Quella di leggere un libro è un’azione attiva, scombussolante, sovversiva. Leggere mette in moto contemporaneamente tutti e cinque i sensi, aguzzando la vista e affinando l’olfatto; risveglia nel palato i sapori di pasti lontani nel tempo, ti fa riconoscere rumori impercettibili e forse inesistenti; leggere provoca un paradossale desiderio di parlare, manifestarsi e comunicare con l’altro da noi.

Ma la lettura tocca anche corde più misteriose, incontrollabili, strettamente connesse allo spazio dell’immaginazione – quel contorto bagaglio di possibilità che portiamo sempre con noi e che ha bisogno di continui stimoli per essere schiuso. Nella lettura sono insite la scoperta, il viaggio, la perdizione. Stiamo parlando insomma di un’esperienza totalizzante, che azzera l’io e il mondo e li trasforma, o che forse finalmente ce li mostra – l’io e il mondo – in maniera più chiara, densa. A volte talmente brillante da apparire dolorosa.

Leggere è come perdersi nella natura

Potremmo paragonare la lettura a una perturbante esplorazione subacquea. Nel mondo di sotto, circondati dall’acqua – che ci appesantisce e insieme ci rende più leggeri –, si smette di respirare, o meglio si cambia il modo di respirare. L’universo muta i suoi colori, ci si ritrova circondati da creature aliene, sinistre. Eppure la sensazione più forte è quella del conforto, quasi di un inatteso ritorno a casa. L’acqua, come il ritmo delle parole in un testo, ci culla, accarezzandoci, illudendoci di averci posto di fronte a qualcosa di importante, di averci fatto scovare quel familiare altrove che tanto furiosamente cercavamo.

L’esperienza della lettura ricalca però anche le forme più contorte e minacciose di un labirinto. Qui, oltre a quello di perdersi, vige al contempo l’obbligo di cercare disperatamente una via d’uscita, cioè di scorgere un significato ultimo, una soluzione al quesito. Per scappare è necessario tradurre la misteriosa lingua trascritta sui muri del nostro personale labirinto. Occorre risolvere l’enigma che uno strano personaggio incontrato a qualche svolta ci ha posto, giusto un attimo prima di scomparire.

Quante volte la letteratura ha costruito labirinti? Alcuni scrittori non sono altro che architetti strampalati. Si pensi ai paradigmatici labirinti di libri della Biblioteca di Babele di Borges e del Nome della rosa di Umberto Eco. Si pensi alla struttura di un qualunque romanzo o di una fiaba, ai suoi personaggi che se ne vanno e poi ritornano indietro, agli indizi lasciati per caso in un giallo ben riuscito, e poi agli errori di un detective improvvisato o alle incomprensioni in una storia di formazione. È tutto un grande labirinto, e leggere è un’avventura e quindi una fuga, una decifrazione interminabile di segni alla ricerca della fantomatica uscita, della pagina finale e risolutoria, che spesso però, nei libri migliori, tende inesorabilmente a mancare.

Fonte immagine: Pixabay.

Leggere, soprattutto, assomiglia all’aggirarsi in un bosco. Nel bosco ci si perde e – non sempre – ci si ritrova, si cammina molto, ci si guarda intorno spaventati e insieme affascinati. In molte fiabe tradizionali il bosco rappresenta il luogo del pericolo, della morte ma anche della misericordia. È il territorio dove si compie il rito di passaggio all’età adulta, dove si imparano le lezioni più importanti. Gli alberi che nascondono il cielo hanno la stessa fisionomia delle parole che coprono il bianco della pagina, dell’inchiostro nero e fitto che cela, almeno per un po’, il mondo di fuori.

Associandolo all’immagine di un bosco, è facile notare quanto l’atto della lettura possieda le forme scoscese e armoniche della natura, di una natura che ha bisogno appunto di essere letta, analizzata, e poi riletta, discussa, contemplata. Di fronte alla natura, come di fronte all’oggetto libro, ritroviamo intatta la nostra solitudine. Al contempo, però, siamo immersi dentro qualcosa di fortemente condiviso, che ci unisce, che appartiene a chiunque. La natura, e le pagine di un libro, sono miei nella maniera più assoluta, ma sono anche di altri, di tutti. Entrambe sfuggono continuamente al mio sguardo, si ampliano, e per questo è tanto difficile saziarsene.

La natura, come il libro, sprigiona in chi ne fruisce una precisa sensazione di calma. Spesso si desidera leggere un buon libro proprio in mezzo a un ambiente naturale: allora la calma è dentro e fuori, la calma si oppone alla stessa calma. La tranquillità, però, nasconde anche un caos assoluto, indecifrabile, che ci porta a essere agitati e indispettiti. La natura ci interroga: perché quell’albero ha proprio quella forma, perché si trova proprio lì? Come lo vedono, gli altri, quell’albero? Forse le risposte risiedano nel libro che sto leggendo. O forse nel libro si trovano, più che altro, le stesse identiche domande.

Il libro, moltiplicatore di mondi: l’evento immersivo di Trickster-p

Da qualche settimana, vi stiamo raccontando il Pergine Festival, di cui quest’anno Artwave è media partner. Un’edizione, questa del 2020, molto particolare, in cui il festival si è dovuto reinventare per far fronte alla crisi sanitaria che ci ha colpito negli ultimi mesi. Per questo il programma si sviluppa attraverso  eventi e performance proprio in mezzo alla natura, andando a chiarire, e a dichiarare, quanto sia stretto il rapporto che lega arte e mondo naturale. È un modo nuovo e inatteso di, appunto, imparare a leggere la natura, e quindi a scoprirla, a perdercisi dentro. Forse è una maniera per trovare un’uscita a quel labirinto di cui parlavamo – e dentro il quale, da un po’, ci siamo tutti ritrovati a vivere –, o forse per orientarsi in un bosco, vero o interiore che sia.

Tra gli eventi di quest’anno ce n’è uno, in particolare, che riguarda invece specificatamente la lettura – ma come abbiamo visto, tra il perdersi camminando in un bosco o il perdersi muovendosi tra le parole di un libro non c’è troppa differenza. Stiamo parlando di Book is a book is a book, di Trickster-p, un progetto artistico nato dall’incontro tra Cristina Galbiati e Ilija Luginbüh. I due, partiti entrambi da un background teatrale, hanno nel tempo giocato sempre di più con la contaminazione dei linguaggi, approdando all’utilizzo di forme artistiche altre rispetto a quelle più consuete.

Nella poetica di Trickster-p è fondamentale il ruolo giocato dallo spazio, sia fisico che sonoro, che è il vero e proprio anello di congiunzione tra spettatore e creatore. Ultimamente, infatti, nei suoi progetti Trickster-p ha fatto a meno dell’utilizzo di un attore, ponendo invece in un confronto diretto e ravvicinato, all’interno appunto di uno spazio, chi fruisce dell’opera e chi dall’altra parte l’ha ideata.

Book is a Book is a Book. ©LAC 2020-Foto Studio Pagi.

Dopo precedenti progetti che prevedevano lo spettatore in movimento all’interno dell’opera, la domanda alla base di Book is a book is a book, che andrà in scena al Pergine Festival in prima nazionale dal 23 al 26 luglio, è se esistano invece oggetti che permettano di muoversi anche rimanendo fermi. Il libro, ovviamente, è uno di questi, ed è infatti il nucleo centrale della riflessione di Book is a book is a book.

Durante la performance, lo spettatore si accomoderà in una delle 28 postazioni di lettura. Proprio come in una biblioteca, ad attenderlo troverà una lampada e un libro inedito, pronto per essere sfogliato. Qui, guidato da un’atipica narrazione mediante auricolari, finirà per perdersi in un universo mentale e fantasioso in cui parole, suoni e immagini si confondono, mentre intorno lo spazio reale cambia, facendosi più scuro oppure più chiaro.

Il libro, l’elemento centrale della performance, è inteso da Trickster-p in maniera molto ampia, come un universo, come un vero e proprio moltiplicatore di mondi, un modo per viaggiare senza doversi spostare. Lo spettatore ha quindi in Book is a book is a book un ruolo fortemente attivo. Nonostante la traccia sonora sia uguale per tutti, ognuno è libero di collegare in maniera inedita i pezzi del puzzle, e di seguire le tracce delle proprie personali suggestioni. Ecco quindi che la lettura potrà rivelarsi ancora una volta, e come sempre, nel suo peculiare carattere di mondo sommerso, di labirinto, di bosco.

In copertina: Book is a Book is a Book. ©LAC 2020-Foto Studio Pagi.
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