a cura di Cristina Cassese, Ilaria Piampiani e Federica Santoni

Non c’è da stupirsi se a fare il boom di vendite nel mondo dell’editoria italiana sia, in questi giorni, un libro di Giulia De Lellis pubblicato da Mondadori Electa. Il debutto della giovane è innegabilmente assai significativo: basti pensare che l’influencer sta battendo nelle vendite persino Stephen King, non proprio l’ultimo degli scrittori, con un libro che parla di corna e che vuole passare come tonico lenitivo di un’intima – si fa per dire – sofferenza.

L’Italia, genitrice di scrittori di assoluta magnificenza, è anche questa. Nel 2019 è doveroso constatare che molte, moltissime persone non apriranno sicuramente un testo della grande letteratura di Machiavelli, Calvino o Pasolini per creare valore nella propria esistenza, ma andranno cercando risposte nel libro di una influencer che ha ammesso senza scrupoli – anzi con atarassia – di non aver mai letto un libro in tutta la sua vita. Secondo il principio dello spirito di emulazione, dunque, i followers della De Lellis dovrebbero essere demotivati di fronte all’approccio alla lettura perché, secondo le dichiarazioni dell’avvenente star del web, leggere non è di moda, non funziona, non serve.

Tuttavia se poi la stessa De Lellis non lettrice diviene improvvisamente scrittrice e si cimenta nella pubblicazione di un romanzo autobiografico, in libreria ci si va eccome. Già da qualche tempo prima dell’uscita, i fan attendevano con impazienza il libro di Giulia, una sorta di vademecum per cuori infranti dai tradimenti che, solo a leggerne l’anteprima, sa clamorosamente di grande fiera delle banalità. Decliniamo perciò l’invito a salire sulla giostra, o meglio, a entrare nel circo emotivo della versione mora e “defilippiana” di Chiara Ferragni, anche perché non ne apprezziamo in primis quella che ci appare come una certa (dis)onestà intellettuale. Sembra proprio, infatti, che De Lellis menta sapendo di mentire quando afferma di aver scritto un libro per fini terapeutici: le ragioni ci paiono evidentemente altre e purtroppo stentiamo a credere che la nostra abbia scoperto il potere catartico e liberatorio della scrittura tra un red carpet dalla classe inesistente e un post sulle tisane detox.

Mondadori, euro 15.90.

Non stupisce nemmeno il fatto che Stella Pulpo (aka Memorie di una vagina) abbia accettato di collaborare alla stesura delle ben 160 pagine di Le corna stanno bene su tutto: una scelta opinabile, senza dubbio, ma del tutto legittima da parte di una blogger che ha voluto cogliere un’opportunità- anche economica, diciamolo senza ipocrisia- che certamente le sta dando molta visibilità. “Nel bene o nel male, purché se ne parli” o, come afferma Dorian Gray

There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about

Certo, perché qualcuno s’impegni per anni a costruire con fatica la reputazione di un blog femminista, follower dopo follower, per poi far suicidare la propria credibilità mettendo il proprio nome, il cui carattere è mille volte più piccolo, sotto a quello di una delle più stereotipate e irritanti rappresentanti del genere femminile della nostra società, è e rimane per noi un mistero.

Qualcuno potrebbe domandarsi, poi, che fine ha fatto la grande editoria italiana novecentesca, intellettualmente onesta e impegnata meticolosamente nella selezione degli autori e dei loro romanzi. L’aria è cambiata da tempo: è già da un pezzo, infatti, che le strategie di marketing editoriale, soprattutto delle grandi case editrici, hanno concesso ampi spazi a personaggi che poco o niente hanno a che fare con l’arte di scrivere; da Francesco Totti a Fabrizio Corona passando per Valeria Marini e così via, il trash ha ormai invaso anche l’industria libraria.

Ciò che conta è fare tendenza: la nostra identità non è determinata dalla nostra profondità interiore ma dagli altri, specialmente gli “altri” virtuali, ai quali dobbiamo mostrare costantemente chi siamo e per farlo, ovviamente, fingiamo. Di conseguenza pare ovvio che se la beniamina di Instagram pubblica il suo accorato memoir d’amore tradito è boom di vendite assicurato, a prescindere da tutto, finanche dal fatto che la gente poi se lo legga per davvero il tometto denso di gossip: ciò che conta è partecipare al firmacopie, postare stories patinate con l’oggetto del desiderio in bellavista e taggare, taggare, taggare. I consulenti di promozione commerciale che lavorano in ambito editoriale sanno benissimo che numeri strabilianti sono in grado di produrre “le bimbe di Giulia”: altro che Terranova, Marangoni, Gamberale. E nello show-biz dell’editoria del XXI secolo, big numbers significa big money con cui, auspicabilmente, si possono sostenere anche quei progetti di grande qualità molto meno redditizi.

Ma allora se la colpa non è di Giulia De Lellis, né della co-autrice né tanto meno della casa editrice, di chi sarà mai? Chi dovrebbe assumersi la responsabilità del fatto che decine e decine di giovani talenti letterari restino nell’ombra mentre un’aspirante fashion icon che ha fatto dell’Egitto la capitale dell’Africa riceva una proposta di pubblicazione da un vero e proprio colosso dell’editoria italiana?

Ebbene, se c’è qualcuno colpevole, siamo noi.

Chiunque operi nel settore della cultura ha un’enorme responsabilità, a nostro parere: dagli insegnanti ai giornalisti culturali, dai bibliotecari a tutti coloro che lavorano nelle istituzioni culturali pubbliche e private, siamo tutti responsabili di questo obbrobio. Spetta a noi, infatti, far sì che quante più persone possibile siano in grado di distinguere l’oro dalla spazzatura, promuovendo e diffondendo la cultura in modo incisivo, attuale, efficace. Siamo noi che abbiamo scelto il compito- arduo, a tratti utopico- di trasmettere la passione per l’arte, la letteratura e la conoscenza in genere intese non come forme di erudizione fine a se stessa ma in quanto strumenti per assaporare la bellezza e nutrire l’anima. Siamo noi che abbiamo avuto la fortuna di leggere Shakespeare, Neruda, Woolf e ci abbiamo trovato noi stessi, le nostre domande, i nostri dilemmi, le nostre vite: siamo noi, solo noi, che possiamo (e dobbiamo) svegliarci dal torpore, scendere dal piedistallo dell’intellettuale snob indignato e aprire nuove strade.

Noi abbiamo una qualche remota possibilità; Giulia De Lellis, comprensibilmente, no.

In copertina: un ritratto dell’influencer Giulia De Lellis, fonte www.pinterest.com
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