Charlie Brown, Snoopy, Lucy. Linus, Schroeder, Patty, Violet: sono solo alcuni personaggi dei leggendari Peanuts, fumetto a strisce giornaliere che per prime hanno incontrato generazioni e generazioni di lettori il 2 ottobre del 1950. Li conosciamo, ognuno con le proprie caratteristiche caratteriali, bambini in un mondo fatto dell’assenza degli adulti, tra casette di periferia e scene di quotidiana umanità. Non si invecchia in questo mondo tratteggiato, tutto scorre tra frustrazioni, insicurezze, infatuazioni, ansie e tenerezza, facendo appassionare alle avventure dei Peanuts adulti e bambini.

Tutto nasce dalla penna di Charles Schulz, amante dell’arte del fumetto sin da ragazzino. Soldato, insegnante e predicatore laico, Schulz approda alla pubblicazione delle sue prime strisce nel 1947 sul St. Pul Pioneers Press e sul Saturday Evening Post con Lil’ Folks, dove compare per la prima volta un bimbo con la faccia tonda e lo sguardo pensieroso e corrucciato: Charlie Brown. Proprio lui rispecchia l’alter ego del suo autore così come le sue avventure si ispirano a eventi autobiografici autentici, uno su tutti la condivisione di un fedele amico a quattro zampe.

Fonte: ilpost.it

“Se poesia vuol dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta”. Nell’introduzione alla prima racconta italiana dei Peanuts, Umberto Eco parla di Charles Schulz definendolo così, un poeta dell’umanità con tutte le sue fragilità e paure, che la accompagnano dall’infanzia attraverso l’impervio percorso del crescere. Ogni personaggio racchiude delle sfumature personali e lucidamente ritratte con schiettezza e naturalezza, tanto da arrivare alla comprensione e alla sensibilità di ogni età.

I Peanuts non rappresentano solo un longevo e fortunato fumetto, ma un compendio di filosofia immediata e mai stucchevole, farcita con grande ironia e intelligenza. Ci insegnano, ancora oggi come “sentirsi spaventati solo un giorno per volta”, come la felicità risieda nelle piccole cose, ad esempio “accarezzare un cucciolo caldo o passeggiare a piedi nudi sull’erba”, e la sicurezza sia avere un “cassetto pieno di calze di lana”, come affrontare la paura del tempo che passa, e cercare di utilizzare tutte le possibilità della vita, magari iniziando ogni giornata con un bacio sul naso. Schulz non ci ha donato solo qualche risata ma molti spunti di riflessione, specchi in cui osservarci, frasi con cui cullarci, senza sentirci soli; ritroviamo in quelle strisce e nei volti di quegli eterni bambini i nostri interrogativi, le nostre emozioni.

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L’ultimo appuntamento con Charlie Brown, Snoopy e i loro amici risale esattamente un giorno dopo la morte del papà dei Peanuts, avvenuta già vent’anni fa, il 12 febbraio 2000. Il piccolo bracco bianco e nero ha il malinconico compito di dare l’ultimo saluto ai suoi lettori:
«Cari amici,
ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi cinquant’anni. È stata la realizzazione del sogno che avevo fin da bambino. Purtroppo, però, ora non sono più in grado di mantenere il ritmo di lavoro richiesto da una striscia quotidiana. La mia famiglia non desidera che i Peanuts siano disegnati da qualcun altro, quindi annuncio il mio ritiro dall’attività. Sono grato per la lealtà dei miei collaboratori e per la meravigliosa amicizia e l’affetto espressi dai lettori della mia “striscia” in tutti questi anni. Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy… non potrò mai dimenticarli…».

Per suo volere, Charles Schulz ha deciso di non lasciare la sua eredità creativa a un’altra mano, congelando così il loro genio e la loro natura genuina, lasciando loro il grande privilegio di avere otto anni per sempre. Come scritto nel necrologio a lui dedicato sul The Times, l’autore “lascia una moglie, due figli, tre figlie e un piccolo bambino dalla testa rotonda con uno straordinario cane”. Charlie Brown e gli altri sono un generoso dono ai lettori più diversi, senza età e animati dalla necessità di rileggere, per l’ennesima volta, anche solo una striscia, quasi fosse una trasparente “coperta di Linus” con cui rassicurarsi nel frastuono di una routine labirintica.

Schulz ci insegna anche oggi ad accettare la nostra tristezza, ad assaporarla, a vivere un rifiuto o un fallimento, a sentirci insicuri e fragili, a superare le brutte giornate; in uno spazio quotidiano i Peanuts ci parlano di noi con profondità e spiazzante nitidezza, strappandoci un sorriso, tra patatine fritte e burro di arachidi. Quello che Charles Schulz ha fatto è stato infondere poesia e verità in un fumetto, rappresentando le cicatrici attraverso dialoghi e monologhi interiori, nelle confidenze di un’amicizia, convincendoci che tutti “pur non essendo nessuno, siamo speciali”, esattamente come Charlie Brown.

Fonte: ilpost.it

Immagine copertina: Charles M. Schulz nel 1956 al tavolo di disegno, davanti ad un’illustrazione di Charlie Brown. Fonte: Wikimedia Commons.
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