Il 12 maggio scorso Chiara Ferragni ha pubblicato alcune storie in cui mostrava i contenuti del Denim Day, l’ultimo trend di Tik Tok. Ragazze e ragazzi mostrano i jeans o la gonna strappati che indossavano quando sono stati oggetti di violenza. Qualcuno è fiero, altri scoppiano a piangere davanti alla telecamera mentre It’s Time degli Imagine Dragons invita a reagire. C’è chi fa persino il nome del proprio molestatore, mostrando il dito medio e scandendo la famosa “f- word,” come piace chiamarla a Jennifer Lawrence.

Si tratta di video emotivamente forti,  immagini che sicuramente molte donne italiane sentono in modo particolare. Il tema delle violenze e molestie sessuali è diventato un hot topic dallo scoppio del caso Harvey Weinstein e del conseguente MeToo Movement. Weinstein è stato condannato a New York a fine marzo, ma altri tribunali stanno portando avanti procedimenti contro il magnate del cinema statunitense. Le molestie sul posto di lavoro presentano cifre astronomiche in Italia, un paese fortemente maschilista che ha ancora più di qualche problema nel concepire la donna lavoratrice. Nonostante il dato sia calato negli ultimi tre anni, 1 milione e 173 donne hanno subìto ricatti sessuali sul luogo di lavoro. L’80,9% delle sopravvissute non ha il coraggio di parlare dell’episodio (o degli episodi) con nessuno, anche se il ricatto sessuale viene giustamente rifiutato. Infine, solo lo 0,7% delle sopravvissute denuncia il molestatore alle Forze dell’Ordine. Si ha paura dello stigma sociale, delle esperienze traumatiche che molte donne denunciano quando raccontano del trattamento ricevuto nelle caserme. La mini-serie americana Unbelievable (ne avevamo parlato qui) offre un assaggio dell’inadeguatezza dei protocolli di polizia e legali in questi casi. In questo caso, le donne subiscono conseguenze che ne cambiano il corso della vita. Alcune rimangono psicologicamente troppo scosse e decidono di lasciare la professione e rimanere a casa. Altre, che non sono sposate o che non possono permettersi uno stipendio solo in casa, vengono licenziate e sono costrette a cercare un altro posto di lavoro. Il dato riguardo al licenziamento del molestatore è parecchio basso invece. Tuttavia, la voce del grafico che colpisce è quella riguardante i casi di questo genere arrivati in tribunale. Nessuno.

La violenza sessuale e verbale domestica è un altro tema caldo in questi giorni di quarantena a causa del COVID-19. Amnesty International denuncia che il numero di casi ha avuto un’impennata dall’inizio dell’isolamento. Il dato di marzo dell’anno scorso è aumentato del 74% nel marzo del 2020 e si riferisce, ovviamente, solo alle donne che hanno avuto il coraggio di chiamare il numero rosa. ( qui i numeri che possono offrire aiuto).

Il trend del Denim Day è però interessante perché anche molti ragazzi hanno iniziato ad esporsi, grazie al potere dei social media. Storie di vittime di pedofilia, di discriminazione sessuale violenta, di violenza verbale e psicologica si mostrano con gli effetti di Tik Tok. In Italia c’è poca consapevolezza del fenomeno. Secondo uno studio Istat, nel 2016 erano già quasi 4 milioni gli uomini che avevano subito una qualche forma di brutalità. Ricordiamo che le molestie perpetuate sui social network sono incluse nella statistica. I molestatori “digitali” sono sia uomini che donne e colpiscono la vittima, in questo caso di genere maschile, attraverso parole aggressive e insulti. Nel rapporto di coppia, invece, molte donne che hanno subìto un abuso senza razionalizzarlo tendono a riprodurre le stesse dinamiche con il proprio partner. Ovviamente, i sopravvissuti mettono in dubbio la propria virilità, quella che gli è stato insegnato a costruire e difendere fin da piccoli. Di conseguenza, le denunce relative a questo fenomeno sono sensibilmente di meno rispetto a quelle femminili, che rimangono comunque un numero irrisorio.

man in black hoodie wearing silver framed eyeglasses

Jackson Simmer from Unsplash

Il percorso per rimuovere le barriere psicologiche personali e collettive che impediscono ai sopravvissuti di denunciare è ancora lungo e in salita. Tuttavia, trend come quello relativo al Denim Day su Tik Tok mostra una generazione che non ci sta più. La violenza, sia essa psicologica o fisica, lascia cicatrici profonde e indelebili che causano l’insurrezione di altri processi traumatici come l’odio verso se stessi, disordini alimentari, per arrivare in alcuni casi al suicidio. Per i sopravvissuti, è essenziale avere la certezza che la propria voce verrà ascoltata e presa sul serio. Lo stigma sociale inizia ad essere finalmente condannato e non potremmo che sostenere questa rottura con un passato omertoso.

Immagine di copertina: Photo by Alexander Schimmeck on Unsplash. Immagine secondaria: Photo by Sydney Sims on Unsplash.
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