La fotografia attuale, in tempo coronavirus, dello stato di salute  produttivo e commerciale del settore editoriale documenta una situazione d’emergenza i cui numeri gridano alla crisi. La voce è quella dell’Associazione Italiana Editori e particolarmente chiare sono le parole del presidente dell’Associazione, Ricardo Franco Levi:

“La crisi è profonda perché tocca tutti, dagli autori e dagli editori sino ai punti vendita finali. E grave, non solo per i primi dati sulle vendite, ma per le onde lunghe, oggi largamente imprevedibili e che, se non contrastate, potrebbero seguire: calo dei consumi, delle prenotazioni, delle tirature, delle novità. Con un impatto pesante sulla lettura, costante emergenza nazionale”.

I numeri previsti prospettano un quadro preoccupante: 18.600 titoli in meno verranno pubblicati in meno di un anno, 39,3 milioni di copie non verranno stampate e 2.500 testi non verranno tradotti. In questo cupo scenario si inserisce l’inevitabile difficoltà soprattutto di quelle librerie indipendenti costrette alla chiusura e che inevitabilmente hanno subito un brusco calo di incassi. In loro aiuto si è schierata Eris Edizioni con un’iniziativa, “Adotta una libreria”, a dir poco lodevole volta a dare respiro alle librerie viventi e innescando una catena solidale che aiuta loro e le nostre giornate solitarie.

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Librerie dell’iniziativa “Adotta una libreria”. Fonte: Eris Edizioni

A questo proposito, per la nostra rubrica Biblionova, li abbiamo voluti intervistare, parlando del presente e di quella piccola editoria che resiste, anche in un momento storico difficile e complesso come quello che stiamo vivendo.

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Librerie dell’iniziativa “Adotta una libreria”. Fonte: Eris Edizioni

 

Eris Edizioni nasce da “un’esigenza, una volontà, un bisogno”, da un crocevia di strade diverse e complementari. Vi va di raccontarci la vostra realtà?

Eris è una casa editrice indipendente con sede a Torino che quest’anno festeggia i suoi dieci anni di attività. A portarla avanti siamo in tre Anna Matilde Sali, Sonny Partipilo e Gabriele Munafò, più tutta la schiera di collaboratori, curatori e traduttori che ci accompagna da anni. Abbiamo iniziato la nostra avventura quando avevamo tra i 23 e i 25 anni spinti dal bisogno di dare voce a narrazioni che non rientrano nell’omologazione che affligge il panorama culturale (editoriale e non solo). Un’omologazione che si basa sulla semplificazione e l’annullamento delle complessità, un meccanismo che taglia fuori una parte del mondo in cui viviamo e che riduce gli immaginari possibili. Eris è il nome della dea greca della discordia, e ci è sembrato quindi perfetto per rappresentare l’incontro-scontro che sta alla base di ogni narrazione, del fare cultura, del costruire partendo dall’ammettere le differenze.

In questi dieci anni possiamo dire, senza risultare esagerati, di essere diventati una delle realtà indipendenti di primo piano nel panorama italiano. Abbiamo diverse collane: Atropo, narrativa illustrata (per adulti); Kina, fumetti e graphic novel; Chaos, arte e illustrazione; Progetto Stigma, un collettivo autogestito di fumettisti che vive dentro Eris proprio come una piccola casa editrice dento una casa editrice; e poi l’ultima arrivata: BookBlock, una collana di saggi brevi accessibili a tutti (a partire dal prezzo di 6€), piccoli libri che amiamo definire “strumenti di autodifesa culturale”.

Il binomio editoria indipendente e librerie viventi è indissolubile. In questo momento di grande crisi avete così deciso di lanciare un’iniziativa lodevole “Adotta una libreria”. Ci spiegate in cosa consiste?

In un momento in cui le librerie sono costrette a tenere chiuse le loro porte, come molte altre attività, noi abbiamo deciso di adottarne una al giorno. Nel senso che nel giorno stabilito dal calendario pubblicato sul nostro sito e sui nostri social, chi compra sul nostro shop online è come se acquistasse presso la libreria indipendente del giorno. Noi evadiamo l’ordine e facciamo la spedizione ma diamo la normale percentuale di vendita alla libreria, proprio come se lo avesse venduto lei.

Le librerie indipendenti non sono semplicemente esercizi commerciali ma spazi ibridi di ampio respiro. Secondo voi perché è così importante supportare queste realtà?

Noi crediamo che le librerie siano dei presidi culturali sul territorio, per questo non sono come qualsiasi altra attività commerciale. In Belgio, per esempio, sono tra le attività essenziali rimaste aperte durante l’emergenza. Nell’attuale situazione tantissime librerie rischiano di subire un profondo, e in alcuni casi insanabile, colpo alla propria sopravvivenza. Come editori ci è sembrato scorretto scavalcare chi per tutto l’anno sostiene e dà spazio ai nostri titoli.

Noi pensiamo che la solidarietà e l’etica vengano prima del profitto fine a se stesso. Spingere le vendite dai nostri shop online o dare gratuitamente i propri libri scaricabili mentre le librerie e le fumetterie di tutta Italia sono costrette alla chiusura, non è una scelta adeguata per la sopravvivenza dell’intera filiera editoriale. E nel nostro piccolo vogliamo fare in modo che alla fine di questa emergenza non si debbano raccogliere solo le macerie per un comparto che già viveva sul filo del rasoio e che nella maggior parte dei casi non riceverà alcun aiuto statale.

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Fonte: gizzeta.it

Abbiamo voluto invitare i lettori e le lettrici a essere parte attiva di una rete, di una solidarietà attiva. Perché la consapevolezza è l’unica arma che avremo per costruire qualcosa di nuovo quando tutto questo finirà. Il primo round di #adottaunalibreria ha avuto dei risultati bellissimi e dimostra quanto senso di comunità e appartenenza si possa creare attorno a una libreria. Altri editori come Canicola Edizioni, Voland e Exorma hanno sposato l’iniziativa e speriamo che si aggiungano altri. Noi il 27 marzo abbiamo annunciato un nuovo calendario con altre 8 librerie.
E dato che alcune librerie si sono attrezzate per spedizioni o consegne a domicilio, abbiamo creato un’elenco in costante aggiornamento. Insomma il messaggio è: ordinate i libri dalle librerie indipendenti, non dai grandi shop online!

Il settore dell’editoria sta attraversando, come tanti altri, un momento molto delicato, sia dal punto di vista produttivo che distributivo. Come possono le case editrici indipendenti fronteggiare la complessità contemporanea? Quali sono le sfide più difficili secondo voi? 

Difficile dirlo in questo momento. L’editoria stava già vivendo una grossa crisi di sistema e molto probabilmente dopo questo lockdown ci ritroveremo di fronte a un panorama diverso. Tantissime realtà ne faranno le spese. Ma era una bolla destinata a esplodere prima o poi. Tutto il sistema editoriale, come altri sistemi della nostra società, non è sostenibile. Quello del libro, non può essere un mercato reddittizio come gli altri mercati della società capitalista. Molto spesso non è neanche un mercato, anche se si fa di tutto per negare quest’evidenza. Sicuramente la vera e propria sfida sarà immaginare un sistema editoriale diverso.

Perché, soprattutto in questo particolare momento storico, è così fondamentale leggere libri?

In questi giorni siamo tutti delle prede, i cacciatori sono tonnellate di news, dati, opinioni sul covid-19, su quel che è, sul quel che sarà. È impossibile non essere scovati. Ma è anche impossibile poter reggere come individui questo assedio. Bisogna prendersi cura della propria mente e del proprio spirito e soprattutto, ora che ci troviamo tutti nuovamente di fronte all’ignoto, dobbiamo allargare il nostro immaginario perché sopravvivere non è abbastanza. Per questo sono fondamentali i libri.

Fonte: unsplash.com

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