di Lucia Nunzi

L’annuncio viene direttamente dall’account Instagram della bambola ed è di pochi giorni fa: sono finiti i tempi in cui era possibile acquistare l’unico modello standard con gambe innaturali e vitino inesistente che commentava “la matematica è difficile!”, scatenando le giuste proteste di associazioni universitarie femminili. Ma andiamo con ordine. Cosa è cambiato da allora? Come è cresciuta Barbie, rinnovandosi, senza tuttavia invecchiare?

Era il 9 marzo 1959 quando uscì nei negozi la prima Barbie, che aveva i capelli neri e assomigliava a una pin-up. L’idea era venuta a Ruth Handler, moglie del co-fondatore della Mattel, mentre osservava la figlia Barbara giocare con le sue bambole, che rappresentavano tutti neonati. Perché non venderne una adulta? Si sa quanto i bambini, quando giocano, desiderino essere adulti.

Detto fatto, creata insieme all’ingegnere Jack Ryan ispirandosi ad una bambola tedesca, fu battezzata Barbie in onore della figlia, dando inizio così la scalata al successo alla linea di giocattoli più redditizia della Mattel.

Barbie ha attraversato sessant’anni di storia americana e mondiale incarnando quelle caratteristiche che meglio definiscono la società occidentale: bellezza, popolarità e benessere’, commentava nel 1998 la studiosa francese Marie-Françoise Hanquez-Maincent. Ma se queste qualità potevano essere sufficienti allora, nel tempo sono cambiate alcune cose.

La Handler, femminista convinta, si impose affinché fosse realizzata con seno e forme femminili, distanziandosi dalle classiche bambole fino ad allora prodotte, la vuole indipendente, non una donna di casa sempre ai fornelli, ma alle prese con la vita lavorativa. E infatti, Barbie non è mai stata sposata nonostante abbia indossato molte volte l’abito nuziale e non ha avuto a che fare neanche con la maternità. In compenso, ha svolto più di duecento professioni: da ingegnere robotico a Presidente, fino alla più recente, come astronauta (nella linea “Shero”, ispirata a icone femminili viventi), un omaggio a Samantha Cristoforetti.

Oggi la chiameremmo “influencer” visti i numerosi abiti che gli stilisti le hanno fatto indossare nel corso degli anni e il milione e quasi mezzo di persone che la segue su Instagram, ma in realtà fin quasi dal suo debutto è stata un’icona della moda: Dior, Givenchy, Balmain sono alcune delle case che hanno vestito la celebre silhouette a forma di clessidra, giudicata fin dal 1970 sempre più spesso di proporzioni umanamente impossibili.

Tanto che, finalmente, nel 1997, c’è stato un primo passo: Barbie è stata ridisegnata e la sua vita è stata resa più ampia, avvicinandola un pochino di più ad un corpo reale.

Eppure, come può un unico modello di rappresentazione femminile, per di più così innaturale, rappresentare uno spettro così ampio di corpi di donna, alla luce della presa di coscienza e di accettazione di sé degli ultimi anni?

Perché questa bambola dovrebbe essere messa tra le mani di bambine e bambini, creando aspettative assurde e proiezioni impossibili che vanno a minare le basi della sicurezza in sé che i bambini iniziano a costruirsi proprio in quegli anni?

La Mattel, complice il calo di vendite, si è forse posta queste domande e ha operato di conseguenza.

È del 2016 il lancio di tre nuovi campioni di corpo femminile di Barbie, “tall, petite e curvy”, una piccola rivoluzione che si è guadagnata anche la prima pagina del Time, coinvolgendo nel lancio Ashley Graham, la top model simbolo della femminilità curvy.

Già nel 2015 l’azienda produttrice di giocattoli aveva deciso di espandere il concetto di donna che non corrisponde solo a bellezza e moda, introducendo la linea “Shero”, dedicata appunto a donne contemporanee e nel 2018 ha aggiunto anche la linea “Inspiring Women”, in onore delle figure femminili che hanno fatto la storia, come Frida Kahlo e Katherine Johnson.

Barbie rimane così al passo con i tempi, diversificando e includendo esempi di femminilità di tutto il mondo, rendendosi più umana e avvicinabile, un’icona pop già celebrata nel 1986 da quel pioniere che era Andy Wharol che l’ha dipinta come aveva fatto con Marilyn Monroe.

Icona culturale vera e propria: già protagonista di un libro “Forever Barbie”, una biografia non autorizzata e di un documentario “Tiny Shoulders”, girato durante la ‘reinvenzione’ della bambola, con approfondimenti e interviste, tra le altre, anche a Gloria Steinem, la celebre giornalista e attivista femminista, Barbie tra qualche mese diverrà anche star del grande schermo. Margot Robbie vestirà i panni della bambola in un live-action, emblema e eroina di sé stessa (nonostante le contraddizioni) come ogni donna sa essere.