Dal 20 novembre 1989 l’ONU legifera degli obblighi a cui ogni Stato deve attenersi per salvaguardare i Diritti dei bambini e delle bambine. La prima menzione avvenne nel 1924 con la Dichiarazione di Ginevra ma il testo come lo conosciamo oggi venne promulgato nel 1959, periodo in cui il concetto di bambino venne riformulato soprattutto per in relazione al rapporto tra lavoro e minori: venne infatti vietato l’accesso al mondo del lavoro per tutti coloro che non avessero raggiunto un’età ritenuta adatta. Molto c’è ancora da fare per raggiungere un pieno riconoscimento dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza; il cammino, soprattutto in alcune parti del globo, è lungo e complesso. Eppure, qualcosa possiamo fare tutti per far sì che i piccoli e le piccole del genere umano possano crescere nella pienezza del loro potenziale e della loro condizione specifica; ce lo insegna colui che più di chiunque altro in Italia si è occupato di loro dal punto di vista pedagogico e letterario: Gianni Rodari.

Einaudi Ragazzi, euro 13.

Nato il 23 ottobre del 1920- il 2020 sarà, infatti, l’anno del centenario della sua nascita-, Rodari è un giovane diligente negli anni del fascismo. Vive con la madre vedova perché il padre, fornaio, muore quando lui è bambino per aver tentato di salvare un gatto durante un temporale. I gatti ed il pane sono elementi che ricorrono molto spesso nelle sue filastrocche. Il linguaggio di Rodari è leggero, ad una prima lettura privo di drammaticità, soprattutto nelle sue filastrocche scritte sempre dal punto di vista dei bambini, e che risultano quindi fievoli, innocenti e spensierate, anche se trattano di guerra e di cattiveria. Il lavoro di paroliere lo vedrà direttore di una rubrica sul Quotidiano (l’Unità), periodico in cui Rodari intrattiene un vero e proprio dialogo con i bambini, attraverso commissioni sui generis:

Chiesero a me di fare questo angolo per i bambini. Ero il solo ad aver fatto, anni addietro, il maestro di scuola e questo era l’unico titolo che suggeriva questa scelta. […] Le filastrocche nascevano, per così dire, dalla mano sinistra, ma mi divertiva inventarle tenendo conto delle due condizioni di cui non potevo non avvertire il significato: la prima che l’angolo per i bambini non appariva in un giornale per bambini ma in un quotidiano nazionale assai impegnato e socialmente vicino alle classi popolari; la seconda che l’angolo diventava sempre più un dialogo in diretta con i bambini.

Alcune sue poesie vennero successivamente rese in musica, come la conosciutissima Ci vuole un fiore di Sergio Endrigo. I suoi componimenti, slegati dal contesto storico e perciò atemporali, contengono messaggi di speranza, tolleranza, integrazione e pacifismo. Rodari conosce e rispetta i bambini come nessun altro e non si fa remore ad attaccare quegli adulti, austeri e pungenti, che non mostrano riguardo ed attenzione nei loro confronti.Lo scrittore di Omegna amava giocare con il lessico, ribaltare errori grammaticali comuni ed elaborare filastrocche a partire dalle cose piccole, semplici. L’invito che Rodari rivolge al bambino che c’è in ogni adulto è quello di provare ad entrare in una casa non attraverso la porta d’ingresso ma dalle finestre, dal camino, usando tutti i metodi meno convenzionali che gli vengano in mente, lasciandosi guidare dallo spirito della fiaba e ricordando che solo con l’immaginazione è possibile conoscere il mondo.

 

Un giorno tutti saremo felici.
Le lacrime, chi le ricorderà?

I bimbi scoveranno
nei vecchi libri
la parola “piangere”
e alla maestra in coro chiederanno:
“Signora, che vuol dire?
Non si riesce a capire”.

Sarà la maestra,
una bianca vecchia
con gli occhiali d’oro,
e dirà loro:
“Così e così”.

I bimbi lì per lì
non capiranno.
A casa, ci scommetto,
con una cipolla a fette
proveranno e riproveranno
a piangere per dispetto
e ci faranno un sacco di risate…

E un giorno tutti in fila,
andranno a visitare
il Museo delle lacrime:
io li vedo, leggeri e felici,
i fiori che ritrovano le radici.

Il Museo non sarà tanto triste:
non bisogna spaventare i bambini.
E poi, le lacrime di ieri
non faranno più male:
è diventato dolce il loro sale.

E la vecchia maestra narrerà:
“Le lacrime di una mamma senza pane…
le lacrime di un vecchio senza fuoco…
le lacrime di un operaio senza lavoro…
le lacrime di un negro frustato
perché aveva la pelle scura…”
“E lui non disse nulla?”
“Ebbe paura?”
“Pianse una sola volta ma giurò:
una seconda volta
non piangerò”.

I bimbi di domani
rivedranno le lacrime
dei bimbi di ieri:
del bimbo scalzo,
del bimbo affamato,
del bimbo indifeso,
del bimbo offeso, colpito, umiliato…

Infine la maestra narrerà:
“Un giorno queste lacrime
diventarono un fiume travolgente,
lavarono la terra
da continente a continente,
si abbatterono come una cascata:
così, così la gioia fu conquistata”.

In copertina: Gianni Rodari in classe. Fonte: www.moscaoggi.ru.
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