Che la amiate perché ricca di speranze e buoni propositi, la aspettiate con ansia per condividerla con gli amici e un bicchiere di vino oppure la odiate per l’obbligo a divertirsi, Capodanno è la festa per eccellenza. Il vischio, cespuglio dalle bacche quasi trasparenti, conserva tra le spire consumistiche, il vero elemento magico dell’ultimo dell’anno. Un bacio sotto un ramo di vischio è augurio di prosperità in una relazione, come se questa presenza vegetale ne suggellasse il valore in maniera mistica e incorruttibile. A cosa si deve la sua fama?

Prima, qualche notizia botanica. Il vischio è, a tutti gli effetti, un sempreverde cespuglioso e parassitario, ma a differenza degli altri arbusti con questa caratteristica cresce sulle cime degli alberi, nelle intercapedini e tra i rami più alti. La pianta affida la propria diffusione ai volatili che, attratti dalle bacche traslucide, le agguantano trasportandole e poi depositandole su nuovi alberi. Gli antichi Celti, esperti di erboristeria, la chiamavano pianta della Luna e ne temevano le proprietà. Sostenevano che, a causa della sua straordinaria riproduzione a metà tra cielo e terra, il vischio non appartenesse completamente né agli dei né agli uomini.

La dea Freya e la sua pianta di vischio

Se non è persa nelle pieghe del tempo, l’origine della fama del vischio si può ricondurre alla mitologia norrena e alla figura di Freya (o Frigga), splendida sposa di Odino. Con il re degli dei ella aveva generato due figli. L’uno, mite e benvoluto, aveva nome Balder, mentre il secondo era il ben più noto Loki, invidioso e meschino. La loro madre conosceva gli intenti omicidi di Loki nei confronti del fratello e, per proteggere Balder, chiese ai quattro elementi di unirsi per preservarlo da ogni male. Tuttavia, una pianta era sfuggita alla richiesta.

Il vischio non era compreso nell’incantesimo, a causa della sua natura duale e della posizione incerta. Loki ne intrecciò un ramo per farne una freccia e colpì a morte Balder nel sonno. Freya, incredula e addolorata, pianse ogni sua lacrima sul corpo del figlio perduto, finché non ce ne furono più. L’acqua salata del pianto, però, a contatto col vischio diede vita alle caratteristiche bacche perlate che oggi ne sono i frutti, che risvegliarono Balder dal sonno eterno.

La morte di Balder di Christoffer Eckersberg

Freya baciò la pianta salvatrice, divenuta simbolo concreto dell’amore materno che non conosce ostacoli. Da allora, si racconta, non ci fu più una sola persona in Scandinavia a non baciare il vischio per chiederne protezione e lunga vita. Una tradizione che anche i Celti rispettavano pedissequamente, usando il vischio anche in battaglia per chiedere una tregua, ovviamente suggellata con un bacio tra i capi delle due fazioni.

Tempo dopo, nell’Eneide virgiliana, la veggente Sibilla cumana chiede a Enea di procurarsi un “ramo d’oro” prima di scendere negli Inferi. Il vischio allora acquisiva valore come merce di scambio per le divinità dell’Oltretomba, una proprietà legata alla sua doppia valenza (cielo e terra) simile a quella dei fantasmi ultraterreni.

Enea negli Inferi di Jan Bruegel il Giovane

Troppo legata al paganesimo, però, la leggenda del vischio trova un suo corrispettivo anche nel folclore cristiano. Come ogni storia che si rispetti, anche questa inizia con un ricco mercante avido e incapace di amare, che ricorda molto l’Ebenezer Scrooge di Charles Dickens. L’uomo aveva perso il sonno, in una notte particolarmente fredda di dicembre e venne attratto dal vociare gioioso dei suoi concittadini sulla strada. Tutti, anche i più poveri, procedevano gioiosamente con un dono verso la grotta di Betlemme, dove era nato Gesù.

Si dice che, appena giunto dal Salvatore, il mercante si pentì di non aver nulla con sé e di aver sempre rifiutato contatti con le altre persone e pianse per il resto della nottata appoggiato a un arbusto vicino. Il giorno dopo quelle lacrime erano bacche e il vischio era arrivato nel mondo. Quale che sia la versione che preferite, il collegamento con le lacrime, d’amore o di pentimento, resta la chiave della magia del Viscum album.

Il cespuglio del vischio a metà tra cielo e terra

In attesa del bacio, abbiamo raccolto per voi aneddoti utili a scaldare l’atmosfera ma, se preferite un approccio meno scientifico, potrete sempre citare la signora delle Feste, Mariah Carey. A 25 anni dalla prima uscita, la sua All I want for Christmas is you nella sola giornata di martedì 26 dicembre ha superato gli 11 milioni di streaming su Spotify. Saprete, dunque, di citare un altro grande classico se canticchierete: “I won’t ask for much this Christmas, I won’t even wish for snow, I’m just gonna keep on waiting underneath the mistletoe”.

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