Aimee Gibbs è una liceale che tutti i giorni prende l’autobus per andare a scuola. Una mattina mette i suoi jeans preferiti, stretti a zampa di elefanti, sale sul mezzo pubblico e rimane in piedi, tra la folla, in attesa della sua fermata. Ma quel viaggio quotidiano viene segnato da un avvenimento imprevisto e disgustoso: un giovane uomo, proprio dietro di lei, si masturba sui suoi pantaloni, sotto gli occhi di tutti. Aimee è sconvolta e si gira per cercare riparo negli occhi altrettanto basiti dei passeggeri che, al contrario, fanno finta di nulla e si girano dall’altra parte. Il giorno dopo e quello dopo ancora per qualche settimana, Aimee non riuscirà più a prendere l’autobus ripensando a quello sgradevolissimo episodio in cui è stata lasciata sola.

Questa storia è tratta da alcune puntate della serie britannica di successo targata Netflix, Sex Education, finalmente un telefilm intelligente che sappia parlare del sesso, con tutte le sue difficoltà e complessità, a un pubblico adolescente. Gli episodi in questione, con delicatezza e sincerità trattano nella seconda stagione un argomento spinoso, spiacevole, troppe volte nascosto, quello delle molestie. Che siano fischi, suoni di clacson, apprezzamenti gratuiti e non richiesti o, ancor peggio, violenze vere e proprie, fisiche o psicologiche che siano, le molestie troppo spesso accompagnano la vita di una donna, da quando è una ragazzina in poi.

catcalling

Fonte: millennialsofficial.com

Il catcalling: cos’è e perché è un problema da combattere

Tutto questo ha un nome: catcalling, un’espressione che potremmo considerare afferente al vocabolario urbano proprio perché si lega a un fenomeno di strada raggruppando tutti quei complimenti di cattivo gusto rivolti alle donne. Si tratta, dunque, di vere e proprie molestie verbali, frasette che sembrano innocue e invece non lo sono, apprezzamenti, commenti, fischi, sguardi insistenti che portano ogni donna a sentirsi sempre meno libere di andare in giro perché continuamente osservate e apostrofate volgarmente.

In Francia il governo Macron ha decretato il catcalling un reato prevedendo multe salate dai 90 fino ai 750 euro a seconda della gravità, con provvedimenti severi per i recidivi costretti a un programma di riabilitazione civica obbligatorio. Troppo spesso le motivazioni di un eventuale “diritto del maschio” di flirtare con frasi fatte e decisamente poco originali e gradevoli si scontrano con il diffuso malessere femminile di uscire di casa vestita e truccata come vuole, magari bloccata da paturnie e un legittimo timore di attirare sguardi indesiderati.

Il “femminile”, tra definizioni anacronistiche e libertà negate

Quello che l’uomo autore di catcalling non comprende, annichilito da una concezione di mascolinità particolarmente datata e nociva, è che la maggior parte delle volte una fanciulla si veste in un determinato modo per stare bene con se stessa e non per attirare l’attenzione. Concetto a quanto pare molto difficile da comprendere anche per personalità come il dottor Raffaele Morelli in quale sostiene, parole sue, che:

“Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso deve preoccuparsi perché vuol dire che il suo femminile non è in primo piano. Puoi fare l’avvocato o il magistrato e ottenere tutto il successo che vuoi ma il femminile in una donna è la base su cui avviene il processo. Il femminile è il luogo che suscita il desiderio. Le donne lo sanno bene, perché se la donna non si sente a suo agio con un vestito, torna in casa a cambiarselo. La donna è la regina della forma. La donna suscita il desiderio, guai se non fosse così.“.

Parole che a leggerle prudono gli occhi, ad ascoltarle in radio, in mezzo all’imbarazzante e quantomeno scandaloso silenzio, fanno venire la nausea. Il suddetto dottore, con nonchalance da quattro soldi, dà notevole spago e giustificazione al fenomeno del catcalling, considerandolo un’aspirazione a cui la donna deve sempre anelare, a prescindere dal suo successo professionale che, figuriamoci, va subito in secondo piano. Guai a voi femmine, se oltre alla forma deste peso alla sostanza! Guai a voi se non avete mille occhi addosso, con ritornello machissimo incluso!

Il peso di una molestia

“Ciao bella!”, “Come lo lecchi bene quel gelato!”, “Che sventola!”, “Me lo fai un sorriso?”: queste sono solo alcune delle frasi, tra quelle più delicate, che ogni giorno, uscendo di casa devono sorbirsi, spesso in silenzio per evitare che la situazione degeneri. In Italia, grazie a un’indagine a opera di un gruppo anti-molestie statunitense Hollback! in collaborazione con la Cornell University, emerge la più alta percentuale di donne che hanno scelto di cambiare strada per tornare a casa dopo aver subito episodi di catcalling.

A questo proposito Marie Moise del movimento Non una di meno, afferma che può essere “rischioso estrapolare questo fenomeno da tutte le altre forme di violenza di genere”. Non ci sono aggressioni di serie A e di serie B: tutte purtroppo limitano la libertà e così facendo deturpano la serenità e la tranquillità di prendere un mezzo pubblico da sola, di tornare a casa tardi, di mettere un vestito un po’ più corto, senza che questo diventi un affare d’interesse comune.

Solidarietà femminile e cambiamento

Tornando al punto iniziale, Aimee Gibbs, pur inizialmente dando poco peso all’accaduto nel bus, viene segnata, turbata, cambiata. In seguito a quell’episodio, ha dovuto modificare la sua routine, ha iniziato provare disagio verso qualsiasi forma di contatto fisico e a covare rabbia verso una realtà che va cambiata e rivoluzionata. Riuscirà a superare la violenza subita grazie alla solidarietà femminile, a quelle amiche che la sostengono e la fanno sentire nuovamente forte, indipendente, in grado di affrontare l’insicurezza e la sensazione di sporcizia attaccata addosso.

Aimee fa il primo passo verso la normalità: quello è solo uno stupido autobus e lei è molto di più di una frase urlata e di un fischio. Così come ogni donna è molto di più del suo “femminile” e dell’abito che indossa. Prima i leoni da strada lo accetteranno, prima l’umanità farà un tanto atteso salto in avanti nel progresso antropologico.

Di questo e di molto altro ancora parleremo con i nostri ospiti durante l’evento La Terrazza di Artwave: Sex Education che avrà luogo giovedì 16 luglio dalle ore 18 in poi da Industrie Fluviali a Roma. Qui tutte le informazioni sulla serata.

Crediti immagine copertina: Sex Education. Fonte: cisiamo.info
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