di Claudio Panebianco

Un duro colpo per la movida e la “street culture” romana. L’Ex Dogana, così come tutti i suoi utenti la conoscono, è ormai prossima alla chiusura ufficiale e definitiva. Una notizia nota da tempo, rinviata da tanto ma che, alla fine, è scesa come una mannaia sulla testa dei suoi fan. La struttura, di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, cambierà quindi non solo gestione ma anche modo di essere vissuta. 13.500 mq utilizzabili per molteplici scopi e proposte, ed è stato proprio lo staff dell’Ex Dogana pubblicamente, sulla pagina Facebook ufficiale del progetto, a chiedere il parere di chi quel posto l’ha vissuto per ogni evento: i followers. Tre anni e mezzo di passione e idee che adesso confluiscono in tre diverse possibilità, votate proprio dai frequentatori.

La prima prevede la trasformazione del locale in un nuovo student hotel, 500 stanze che possano racchiudere al proprio interno diverse realtà, studenti, lavoratori e viaggiatori. La seconda comprende l’inclusione del Comitato di quartiere di San Lorenzo per rendere l’Ex Dogana uno spazio culturale aperto alla cittadinanza. La terza, infine, è impostata su un altro utilizzo generale.

Ne ha vista di gente, l’Ex Dogana, nomi illustri dell’arte in tutte le sue espressioni. Se vi siete persi infatti i capannoni nel massimo del loro splendore avete certamente un grande “experience deficit”: oltre infatti alle “classiche” (ma non troppo) serate danzanti, ai tributi o ai live tra i più variegati, il locale ha offerto mostre a cielo aperto, open night di pregio dedicate alla gastronomia (Excellence 2018 – Food Innovation), ai motori (Motor Custom Show), ai concerti (il Gran Concerto d’autunno), al cinema (famoso è il cineforum dell’Ex Dogana, con locazione variabile sotto le stelle o negli interni industriali suggestivi) e ai corsi d’apprendimento (fotografia, scrittura creativa). Ex Dogana però è anche un marchio inconfondibile nell’ambito della verità, della cultura priva di lacci: vari sono infatti gli artisti, attori, scrittori, sceneggiatori, volti dello spettacolo o anche figure politiche, che hanno calcato le sale intrattenendo l’uditorio, non creando ambiti di conferenze ma dibattiti sempre costruttivi, in una direzione ostinata e contraria mai satura ma sempre interessante e umana.

Sicuramente lo staff ha tracciato una via. In città sono diversi i progetti che hanno abbracciato lo stile o anche solo una branca delle idee dell’Ex Dogana, cercando di improntare il loro percorso su di un unico dogma: la libertà (il 3 Serrande Occupato ad esempio, spazio rivalutato e adesso quasi totalmente trasformato in una biblioteca “di quartiere”).

I risultati del sondaggio (student hotel circa 20%, altro 10% circa e nuovo spazio culturale 70% circa) a cui hanno partecipato, fino ad ora, attivamente 4.000 contatti (il quesito è stato visto addirittura da 500.000 profili) è ancora attivo e può essere indicata una preferenza fino al 20 gennaio. I dati finali saranno poi inviati al Comune di Roma per cercare, insieme all’amministrazione, il cammino migliore per ricominciare.