Parlare di una donna come Gabrielle Bonheur Chanel, meglio conosciuta come Coco Chanel, pone sempre chi ne scrive in un inevitabile stato di imbarazzo, un disagio naturale e umano quando si deve affrontare una personalità eccezionale. Gabrielle la stilista, Gabrielle la “rivoluzionaria”, Gabrielle l’indipendente, Gabrielle l’amante: tutto quello che ci è stato raccontato e forse molto di più di quello che si sarebbe dovuto sapere del cuore di una donna, dei suoi tormenti e malinconie.

Gabrielle Chanel non solo è stata colei che ha tolto alle mesdames i corsetti, le piume, i fronzoli, dando loro la semplicità, la comodità, la libertà di rimboccarsi le mani da sole, è stata anche un’affamata lettrice, appassionata di letteratura e del suo fascino universale, facendo dei libri dei fedeli compagni di solitudine. “La vita che conduciamo non è mai granché, la vita che sogniamo è invece la grande esistenza, perché la continueremo oltre la morte”; Coco approfittava di questo suo intimo dialogo con gli autori del passato e contemporanei per accedere al suo angolo di invisibile fantasticheria, una nicchia di ricchezza spirituale. Da Sofocle a Proust, da Virgilio a Rilke, Apollinaire e Mallarmé, da Rabelais e Shakespeare a Baudelaire, Verlaine e Claudel, Gabrielle prediligeva spontaneamente la forma poetica nella sua espressione onesta e sensuale del mondo, della modernità e dei sentimenti. I libri sono stati rintocchi cartacei della sua esistenza, una guida e una preghiera espressa, accogliente e privata. La sua amicizia con giganti intellettuali dell’epoca come Max Jacob, Tristan Tzara e Pierre Reverdy, e Jean Cocteau, i cui disegni ritraggono una Gabrielle essenziale, sinuosa, semplice, elegante, rispettando lo stile della Mademoiselle, la sua franca immediatezza.

Gabrielle Chanel addormentata con un libro in mano. Fonte: culture.chanel.com

Il legame con la lettura nasce presto nella vita di Coco ma è l’incontro con l’inglese uomo di affari Boy Capel a consolidarlo introducendola a nuovi titoli, commentandoli con i suoi pensieri in un quaderno destinato a lei, parole che l’avrebbero accompagnata e confortata dopo l’improvvisa morte di lui, in un incidente stradale. Proprio nei libri, nella loro discrezione, nel loro tacito ascolto Gabrielle si è protetta, cercando di riconoscere quelle conversazioni da conservare e proteggere dal tempo e dall’assenza. I suoi libri sono diventati reliquie, l’archetipico e immortale ricordo di un amore che ha sconvolto la sua vita, come donna sentimentale e in carriera. “Thoughts that make you think. It is pleasant to forget oneself in following the imagination of another but better still to think out things oneself”; proprio il dimenticarsi per seguire l’immaginazione altrui e riappropriarsi di sé attraverso i loro occhi, questo affascinava Boy e Gabrielle.

Boy Capel. Fonte: culture.chanel.com

Coco da lettrice è diventata autrice di una propria leggenda, risultato di una collisione armonica tra passato e presente, un intreccio di epoche con tutto quello che di più bello hanno da dire, momenti di alta letteratura “consumati e attraversati” da una personalità conturbante che nella sua libreria al secondo piano del 31 di Rue Cambon poteva lasciare tutta Parigi alle sue spalle. Questo intimo universo della Coco lettrice è stato raccontato in una mostra itinerante Culture Chanel. La femme qui lit che ne racconta il volto inedito, prima dei tailleurs, delle borse iconiche 2.55 e della fragranza N. 5, un percorso espositivo tra i suoi libri, le lettere, gli appunti, i gioielli e le fotografie personali della stilista, ideato dal curatore Jean-Louis Froment. Si “rubano” momenti di intimità aprendo gli armadi, scorrendo con lo sguardo attraverso i titoli, scrutando nei cassetti di Gabrielle che, come ha affermato Roland Barthes in un articolo del 1967, fu un’autrice che ha scritto non con le parole ma con i tessuti e con gli oggetti, confezionando la sua “poesia”, elegante come Racine, giansenista come Pascal, sensibile come Madame de Sèvigné.

Il forte legame con la letteratura e i libri in quanto oggetto fisico è un fil rouge che accompagna i creativi a capo della casa di moda Chanel, un testimone accolto da un’altra iconica genialità, quella di Karl Lagerfeld, che ci ha lasciati lo scorso 19 febbraio. Dallo stile più classico di Rue Cambon, al minimalismo essenziale degli appartamenti di Lagerfeld, in cui la sua biblioteca appare come un imponente colpo di colore e design. 300.000 volumi che toccano autori come Virginia Woolf e Thomas Mann, passando per prestigiosi cataloghi d’arte, fino al balletto russo, una rassegna di tutte le sfumature del sapere disposte in orizzontale, in una sinfonia visiva di colonne di libri, il cui titolo venisse colto a un primo sguardo. L’universo di carta, materiale prediletto dal creativo di Chanel e Fendi, invade gli spazi asettici e le stanze monocromatiche in cui si divideva il Karl intimo e il Lagerfeld pubblico, per dare vita a un colloquio diretto e sempre a portata di mano con la cultura. Come per Coco, anche lo stilista tedesco vedeva nei libri una fonte di ispirazione a cui attingere con generosità per combattere la noia e la ripetizione del quotidiano, poiché come lui stesso ha affermato in un’intervista nel 1984 a Vogue America, “Uno stilista deve immaginarsi come un edificio con le antenne di una televisione, pronto a catturare le immagini di tutto ciò che accade attorno, registrarle per poi dimenticarle”.

La libreria di Karl Lagerfeld nel suo appartamento di Parigi. Fonte: sitosophia.org

Gabrielle e Karl con le loro librerie sono esempi di personalità affamate di bellezza, in ogni sua manifestazione, mai assopiti e sempre alla ricerca di altri vissuti, per dare libero sfogo a quel talento indiscusso che li contraddistingue, accompagnandolo, legittimandolo forse in qualche modo, rivelando l’essere umano prima dell’icona, gli istanti polverosi prima delle luci delle passerelle.

© riproduzione riservata