Questa parola è sempre più ricorrente nella nostra società; ne avvertiamo la presenza, perlomeno sui social, ne scorgiamo le possibili narrazioni attraverso film e serie tv eppure il significato preciso di questo termine sembra sfuggire ai più.  Che cos’è, dunque, il poliamore?  Con questa espressione ci si riferisce ad una modalità di relazioni affettive, emotive e sessuali che coinvolge in maniera totalmente esplicita e consensuale più di due persone contemporaneamente. Forse qualcuno ricorderà il coming out di Pupo: il cantante italiano, infatti, vive una relazione poliamorosa nella forma del “classico” ménage à trois. Pare che anche Italo Calvino abbia avuto un legame di questo tipo così come altri intellettuali, artisti, scrittori e personaggi noti al grande pubblico.

Ma da dove viene questo termine? Quali sono le differenze rispetto a parole dal significato simile? Scopriamolo insieme in questa breve introduzione.

Breve storia di una parola nuova

Poliamore è un neologismo, una parola nuova della lingua italiana, inserita nel dizionario Treccani e in quello Garzanti “solo” nel 2018. La coniazione del termine inglese polyamory, da cui deriva il corrispondente nostrano, risale però al 1990 nel momento in cui Morning Glory Zell-Ravenheart (pseudonimo di Diana Moore), leader e sacerdotessa statunitense di una comunità neopagana chiamata Chiesa di Tutti i Mondi, usò questa parola per descrivere le dinamiche del suo matrimonio, nonché il suo ideale personale di relazione multipla, in un articolo pubblicato sulla rivista Green Egg Magazine

Successivamente, nel 1992,  Jennifer L. Wesp la usò per nominare un newsgroup, ovvero un gruppo di discussione su Internet in cui gli utenti potevano condividere idee, riflessioni, domande su questo tema. Il termine cominciò dunque a circolare tra i parlanti anglofoni e venne nuovamente impiegato dalle psicologhe Dossie Easton e Janet Hardy nel saggio cult The Ethical Slut (edito in Italia da Odoya nel 2014), pubblicato per la prima volta nel 1997, un testo che costituisce una vera e propria pietra miliare sul tema e che ebbe un successo e una diffusione tali da favorire enormemente la circolazione della parola in questione. E proprio in virtù dell’uso sempre più frequente, il termine entra nel 2006 nell’Oxford English Dictionary

Odoya edizioni, 2014. Trad. di Giorgia Morselli. Euro 18.

In Italia bisognerà attendere, appunto, il 2018 ma la prima attestazione risale ad un articolo de L’Espresso datato 1998; successivamente si diffonde soprattutto grazie ad Internet – in particolare alla nascita del sito poliamore.org– ma anche grazie a film e serie tv dedicati a questa modalità relazionale – con il docu-film Lutine, distribuito sul canale Cielo nel 2016 e poi con la serie Netflix You Me Her (2017) – fino ad assurgere allo status ufficiale di neologismo.

Il consenso: una sostanziale differenza

Le scienze umane, in particolare l’antropologia, si sono imbattute più volte in modalità di coniugio e/o relazione sentimentale e sessuale che coinvolgono più di due persone alla volta.

Il fenomeno della poligamia non è infatti raro come si può pensare di primo acchito: ci sono state, e ci sono tuttora, diverse popolazioni che praticano questa forma di unione per svariate ragioni che possono afferire alla sfera religiosa, a quella sociale o a quella simbolica. Esistono, o sono esistite, culture in cui la poligamia è praticata ed è addirittura legale: la forma più diffusa è quella della poliginia (un uomo sposato con più donne) ma abbiamo casi documentati di piccole società (ad esempio quella dei Bororo del Brasile o di alcuni gruppi etnici in Sri Lanka) in cui si è praticata la poliandria, ovvero il matrimonio tra una donna e più uomini. Ovviamente, per ragioni squisitamente biologiche, la poliginia è più frequente: un uomo può avere rapporti con più donne e potenzialmente generare prole con ognuna di loro mentre non è tecnicamente possibile il contrario perciò, dal punto di vista strettamente etologico, la poliandria è meno vantaggiosa per la sopravvivenza della specie. Ma nonostante questo ci sono stati casi di poliandria in determinati contesti laddove, per ragioni diverse, si è ritenuto opportuno mettere in atto questa forma particolare di matrimonio tra più soggetti.

Draupadi e i suoi cinque mariti, i fratelli Pandava,  sono protagonisti del poema epico indiano “Mahabharata”, IV secolo a.C. Fonte: Wikimedia Commons.

Il poliamore include quindi la poliandria e la poligamia ma è come una categoria filosofica “ombrello” che contempla anche altre forme di legami e di unioni tra le persone. Una differenza sostanziale poi rispetto ad alcune forme di poligamia è data dal consenso di tutte le parti coinvolte. I legami poliamorosi sono, infatti, per loro stessa natura, totalmente consensuali e ognuna delle persone coinvolte è consapevole e condiscendente.

Il poliamore contempla inoltre numerose forme di relazioni e di possibilità anche rispetto all’orientamento sessuale e di genere: può accadere che solo uno dei partner della coppia viva relazioni affettive e sessuali esterne e l’altro no; oppure possono esserci coppie il cui legame è definito “primario” rispetto alle altre relazioni considerate invece “secondarie”; il poliamore può riguardare anche legami di gruppo tra diversi soggetti che vivono tali relazioni in modo esclusivo, non contemplando null’altro al di fuori di quella cerchia ristretta. Addirittura c’è qualcuno che si definisce poliamoroso ma solo in senso platonico: a livello strettamente sessuale è, infatti, monogamico ma dal punto di vista affettivo ed emotivo vive relazioni intense e significative anche al di fuori della coppia.

In definitiva, ciò che appare davvero interessante e innovativo di questo fenomeno complesso e variegato della nostra contemporaneità è anzitutto l’accento enorme posto sul consenso e sulla sincerità tra i soggetti coinvolti: il poliamore rifiuta in modo netto l’inganno e la manipolazione, sostenendo invece la necessità di condividere sempre scelte, emozioni e criticità attraverso il dialogo e il confronto. Inoltre, la concezione filosofica poliamorosa offre una prospettiva molto interessante rispetto alla gelosia e alla possessività che, attenzione, non vengono affatto negate o represse ma al contrario vissute fino in fondo con un obiettivo altissimo e nobile: quello dell’emancipazione e dell’affrancamento.

Poliamore: una parola corrente da esplorare e declinare

Molto resta ancora da scoprire: come si è affermato storicamente il poliamore e quali istanze filosofiche ha sviluppato? In che modo vengono percepite le persone che vivono legami poliamorosi nella nostra cultura in cui la monogamia è assolutamente dominante? Quali stereotipi e pregiudizi affliggono tali soggetti? In che modo l’arte, il cinema e la letteratura ci raccontano il poliamore e le sue numerose declinazioni? E ancora, come funziona una relazione poliamorosa, quali rischi comporta, quali implicazioni prevede rispetto all’identità, all’orientamento sessuale e di genere?

A queste domande cercheremo di rispondere attraverso articoli e approfondimenti ma soprattutto mediante un nuovo format che Artwave ha ideato in collaborazione con Industrie Fluviali di Roma: per saperne di più e per partecipare all’evento che abbiamo organizzato per giovedì 13 dalle ore 18:00 alle 20:00, potete consultare la nostra pagina Eventi

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