“In Italia sta nascendo un nuovo giornale. Partirà in autunno, ma vogliamo che i nostri futuri lettori e collaboratori siano parte di questa avventura fin dal primo minuto.

Iscrivetevi a questa newsletter per condividere con noi l’avventura unica di creare un giornale da zero.”

Queste le parole scritte, nero su bianco, da Stefano Feltri, neo direttore responsabile di Domani, nuovo giornale lanciato da Carlo De Benedetti, storico editore italiano, che sembra avere progetti ambiziosi.

La testata sarà in versione sia digitale che cartacea. Quest’ultima sarà costituita da un foglio di 8/16 pagine. Politica, economica e ambiente i grandi macro-temi al centro delle inchieste del giornale.

Due generazioni a confronto

85 anni Carlo, 36 Stefano, questo giornale sembra davvero voler mettere in comunicazione due generazioni distanti per ideali e contesto storico.

Carlo De Benedetti

Carlo De Benedetti. Fonte: Wikipedia

Carlo De Benedetti, soprannominato anche l’“Ingegnere”, rappresenta la figura dell’editore forte, viene da un’esperienza ventennale di gestione del quotidiano nazionale “la Repubblica” e delle altre testate del Gruppo Espresso, vendute in blocco pochi mesi fa dai suoi figli agli Elkann. Stefano Feltri, classe 1984, ha studiato economia alla Bocconi, ha lavorato per la Gazzetta di Modena, Radio24, il Foglio, il Riformista e poi dal 2009 al Fatto Quotidiano, di cui è stato prima responsabile dell’economia e poi vicedirettore.
Nell’estate 2019 si è trasferito negli Stati Uniti per lavorare e studiare alla University of Chicago – Booth School of Business, dove ha curato il sito ProMarket.org dello Stigler Center.

Due figure diametralmente opposte, con esperienze professionali e orizzonti culturali lontanissimi, eppure ora uniti insieme nel nome dell’editoria di qualità. O così si spera.

Feltri rappresenta sicuramente una garanzia per la riuscita del progetto editoriale, ma purtroppo non basta. Come abbiamo già visto con l’esperimento di Enrico MentanaOpen, nato nel dicembre 2018, il nome ingombrante del direttore del TgLa7 è diventato un’arma a doppio taglio per reputazione del giornale: essendo fortemente legata alla figura e alle istanze del suo fondatore, noto soprattutto per la sua iperattività social e per le sue prese di posizione molto forti e personali sulle vicende economiche e politiche del Paese, la testata ha finito per diventare un’estensione digitale della sua persona, costantemente condizionata dagli alti e bassi del suo direttore.

Le buone premesse e le grandi ambizioni di Domani

Le premesse di Domani sembrano però diverse e il modello di sostenibilità economica davvero innovativo per gli standard del nostro Paese. Come si può leggere dagli articoli che Feltri sta postando sul sito temporaneo del giornale, Domani si baserà su un tipo di giornalismo partecipativo di tipo principalmente investigativo, sovvenzionato grazie agli abbonamenti e alle donazioni esterne.

“Voi aiutateci a rendere Domani il giornale che vorreste leggere: raccontateci le vostre proposte di inchieste, le vostre esperienze di lettori, di giornalisti, condividete le storie che vi piacerebbe vedere sviluppate sul giornale, quando partirà” spiega il direttore sul sito.

Domani avrà un sito web, in parte gratuito e in parte a pagamento” aggiunge. “Un ventennio di giornalismo on line ha dimostrato che i prodotti completamente gratis sono di bassa qualità e, alla fine, di scarso interesse anche per i lettori. Il giornalismo ha un costo, ma è meglio essere dipendenti dai lettori che soltanto dagli inserzionisti pubblicitari. Se volete scommettere su di noi, potete abbonarvi fin d’ora a un prezzo molto scontato che tiene conto del fatto che vi proponiamo di comprare un prodotto che ancora non avete mai visto”.

Gli abbonati potranno confrontarsi con la redazione durante riunioni telematiche periodiche, proporre temi di inchiesta da sviluppare, decidere quali e come sovvenzionarli e concorrere a decidere la linea editoriale e la direzione del giornale.

Un’altra nota positiva di questo progetto è la decisione di De Benedetti di costituire una Fondazione, sul modello dell’inglese Guardian, che, quando lui non ci sarà più, gestirà in toto le azioni della società editrice e che dovrebbe garantire, quindi, maggiore indipendenza fra editore e giornalisti.

Stefano Feltri

Il nuovo direttore responsabile di “Domani”, Stefano Feltri

“Si tratta di una situazione inedita in Italia”, spiega Feltri sul sito “un giornale creato da un azionista forte ma messo in condizione di essere indipendente e sostenibile, dunque al riparo da pressioni e condizionamenti, senza l’esigenza di schierarsi con questa o quella fazione in cerca di favori governativi o fondi pubblici”.

Per quanto riguarda la linea editorialeDomani, “non ha alcuna pretesa di neutralità”. Fin dall’annuncio della sua creazione, l’Ingegnere ha fatto pubblicamente outing, dichiarando che si tratterà di un giornale orientato a sinistra e che non ha alcuna intenzione di fare concorrenza a Repubblica o a La Stampa.

“La linea editoriale”, si legge sul sito “è questa: “Liberaldemocratica, con particolare attenzione alle disuguaglianze sociali all’interno di un quadro di economia di mercato e libera iniziativa, sempre dalla parte di chi nel contesto sociale ha meno e sempre con l’occhio critico nei confronti di tutti i poteri, senza alcuna pregiudiziale”.

Che, in fin dei conti, vuol dire un po’ tutto e niente.

Una sfida impossibile?

Come abbiamo già detto, le premesse sembrano molto buone, si parla anche di una redazione molto giovane, di grandi firme del giornalismo italiano e di una percentuale discretamente elevata di donne all’interno della squadra. Ma, come abbiamo già visto con Open, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Che un uomo di 85 anni voglia dar vita ad un progetto nuovo, lungimirante e innovativo è un’ottima notizia per il mondo dell’editoria italiana, ma credere, allo stesso tempo, che questo progetto non nasconda anche forti interessi politici, economici e finanziari sarebbe piuttosto ingenuo.

La società editrice di Domani, costituita a Torino il 4 maggio 2020 con un capitale di 10 milioni, è posseduta da due società, di cui azionista unico è l’Ingegnere.

Il consiglio di amministrazione della società è composto da Giovanni Canetta, capo del Family Office di De Benedetti, Federica Mariani, nota come ideatrice del Festival della tv di Dogliani, Massimo Segre, storico commercialista, Virginia Ripa di Meana, figlia di Vittorio già consigliere del Gruppo Espresso, e l’avvocata Grazia Volo. Presidente è Luigi Zanda, che ha dato le dimissioni da tesoriere del Pd, di cui rimane però senatore. Già consigliere per dieci anni del Gruppo Espresso, Zanda afferma di essere stato «sedotto dal coraggio di un uomo di 85 anni che scommette ancora su un’impresa fatta da giovanissimi».

giornali editoria

Grandi nomi del mondo dell’editoria e dell’imprenditoria italiana da una parte e giovani giornalisti e freelance dall’altra. La vera sfida sarà trovare un equilibrio fra le esigenze economiche-editoriali e quelle giornalistiche-informative che possa dar vita ad un prodotto veramente nuovo e indipendente, e non alla brutta copia di un giornale già visto, con i soliti interessi e giochi di potere dietro.

Non ci resta che aspettare l’autunno per vedere se le aspettative verrano confermate o smentite dalla realtà. Nel frattempo, in bocca al lupo a Stefano e a tutta la sua squadra. Con la speranza che il domani sia meglio dell’incubo che stiamo vivendo oggi.

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