C’erano una volta i blog letterari e molti ce ne sono ancora ma negli ultimi anni il mondo dei cosiddetti book influencer si è trasferito soprattutto su Instagram. Complice, forse, la bellezza estetica delle copertine che ben si prestano, in molti casi, alle immagini fotografiche tipiche di questo social network. Emanuele Bosso è uno studente di Lettere moderne, un libraio, un appassionato lettore e un scrittore esordiente. I libri sono, insomma, al centro della sua vita e dai suoi contenuti social traspare un amore e una devozione per la letteratura che colpiscono per forza e autenticità. Ecco perché lo abbiamo intervistato per voi.

Come nasce la tua passione per i libri?  

La mia passione per i libri è legata a due romanzi in particolare: “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe e “I ragazzi della via Pál” di Ferenc Molnar. Dopo averli letti, ho capito che attraverso le pagine, avrei potuto vivere un’infinità di vite diverse dalla mia. Se poi vado a ritroso nel tempo, per pescare un episodio inerente ai libri, la prima persona che mi viene in mente è la mia insegnante di italiano. Ogni volta, per le feste natalizie, scriveva alla lavagna il titolo di un libro che avremmo potuto leggere. Quasi nessuno compagno accoglieva quel consiglio. Ma lei, dopo aver finito la lezione, si avvicinava al mio banco e mi consegnava una lista molto più corposa. Sapeva che un libro soltanto non mi sarebbe mai bastato. 

Quali sono i tuoi riferimenti letterari, artistici, culturali in genere?

Avrei bisogno di uno spazio infinito per risponderti a questa domanda. Provo però, a racchiudere tutto in una sola figura: Marina Abramović. Qualche anno fa mi sono imbattuto nella sua autobiografia (“Attraversare i muri. Un’autobiografia”, edizioni Bompiani, ndr) e ne sono rimasto folgorato. È un artista incredibile, con un vissuto costellato da difficoltà ma anche pieno di forza e coraggio, stracolmo di amore verso se stessa e verso il prossimo. È sicuramente un esempio da seguire, nonostante alcuni aspetti troppo sregolati. Credo però che l’arte sia essenzialmente questo: concedersi agli altri senza filtri. Con autenticità e passione. Se penso invece alle esperienze di vita, uno degli incontri più significativi è stato sicuramente quello con Valentina d’Urbano che ho conosciuto tramite un gruppo di lettura su Facebook: abbiamo cominciato a parlare di libri, a consigliarci reciprocamente delle letture ed è sbocciata una meravigliosa amicizia. Questo incontro mi ha dato consapevolezza: ho capito che potevo mettermi in gioco fino in fondo. Grazie a Valentina mi sono reso conto che era arrivato il momento di scrivere; e il fatto che lei abbia voluto curare la prefazione al mio romanzo è un grande onore per me. Dal punto di vista letterario, Elena Ferrante e Margaret Mazzantini sono dei riferimenti costanti, soprattutto per il modo in cui raccontano il dolore. 

""Ricordati

“Ricordati di me” è il primo romanzo di Emanuele Bosso, edito da GM Press.

Come nasce il tuo profilo Instagram? Ci racconti qualcosa di molto bello che è accaduto in questi anni di interazione sui social? E qualcosa di molto brutto?

Il mio profilo nasce dal bisogno profondo di condividere la passione per la lettura. C’è stato un momento, più o meno lungo, in cui ho creduto che leggere fosse qualcosa di molto intimo e che non potessi in nessun modo catapultarmi, insieme ai libri, fuori dalla mia stanza. Mi sono poi accorto che questa era una concezione molto sbagliata, forse condizionata dal fatto che, nella mia cerchia di amici, io fossi l’unico ad avere questa passione. Poi un giorno, senza pensarci troppo e senza nessuna pretesa, ho scattato una foto al libro che stavo leggendo e l’ho postata su Instagram. È stata la scoperta di un mondo nuovo e magnifico, pieno di persone reali con cui condividere pareri, dubbi, gioie e delusioni. Di momenti bellissimi potrei raccontartene tanti, ma niente può superare l’emozione di quando qualcuno mi scrivere per dirmi che, seguendo il mio consiglio, ha letto e amato nel profondo un libro. In quel preciso istante, sento di aver dato il mio piccolo contributo. Chiaramente non è tutto oro quel che luccica. Succede alcune volte che, dopo aver dedicato molto tempo a una persona, averci chiacchierato condividendo consigli sui libri, sulla vita privata o anche informazioni generiche, di colpo e senza un motivo preciso, smette di seguirti. Per carità, è lecito, però bisognerebbe almeno argomentare, dare una spiegazione. Molti non hanno ancora compreso che non si tratta di numeri ma di persone. Almeno per me è così. Da quest’altra parte c’è una persona in carne e ossa che per pura passione, ha deciso di condividere la propria vita e le proprie esperienze con tutti gli altri. E essere “mollati” di colpo, senza una ragione, non lascia indifferenti.

https://www.instagram.com/p/B4xhSXwoB9g/

Quali sono, secondo te, i vantaggi e i limiti della comunicazione culturale sui social? 

Anche sforzandomi, non riesco proprio a vedere nessun limite. I social usati per promuovere la cultura si stanno rivelando fondamentali per raggiungere un numero sempre maggiore di persone. È come se attraverso strumenti come Instagram e Facebook, ma non solo, avessimo trovato una nuova finestra per portare la cultura nella vita quotidiana delle persone e non più soltanto attraverso i soliti canali. Negli ultimi mesi, ci sono state numerose polemiche sul ruolo di quelli che, come me, provano a raccontare e diffondere i libri sui social. In tutta onestà, ho trovato queste discussioni molto sterili, infondate. Piuttosto che creare e alimentare critiche inutili, bisognerebbe fare fronte comune, anche perché abbiamo tutti lo stesso urgente obiettivo: diffondere la cultura.

Sei un libraio, uno scrittore (nel 2019 è uscito “Ricordati di me”, edito da GMPress) e un book influencer: i libri sono insomma il tuo pane quotidiano. Dal tuo punto di vista, quali sono le ragioni per cui gli italiani leggono così poco? Quali possono essere le strategie da mettere in atto in campo editoriale per promuovere la lettura, in particolare tra i giovani?

Gli italiani leggono poco, è vero, ma per fortuna esiste – e resiste – un gruppo di lettori bello folto che non perde entusiasmo e passione. È difficile capirne le cause, anche perché credo sia un discorso molto più ampio, che travolge tutti gli ambiti della cultura. Credo che il problema sia principalmente legato alla comunicazione: quando si parla di libri, chi non è appassionato di lettura pensa “Che pesantezza!”. Ecco, si potrebbe lavorare sulla trasmissione di un messaggio diverso. In questo senso, ho provato molta tristezza quando, durante la quarantena, i libri non sono stati considerati come beni primari. Per promuovere la lettura, soprattutto tra i giovani, c’è bisogno di creare interesse intorno al libro, qualcosa che vada ad arricchire e stuzzicare il lettore. Sono fermamente convinto che gli incontri tra gli autori e il pubblico, soprattutto nelle scuole con progetti mirati, siano fondamentali per avvicinare chiunque alla lettura. I libri contengono un’umanità sconfinata ma c’è bisogno di aprirli per coglierla a pieno e un confronto diretto con chi l’ha scritto può di sicuro invogliare a farlo.

Progetti in corso e per il prossimo futuro? 

Sto scrivendo un nuovo romanzo. Sono ancora nella fase iniziale ma la storia e i personaggi sono già concreti nella mia testa. Intanto, tra un capitolo e l’altro, continuerò a raccontare sui social i libri meravigliosi dei miei colleghi.

Hai voglia di condividere tre consigli letterari per l’estate scegliendo tra i romanzi che hai letto nell’ultimo anno?

Certo, molto volentieri! I tre titoli che ho amato enormemente e che consiglio per l’estate sono: “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci, “Il colibrì” di Sandro Veronesi e “Le confessioni di Frannie Langton” di Sara Collins.

In copertina: un ritratto di Emanuele Bosso dal suo profilo Instagram.
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