Pier Paolo Pasolini è sicuramente uno degli autori, dei cineasti, dei poeti più controversi della letteratura del ‘900. Coraggioso, autentico e capace di rappresentare la contemporaneità più di qualsiasi altro artista del suo tempo, i suoi scritti sono stati spesso oggetto di critiche e opinioni discordanti. Esse hanno contribuito all’indomabile fascino dell’intellettuale bolognese e della sua opera. Analizzare, oggi, i suoi scritti, volutamente enigmatici e ambigui, è sinonimo di interesse verso battaglie sociali che tutt’ora risentono dell’eco di un autore come Pier Paolo Pasolini.

“Trasumanar e Organizzar” esce nel 1971: periodo di forti tensioni sociali che hanno caratterizzato l’Italia del post-boom economico e che hanno condizionato Pasolini verso la ricerca di autenticità contro la staticità e la falsa tolleranza del potere. “Comunicato all’Ansa (Propositi)” è una poesia che apre proprio la sezione che dà il titolo all’opera e la straordinaria efficacia delle esigenze comunicative dell’autore è tremendamente specificata in appena dodici versi pieni di una genialità ermetica che lascia spazio a riflessioni sull’identità di una nazione, quella italiana.

Murales di Pier Paolo Pasolini, fonte: Pixabay

 

“Ho bevuto un bicchier d’acqua alle tre di notte

mentre Arezzo aveva l’aria di essere assolutamente indipendente.

Una volta decisa l’omissione dei principali doveri

(di poeta, di cittadino)

i miei versi saranno completamente pratici.

(benchè io sappia bene che senza Dio la pratica è surrealistica)

Come dice Euripide: «La democrazia consiste

in queste semplici parole:

chi ha qualche utile consiglio da dare alla sua patria?»

Così, i miei consigli saranno di folle moderato.

Dopo la mia morte, perciò, non si sentirà la mia mancanza:

l’ambiguità importa fin che è vivo l’Ambiguo.”[1]

 

Non è un caso che questi versi siano stati indirizzati proprio all’Ansa e non è un caso che questa poesia rappresenti una vera e propria dichiarazione d’intenti da parte dell’autore bolognese. In un momento storico particolarmente difficile politicamente (il “compromesso storico”, la crisi economica a seguito dell’aumento del prezzo del petrolio…), Pasolini manifesta l’impossibilità di fare poesia e, per tale motivo, i suoi versi saranno “completamente pratici”.

Fonte Pixabay

L’ossimoro identificabile nell’associazione di “folle” con “moderato” rispecchia la volontà dell’ultimo Pasolini di cercare di comunicare attraverso una lingua che renda esplicita l’idea di una falsa libertà e che, contemporaneamente, denunci quello che ormai era per Pasolini un linguaggio completamente omologato.

Il cambiamento antropologico degli italiani, il potere conformante e falsamente tollerante, il consumismo, il vuoto morale ed etico dei giovani: sono tutti concetti che rientrano e attraversano questa poesia-dichiarazione; tanto che il verso finale “l’ambiguità importa fin che è vivo l’ambiguo” non sembrerebbe essere altro che una previsione di una fine per la figura degli intellettuali, coloro i quali sono chiamati per innescare attimi di lucidità e riflessione quando il vuoto e il nulla incombono.

[1] Pier Paolo Pasolini, Trasumanar e Organizzar, a cura di Franco Cordelli, Milano, Garzanti, 2007, p.73.

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