Londra è un miscuglio di etnie e culture diverse che si adagiano su quella inglese che le accoglie e le mantiene vive grazie ad una decisa politica d’integrazione. Di conseguenza, la città possiede al suo interno più di un’anima. L’efficienza dei mezzi pubblici è solamente un aspetto della frenesia di persone che vivono con la valigia in mano. I londinesi, se così si può chiamare l’insieme di persone che lavorano nella City, sono in continuo movimento e sembra quasi che pensino solamente a mettere un piede dietro l’altro per arrivare a fine giornata. La tensione a realizzarsi nella carriera si respira anche nelle folate di vento che arrivano dal Tamigi e invadono il Business District. “Il movimento è tutto, il fine è nulla“, sanciva Bauman, e per le strade della capitale inglese si comprende appieno quale sia l’intuizione del sociologo polacco. “Modernità Liquida” si basa proprio sulla ricerca di un traguardo che si sposta come l’orizzonte al limite del mare.

Allontanandosi di pochi chilometri dal centro, tuttavia, si possono visitare i luoghi che sono stati il fulcro della rivoluzione culturale degli anni Sessanta. Londra fu infatti l’anello di congiunzione tra le proteste studentesche americane e quelle europee. A poche fermate di metro dal centro nevralgico della città, dove il denaro è il vero motore, si viene invasi dall’ideologia opposta che vede invece la cultura come fonte di cambiamento sociale. Ancora si sentono queste vibrazioni rivoluzionarie a Camden, piena di negozietti che strizzano l’occhio alla urban culture, e a Old Brick Lane, dove ogni sabato si tiene uno dei mercati vintage più frequentati d’Europa.

Camden Town- Food Market

Londra è quindi una città piena di contraddizioni e di visioni del mondo che si prendono a schiaffi tra di loro. La vita ricca di esperienze non si riesce a percepire nei dintorni di Buckingham Palace o della Saint Paul Cathedral, dove tutto pare asettico e impermeabile alle emozioni dei passanti. Nei giorni infrasettimanali le fermate della metro di questi quartieri dediti agli affari ospitano persone alienate, attente solamente al mondo che si sono costruiti dentro allo smartphone. Non danno nemmeno importanza agli artisti che deliziano le gallerie piastrellate di bianco che connettono due linee di colore diverso: sono totalmente indifferenti a ciò che valica i confini del proprio corpo, che si dispone sulle banchine in un silenzio surreale e aspetta di salire sulla prima metro libera.

Trafalgar Square con la National Gallery

Inoltre, si percepisce una repulsione per chi nutre sogni di successo diversi rispetto al gioco di borsa. È vero, i quartieri del business ospitano musei che possono essere considerati dei gioiellini, come la National Gallery, e i turisti impazziscono per le guardie a cavallo ingessate nelle divise blu, ma la vita che pulsa è da un’altra parte. Sembra che quest’anima di Londra si sforzi di oscurare la Swinging London. Al contrario, la cultura iniziata con i Beatles dovrebbe essere un patrimonio di cui andare fieri e che sarebbe opportuno patrocinare. Non solo questo particolare periodo culturale inglese, ma anche la tradizione teatrale shakespeariana viene nascosta e non si trovano richiami al grande passato imperiale della Gran Bretagna. Così la gran parte dei musei sono gratuiti, ma le code scarseggiano e si fa fatica ad apprezzare la maestosità di un Turner.

Eppure, Londra non sarebbe Londra senza questa dicotomia. In fondo, entrambe le sue anime derivano dalla stessa pulsione verso un’esistenza migliore, anche se questa si è tradotta in due movimenti distinti e opposti. Insomma, Londra è una città che guarda solamente al presente, che si nutre di attimi sfuggenti che fungono da gradino verso un successo materiale che diventa l’unico scopo. Il passato viene malamente abbandonato e, qualche volta, persino rinnegato.

Swinging London- Alain Louiset

Nella storia hanno sempre vinto coloro i quali disponevano di un’avanguardia tecnologica senza precedenti e proprio l’Inghilterra con la rivoluzione industriale ne è un esempio. Viaggiando in metropolitana ci si rende conto della genialità di Orwell che ambienta in una Londra distopica 1984, il suo romanzo più celebre. La corsa al miglioramento positivista ricorda infatti anche un’epoca che non tenne a cuore l’individuo da un punto di vista sociale. Tutt’oggi la City è una capitale i cui monumenti purtroppo fungono da casa per numerosi senzatetto, fenomeno che il governo vorrebbe eliminare entro dieci anni. Certamente si tratta di un’iniziativa lodevole, ma come si può combattere un’intera impostazione culturale che emargina colui che rischia e fallisce?

Ragazza senzatetto davanti alla National Gallery. Ph. Caterina Fassina

Sicuramente la tensione londinese a modernizzarsi è un atteggiamento da cui l’Italia dovrebbe imparare mentre continua invece ad aggrapparsi alle antiche glorie, siano esse romane o rinascimentali. Numerosi giovani italiani sono emigrati nella City e ringraziano di essere inseriti in un sistema che punta su di loro e che mette a disposizione i mezzi per riuscire a trovare il proprio posto nel mondo. “Qui la meritocrazia è tutto. Se sei ambizioso, nulla ti viene negato per principio” ci dice un ragazzo calabrese che lavora come cameriere da quattro anni a Londra. È pur sempre un’arma a doppio taglio, ma almeno si ha la possibilità di provarci.
Forse è questo il segreto del successo di una città che ancora oggi rappresenta ” il sogno” per tanti cervelli e lavoratori in fuga: la capacità di metabolizzare il passato per avere uno sguardo consapevole sul futuro.

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