1982 Janine. Chi legge Alasdair Gray dopo aver letto Palahniuk o Burroughs troverà qualche somiglianza. Chi legge Alasdair Gray dopo aver letto L’Ulisse di Joyce si sentirà stranamente a casa.

Ma questo è un romanzo da cominciare senza basi, per spingersi oltre il proprio limite. Gray lo aveva intuito, la letteratura serve anche a questo.

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