Fra pochi giorni in Italia inizierà l’attesissima Fase 2 della lotta al coronavirus. Fra dubbi, incertezze e speranze, le persone si apprestano a tornare ad una sorta di normalità, pur con tutti i limiti e le cautele che questa delicata fase prevede.

Ma come sarà il mondo post coronavirus? Cosa ci aspetta fuori dalle nostre case-prigioni, in cui siamo stati rinchiusi per quasi due mesi, nell’attesa che l’andamento dei contagi decrescesse e il numero catastrofico dei morti si abbassasse? Il mondo a cui eravamo abituati sarà lo stesso che abbiamo lasciato prima che tutta l’Italia diventasse un’unica grande “zona rossa” oppure sarà diverso? O, forse, saremo noi a non essere più gli stessi?

GLI EFFETTI DEL CORONAVIRUS SULLA SALUTE MENTALE

Molti psicologi e psicoterapeuti in questi giorni stanno infatti spiegando gli effetti negativi che una quarantena prolungata può avere sul nostro equilibrio psicofisico: fra questi sicuramente un aumento dei sintomi depressivi e di disturbi legati ad ansia, stress e insonnia. A confermarlo anche uno studio italiano pubblicato in data 14 aprile sulla rivista medRxiv e condotto dall’Università dell’Aquila e Territori aperti, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata.

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I ricercatori hanno proposto un questionario online a cui, in poco più di una settimana, hanno risposto più di 18.000 persone. “I risultati ottenuti sono quelli che ci aspettavamo, osserviamo elevati tassi di prevalenza di alcuni disturbi, come ansia depressione e insonnia”, ha spiegato il dottor Rodolfo Rossi, assegnista di ricerca all’Università Tor Vergata di Roma e primo autore dello studio.
È emerso infatti che il 37% degli intervistati presenta sintomi da stress post traumatico, il 17% sintomi depressivi, il 20% ansia severa, il 7% insonnia e il 21% stress. “Un altro aspetto importante dello studio sono i fattori di rischio”, ha precisato Rossi. “La probabilità di soffrire di questi sintomi riguarda sopratutto le donne, i giovani, le persone che hanno perso un caro a causa del Covid o che sono state contagiate, così come le persone che hanno perso o momentaneamente interrotto il loro lavoro a causa dell’epidemia, mentre chi lavora troppo è a rischio di stress o insonnia”.

Le persone già affette da disturbi mentali e quelle più fragili, particolarmente provate dallo stress derivante dalla condizione di isolamento e distanziamento sociale, sono maggiormente sottoposte al rischio suicidio. Gli autori di un articolo recentemente pubblicato sulla rivista The Lancet ricordano, infatti, come l’epidemia di Sars del 2003 sia stata associata ad un aumento del suicidio del 30% nelle persone di età pari o superiore ai 65 anni. Inoltre circa il 50% dei pazienti guariti dalla polmonite ha continuato a soffrire d’ansia e il 29% degli operatori sanitari coinvolti nell’emergenza ha sperimentato disagio emotivo.

COME SUPERARE LA PAURA DEL FUTURO: L’INSEGNAMENTO DEGLI ANTICHI

Ripartire da zero, immaginare il futuro e nuovi scenari non è facile e non lo è mai stato, neanche nell’antichità. Non è la prima volta questa, infatti, in cui l’uomo si trova a fronteggiare cambiamenti epocali che rischiano di mettere in discussione le certezze e le conquiste fin qui ottenute. La Terra, fin dalle sue origini, è stata sconvolta da grandi rivolgimenti, cataclismi, pandemie, ma è stata anche vittima delle attività invasive, della brama di potere e dell’egoismo umano: guerre, inquinamento e sfruttamento incontrollato delle sue preziose risorse hanno contribuito a rendere il nostro pianeta un posto più fragile e pericoloso. Non solo per l’equilibrio del suo delicato ecosistema, ma anche per la nostra salute.

L’essere umano, però, con l’evolversi delle società e con la sua progressiva civilizzazione, ha dato prova anche di grandi capacità di adattamento e di reinvenzione, che gli hanno permesso di sopravvivere e di costruire civiltà sempre più complesse ed efficienti. Pensiamo, ad esempio, al Rinascimento italiano, quel movimento e soprattutto momento storico estremamente florido, caratterizzato dalla fioritura delle arti, delle lettere e da un nuovo modello di società, che metteva l’uomo e la sua forza creativa al centro di tutto.

Michelangelo Buonarroti, Creazione di Adamo (1511), Cappella Sistina, Musei Vaticani, Roma. Fonte: Wikipedia.org

Dopo un lungo periodo di “tenebre” e di imbarbarimento culturale, meglio conosciuto come Medioevo, un nuovo movimento culturale-artistico, che avrà il suo centro d’irradiazione in Firenze e poi nell’Italia tutta, porterà nuovo splendore al nostro Paese, arricchendo il nostro patrimonio culturale di innumerevoli opere e capolavori artistici, tutt’oggi ammirati e invidiati da tutto il mondo.

Studiare e analizzare la storia ci permette di avere una visione d’insieme delle vicende umana, fondata sulla consapevolezza, ereditata dal pensiero degli antichi greci e romani, che il tempo è ciclico. Nella civiltà greca e poi in quella romana, infatti, il tempo è vissuto come una sequenza infinita di fasi alterne che definiscono un ordine preciso e prestabilito del cosmo.

In realtà, il concetto di ciclicità del tempo costituisce anche un cardine della filosofia indiana e di quella buddhista, con i concetti di samsāra, che solo il nirvana può spezzare, quello di kalachakra e quello dei kalpa o eoni, periodi di miliardi di miliardi di anni, divisi in yuga, equivalenti all’incirca alle quattro età (età dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro) della mitologia greca. L’idea del tempo ciclico era presente però anche nell’antica Persia e, addirittura, presso le civiltà precolombiane d’America, come i Maya e gli Aztechi, dove il tempo era scandito dalla ciclicità delle “ère cosmiche”.

La concezione di “tempo ciclico”, con involuzioni ed evoluzioni in riferimento ai regimi politici, ci deriva invece dallo storico greco antico Polibio, sulla scia di Platone. Il concetto dei “corsi e ricorsi” storici venne espresso in età moderna, dal celebre filosofo e storico del Cinquecento, Giambattista Vico. Un esempio di ciclicità vichiana della storia è rappresentato dall’alternanza di periodi parlamentari (democrazia greca, repubblica romana, democrazie) e imperiali (i re di Roma, l’Impero romano, le signorie, il fascismo). In campo economico, un altro esempio di questo concetto, è l’alternanza di periodi di espansione economica e periodi di crisi.

RIPENSARE UN NUOVO MODELLO DI SOCIETÀ

Tornando al periodo storico che più ha elevato la nostra cultura e che ha contributo ad affermare la nostra identità nel mondo, il Rinascimento e, con esso, l’Umanesimo, la corrente filosofica che ne è alla base, rappresenta sicuramente l’esempio più emblematico della capacità dell’uomo di rialzarsi, reinventarsi e plasmare-creare un nuovo mondo, che sia espressione delle proprie idee e dei propri ideali.

L’Umanesimo-Rinascimento è portatore di una nuova visione dell’uomo, non più legato e quindi succube della sfera divina, ma come essere naturale, in grado di muoversi liberamente nell’ambiente in cui vive e agisce. La natura, campo d’azione privilegiato dell’uomo, non è più corrotta dal peccato: è possibile controllarla e trasformarla grazie alla propria volontà.

A questa nuova consapevolezza si accompagna una riscoperta e una re-interpretazione, in chiave “antropocentrica”, dei testi classici, che mette in discussione la forte influenza religiosa che aveva ingabbiato la cultura durante tutto il periodo medioevale. La sostanziale differenza fra l’intellettuale umanista e l’uomo rinascimentale sarà legata all’agire pratico: mentre il primo si applicava ad uno studio teorico delle opere classiche, il secondo vuole mettere in pratica gli insegnamenti presenti in quei testi per trasformare il mondo che lo circonda.

Partendo da questi presupposti, la civiltà rinascimentale è stata in grado di realizzare i più grandi fra i capolavori presenti in Italia, trasformando radicalmente non solo il volto e il tessuto delle nostre città d’arte, ma anche  e soprattutto la mentalità dei cittadini, considerati non più come individui anonimi senza alcun valore se non perché appartenenti ad ordini o gruppi corporativi, ma come uomini liberi e indipendenti, capaci di plasmare il destino con le proprie mani.

Allo stesso modo, l’uomo di oggi, figlio di una società opulenta, globalizzata e interconnessa, ha l’occasione, una volta terminata l’emergenza sanitaria, di ripensare il proprio mondo e un nuovo modello di società.
Una società sicuramente più sostenibile e ancora più digitale, pronta ad affrontare le sfide del futuro e a mettere in discussione se stessa e le proprie convinzioni. Ad oggi è inevitabile, infatti, prendere sul serio la questione dei cambiamenti climatici, sicuramente la sfida più grande che ci attenderà dopo il Covid-19. Un problema, anche questo, di dimensioni planetarie che ci costringerà a cambiare le nostre abitudini e il nostro stile di vita. Nonostante i suoi effetti non siano sempre immediati (innalzamento del livello dei mari, surriscaldamento globale, scioglimento dei ghiacciai), le conseguenze saranno disastrose e, in alcuni casi, irreversibili.

È ora quindi di ripensare il nostro approccio al mondo e all’ambiente naturale, di ridisegnare le nostre città e i loro tessuto urbano, di rivedere gli impatti e i costi del nostro stile di vita, per dare un futuro al nostro pianeta e all’umanità tutta. C’è bisogno di un nuovo Rinascimento, inteso come un modo diverso e più consapevole di collocarci nel mondo, ridimensionando il nostro peso e la nostra importanza e includendo la natura nella nostra visione di società futura. Non più, quindi, un sistema antropocentrico con l’uomo come perno dell’universo e la natura come sua antagonista, ma una nuova concezione di mondo, in cui l’uomo e la natura convivono armoniosamente insieme, nel rispetto reciproco.

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Tenendo ben a mente gli errori e gli insegnamenti del passato, il nostro Paese, così ricco di storia, arte, cultura e bellezze naturali, può diventare, nuovamente, il centro d’irradiazione di un movimento filosofico e culturale di portata mondiale, che ponga finalmente al centro la Natura e l’uomo insieme. Una nuova era che abbia nell’ecologia e nella solidarietà i suoi pilastri e che sia in grado di puntare verso il futuro senza il bisogno di distruggere e di alzare barriere.

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