di Nicolò Bellon, Alessandro Mancini e Mauro J. Manzo

Se ne parla ormai ovunque da ieri, sui social, in tv, sui quotidiani, al bar. Dopo due giorni di silenzio stampa riguardo alla frasi piuttosto discutibili e alquanto fuori luogo del conduttore di Sanremo 2020, Amadeus, durante la conferenza stampa di presentazione, è stata la giovane economista Imen Boulahrajane con un post su Instagram ad accendere la miccia della “rivolta”. Sanremo non è Sanremo senza polemiche, questo è noto:  l’auspicio è che da questa querelle in particolare possa derivare un dibattito maturo, serio e consapevole. Un dibattito che appare quanto mai necessario.

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Egregi responsabili @sanremorai, dal momento che ci obbligate tutti quanti noi a pagare in bolletta quel carrozzone senza fondo della Rai con la scusa di farci un servizio pubblico, ci fate almeno il piacere di spiegarci DOVE STA IL SERVIZIO PUBBLICO QUI DENTRO? È questo il messaggio che vuole trasmettere “l’azienda culturale più importante del Paese” come vi autodefinite così pomposamente? Prima l’estetica e poi il contenuto? Se il contenuto c’è, bene. Se non c’è, pazienza. Chiara Ferragni e Rula Jebreal no, ma le fidanzate di Valentino Rossi e Cristiano Ronaldo sì. Sia mai che qualche ragazza che vi guarda con occhi sognatori dalla provincia di Varese pensi che una donna nel 2020 possa fare l’imprenditrice senza passare per Temptation Island o che possa fare la giornalista di successo senza sfoderare il suo davanzale ai quattro venti in prima visione. Perché se Chiara Ferragni è moglie di Fedez, è solo un di più. Se Rula Jebreal è anche una giornalista bellissima, è solo un di più. Ma no dai. Continuiamo pure a raccontare alle donne che per fare carriera devono prima pensare a farsi belle, magari trovarsi un fidanzato ricco e famoso e fare anche UN PASSO INDIETRO. Non oscuriamo il suo successo. Annullati tu piuttosto. Stai sempre un passo dietro di lui. Avete deciso che il vostro target è l’italiano medio che si eccita con due poppe al vento? BENE. Allora non avrete me. Non vi cambierò magari nulla, ma almeno potrò dire di non aver alimentato questo baraccone. Perché le cose da sole non cambiano. E se stiamo tutti zitti vuol dire che va tutto bene. Chissà che magari un giorno ci arriverete anche voi a capire che per sopravvivere dovrete attirare le nuove generazioni. E i giovani italiani di oggi, grazie a Dio, non ci stanno ad assecondare conduttori mediocri e sarcasmo da due soldi. #boycottSanremo

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In poche ore la notizia è rimbalzata anche sui siti generalisti e su tutti i media nazionali, arrivando all’attenzione del grande pubblico che, forse, troppo assuefatto a frasi e atteggiamenti di un certo tipo, non aveva inizialmente colto le sfumature e i messaggi pericolosi nascosti nel lungo discorso di Amadeus. Eppure basta ascoltare dal minuto 15 in poi della conferenza per ritrovarsi di fronte ad una sequela senza fine di frasi fatte e ripetute quasi ossessivamente dal conduttore che svilisce le figure femminili accanto lui, una dopo l’altra. Tutte, infatti, vengono definite (ovviamente) “bellissime“, come se quella fosse l’unica qualità adatta per una donna per salire sul palco di Sanremo. La bellezza non può certo diventare una colpa ma neanche l’unico metro di giudizio. La bravura, il talento, gli studi, i sacrifici, la competenza passano invece in secondo piano per il conduttore. Sì, ancora oggi, nel 2020, addirittura alla conferenza stampa del programma più seguito della rete pubblica italiana, dobbiamo ascoltare e subire discorsi impregnati di maschilismo, sessismo e superficialità che mettono in imbarazzo prima le sue colleghe sedute accanto a lui, e poi tutti noi spettatori, in quanto esseri umani.  Ed è difficile ipotizzare che la presentazione alla stampa di un evento di questa portata non sia stata ponderatamente organizzata e prestabilita nei minimi dettagli.

Tuttavia, la frase della discordia, quella che ha scatenato il putiferio, non è stata solo la ripetizione meccanica, e forse (speriamo) inconsapevole da parte di Amadeus, della parola “bellissima”, ma quella rivolta dal conduttore alla fidanzata di Valentino Rossi, la modella Francesca Sofia Novello: “È una… come dire… una sorta di scommessa personale perché a volte non per forza devi conoscere, ero curioso” ha detto Amadeus, rivolgendosi ai giornalisti. “… Questa ragazza molto bella” ha continuato, “ovviamente sapevamo essere la fidanzata di un grande Valentino Rossi, ma è stata scelta da me perché vedevo… intanto la bellezza, ma la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro malgrado la sua giovane età”.

Quell’espressione infelice, “stare un passo indietro”, evidenziata dalla seguitissima Imen Boulahrajane, ha scatenato le ire degli utenti e dei telespettatori, donne e uomini, senza alcuna distinzione, perché tacciata di profondo sessismo e maschilismo. In effetti, ci siamo chiesti anche noi in Redazione, cosa ci sia di edificante per una donna, una compagna in questo caso, nello stare un passo indietro rispetto al suo uomo. Forse Amadeus, come ha poi cercato di spiegare in un secondo momento, intendeva altro? Si è espresso male? Davvero, come ha scritto sul suo profilo social, con “quel ‘passo indietro’ si riferiva alla scelta di Francesca di stare lontano dai riflettori inevitabilmente puntati su un campione come Valentino?

Noi vogliamo dare fiducia ad Amadeus e accettare che le sue gaffe siano state fatte “in buona fede”, però, il problema, ed è un grande problema, resta. E pesa come un macigno su questa edizione di Sanremo e sulla televisione di Stato tutta. Evidentemente gli autori del Festival non hanno dato troppo peso al discorso che il presentatore ha portato di fronte a milioni di italiani, oppure, ancora peggio, non si sono proprio resi conto della gravità di quelle parole. E pensiamo che il problema si annidi proprio qui, nella mentalità di una società ancora profondamente maschilista e di stampo patriarcale (e siamo noi uomini a dirlo questa volta, non donne accusate di femminismo isterico!) che non riesce ancora ad accettare l’idea che le donne possano ricoprire ruoli e incarichi di potere o di responsabilità all’interno del sistema. Se proprio devono farlo, non può essere di certo per le loro innegabili qualità professionali e accademiche, ma, solo e soltanto per la loro bellezza. Le donne come oggetto, come soprammobile, come vallette, come appendice dell’uomo, quell’immagine, insomma, a cui anni di televisione-spazzatura ci ha abituati e quella a cui, purtroppo, ancora tante donne si rifanno o si adattano.

Da sinistra a destra: Antonella Clerici, Amadeus e Diletta Leotta durante la conferenza stampa di Sanremo 2020. Fonte: Il Secolo XIX

Perché un altro enorme problema, emerso anch’esso dalla conferenza stampa in oggetto, è proprio questo: il silenzio delle donne presenti di fronte alle frasi incriminate. Perché professioniste come Antonella Clerici, Diletta Leotta e Laura Chimenti non si sono lamentate, non hanno fatto sentire la loro voce di dissenso, non hanno fermato quel triste e raccapricciante spettacolino? Perché hanno continuato ad annuire, a guardare nel vuoto o a restare lì, immobili, fra l’imbarazzo e l’impotenza, di fronte ad un discorso che ha messo i brividi a mezza Italia? Le risposte potrebbero essere infinite ma ognuna di queste non giustificherebbe un silenzio che va ad aggravare quelle frasi sessiste e sconclusionate. Il quadro che ne emerge è quello di una televisione, e quindi di un Paese, ancora molto immaturo, bamboccione e ignorante, dove non è Amadeus-uomo medio il vero problema, ma il pensiero che c’è sotto e che investe ogni settore, ogni branca, ogni aspetto della nostra società. È un pensiero malato, arcaico e retrogrado che non permette di fondare i giusti presupposti per la creazione di una società degna dell’epoca in cui viviamo, che preveda una parità assoluta fra uomo e donna e che condanni duramente ogni azione ed espressione di tipo discriminatorio. Le persone appartenenti al genere femminile sono sovente vittime di umiliazioni, violenze, disagi e penalizzazioni d’ogni sorta: tutto ciò è conseguenza di stereotipi semplicistici che sono talmente radicati nel sentire comune da passare spesso inosservati.

Ma le nuove generazioni stanno mutando il loro sguardo, affinandolo e rendendolo sempre più attento. Fermo restando la necessità di sviluppare veri e propri percorsi di educazione alla relazione di genere, ci sembra che sia già in atto un grande cambiamento: perché non sono solo le donne ad essere stufe di questo tipo di narrazione e di rappresentazione, sono sempre di più anche gli uomini che non si riconoscono in questa mentalità e che ambiscono ad una società diversa, autenticamente paritaria, una società che tuteli le categorie più deboli e svantaggiate e che dia una lezione esemplare a chi si approfitta della propria posizione privilegiata, affinché tutto questo non accada più.

Fonte immagine in evidenza: Billboard.it
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