Nel 1994 l’Assemblea Generale dell’ONU ha istituito la Giornata Internazionale della Famiglia allo scopo di promuovere la consapevolezza che questa istituzione culturale riveste nella società mai come oggi il tema è straordinariamente attuale. La necessità di ricorrere alle misure restrittive delle libertà personali di ognuno e ognuna e l’isolamento domiciliare che tuttora stiamo vivendo restituiscono alla famiglia una centralità e un’importanza innegabili. Ma che cos’è esattamente la famiglia? Esiste un solo modo di concepire questa tipologia di rapporti tra esseri umani o dovremmo piuttosto parlarne al plurale, includendo quella molteplicità di legami che proprio di recente si è cercato di accorpare nella formula “affetti stabili”?

Etimologie tra passato e presente

Proviamo a fare chiarezza partendo dall’etimologia del termine in questione: famiglia viene dal latino famulus e il famulo o famiglio era il servo domestico. Nell’Antica Roma con questa espressione ci si riferiva dunque all’insieme di servitori che abitavano nella stessa casa, che condividevano lo stesso tetto. In questa accezione, la preminenza è data all’aspetto della convivenza dunque, più che dalla consanguineità che è invece l’elemento all’origine di un altro vocabolo affine, ovvero “parentela” (da pàrere ossia “generare”): in questo caso infatti il legame biologico è invece centrale. Ed ecco allora che emergono affinità e consanguineità, le due facce di quella stessa medaglia che chiamiamo famiglia o parentela.

Alcuni genitori durante il San Francisco Pride Parade. Ph. Caitlin Childs. Fonte: Wikimedia Commons.

Famiglia o famiglie?

Nella mentalità comune, il modello di riferimento che viene subito in mente, il topos nell’immaginario collettivo è quello della cosiddetta famiglia nucleare composta da padre, madre, figli e figlie; c’è poi la famiglia estesa che include ascendenti e discendenti, nonni, zii, nipoti, cugini e così via. Si tratta di una concezione che deriva dal nostro contesto culturale, fortemente influenzato dal cattolicesimo: non a caso il controverso Congresso Mondiale delle Famiglie, ovvero il World Congress of Families, affonda le sue radici in una visione religiosa estrema, radicale della società. Uno degli argomenti portati a supporto di questa convinzione rigida, univoca di cosa sia la famiglia è legato al tema della natura: la famiglia “naturale” sarebbe appunto quella formata da un uomo, da una donna e dalla loro prole; infrangere questo modello significherebbe violare una legge della natura e dunque, secondo i dettami religiosi, la stessa volontà divina dal momento che ogni cosa esistente è creata e generata dalla divinità suprema. Pur nutrendo il massimo rispetto e la più alta considerazione possibile per qualsivoglia credo religioso, non si può fare a meno di constatare che tale assunto è quantomeno opinabile. Le scienze biologiche e fisiche ci hanno ampiamente dimostrato che la natura non è affatto una creazione del divino ma, più banalmente se vogliamo, il risultato di miliardi di storia evolutiva: ma volendo anche ammettere che esista un’entità superiore all’origine dell’intero universo che governa e soprassiede al creato, la presunta naturalezza di questo modello familiare resta comunque tutta da dimostrare. In realtà è proprio l’idea di natura che mal si applica, in questo caso, alla specie umana: la famiglia, come qualsiasi altra istituzione, è appunto un’invenzione, un costrutto culturale che di fatto non esiste in natura. Gli animali non conoscono affatto l’idea di famiglia tant’è che per loro accoppiarsi tra consanguinei non è assolutamente un problema mentre invece sappiamo esserlo eccome per qualsiasi società umana. 

Questioni di famiglia e questioni di genere

L’antropologia culturale dimostra poi che esistono numerosi modelli di famiglie e che, in molti casi, gli stessi ruoli di genere che nella cultura occidentale corrispondono precisamente al sesso di appartenenza dei soggetti altrove possono essere declinati in tanti modi diversi. In alcune società dell’Africa centrale, ad esempio, alle donne sterili è concesso di corteggiare, sposare e avere figli con un’altra donna, ovviamente mediante rapporti sessuali con un uomo chiamato “donatore di sperma”: il bambino generato da quell’unione tuttavia è considerato il figlio della “donna-marito” e al padre biologico non è attribuita nessuna funzione né tantomeno riconosciuto alcun diritto. D’altra parte, anche nella nostra società i cosiddetti legami di sangue non sono di per sé sufficienti a garantire quelli affettivi e, a ben guardare, i fattori che determinano l’innescarsi di dinamiche che possiamo definire pienamente familiari non sempre hanno a che vedere con gli aspetti meramente biologici. Famiglia è cura, amore, accudimento reciproci: come afferma l’antropologo Marshall Sahlins nel suo meraviglioso saggio “La parentela: cos’è e cosa non è”, è reciprocità dell’essere, è scegliersi e riconoscersi in un rapporto di appartenenza reciproca.

Elèuthera edizioni, trad. di Moreno Paulon. Euro 13.

Il modello della famiglia nucleare – classico se vogliamo, ma di certo non naturale- è solo uno dei possibili: lo vediamo continuamente, possiamo osservarlo senza troppe difficoltà prestando attenzione alle molte forme di cooperazione familiare in cui sono coinvolti soggetti diversi rispetto a quelli previsti tradizionalmente. Vige ancora tuttavia un notevole scarto tra realtà e normativa: se la formalizzazione delle unioni di fatto tra persone dello stesso sesso ha finalmente riconosciuto pari dignità alle coppie omosessuali, sul tema dell’omogenitorialità e dei modelli familiari alternativi la strada pare ancora, purtroppo, decisamente in salita.

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