Lo siamo stati tutti, chi per diverso tempo e chi per quello che serviva. Se ci pensate, in realtà, lo siamo sempre: ogni volta che impariamo qualcosa in più, acquisiamo nuove competenze o capiamo come affrontare la vita un pezzo alla volta. Essere studenti è il primo vero impiego sociale a cui siamo chiamati: l’approccio alle nozioni, la conoscenza che viene dall’esercitazione e la passione che sboccia spesso mentre si scopre la propria indole.

Il 17 novembre si svolge la Giornata internazionale dello Studente, una ricorrenza che trova le sue radici nelle esperienze, scolastiche e non, di ragazzi, ragazze, uomini e donne che, nella loro posizione di discenti, non solo sono riusciti a lasciare il segno nel loro campo ma sono diventati bandiera di un messaggio più grande: è dai banchi di scuola e dell’università che parte veramente il futuro. Ci sembra scontato, quasi ripetitivo, dire che i giovani o i giovanissimi rappresentano il domani, che la loro istruzione quindi è fondamentale ma non in tutti i paesi del globo è possibile accedere all’ambiente scolastico con facilità.

Spesso chi decide di studiare, in certi contesti, è un “eroe” che abbandona lo standard di vita che tutti i suoi coetanei abbracciano per andare incontro ad un percorso forse più lungo ma più stabile: è il caso dei ragazzi di Scampia, nel napoletano, dove non fare “o’ mestiere”, iniziando a spacciare nei vicoli, e frequentare ogni giorno la scuola è una vittoria, per loro e per la società che tenta di crescerli.

In Congo, in alcune zone rurali, è ancora difficile raggiungere le aree dove sono stati costruiti gli istituti: spesso i ragazzi sono costretti a percorrere a piedi svariati chilometri, a volte dovendo anche attraversare fiumi immergendosi in acqua fino alla pancia. Negli stati dittatoriali asiatici ed africani, inoltre, gli studenti non godono dei diritti politici in toto, dovendo subire controlli continui per reati di associazionismo, che al contrario nei paesi democratici è un diritto ampiamente riconosciuto. Per non parlare del diritto allo studio negato a milioni di bambine e di ragazze nel mondo.

Dagli studenti sono partite le rivoluzioni che hanno cambiato il sentire comune del popolo e l’agire dei governanti: la voce di chi è costretto a “guardare” e non può ancora partecipare ha fatto sempre sì che l’ago della bilancia si muovesse in direzione dell’eredità che effettivamente si vuole lasciare; tumulti pacifici, movimenti d’agitazione e manifestazioni hanno spesso fatto in modo che gli studenti rappresentassero con la loro voce la maggioranza dell’opinione pubblica, un’opinione giovane nel corpo e nello spirito, spinta dalla volontà di cambiare le cose. Non è semplice essere studenti, a volte non è anche semplice provarci ma tutto comincia così, è innegabile: il silenzio, un buon libro e tanta voglia di dare il massimo.

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