Ad una prima occhiata, la Giornata Internazionale dell’Uomo potrebbe far storcere qualche naso. Ovviamente, una ricorrenza dedicata alle necessità degli uomini potrebbe sembrare alquanto controversa. Questo perché la narrativa femminista ha giustamente acquistato voce da almeno trent’anni, distruggendo molti tabù riguardo all’universo femminile ma generando altrettante insicurezze in quello maschile. C’è chi sostiene che perfino aprire la porta ad una ragazza durante il primo appuntamento sia diventato, per gli uomini, una fonte d’incertezza.

Così come le bambine venivano cresciute aspirando a modelli femminili che rispettassero il patriarcato, anche i bambini sono stati educati a ruoli che ne confermassero la validità. Il campo semantico del concetto di uomo comprende termini quali potere, successo, responsabilità, lavoro. Essere considerato “abbastanza uomo” rappresenta un’angoscia costante per tutti gli individui di sesso maschie, dal più giovane al più anziano. Come studiato dalla filosofa francese Simone de Beauvoir, il modello maschile dominante si fonda sul possesso fin dall’invenzione della proprietà privata e, con il tempo, il controllo della propria terra si è espanso a quello sulla donna e sulla famiglia. D’altronde, la proprietà privata venne istituita dentro a uno schema sociale che si fondava sul concetto romano del pater familias. Con il movimento femminista sviluppatosi nel Novecento è stata questa secolare rappresentazione maschile è stata messa in crisi. Non solo le donne hanno dovuto rivoluzionare il loro modo di vedere il mondo; anche gli uomini si sono ritrovati a combattere con il ruolo a cui erano stati educati e a dover ridefinire la propria identità. Donne e uomini sono stati – e spesso sono tuttora- in egual misura ostaggi del patriarcato.

In una società frenetica e competitiva come quella in cui viviamo, l’enfasi dell’educazione maschile viene posta in particolare sul successo materiale. Come riportato da una numerosa rosa di psicologi, il successo e la rincorsa al denaro costituiscono fattori di ansia soprattutto per la psiche maschile. Per di più, molti ragazzi vengono ancora educati sotto l’ombra pressante di una futura famiglia a cui provvedere; tuttavia, il mantenimento familiare viene attribuito agli uomini prevalentemente in ambito economico e non spirituale o emozionale. Come è noto, in Italia farsi carico del coniuge e della prole è ancora culturalmente uno dei principali compiti maschili, nonostante l’articolo 30 della Costituzione italiana parifichi le responsabilità della coppia all’interno dell’unità familiare. Le convenzioni sociali hanno costruito una paternità stereotipata, dove la figura maschile ha il compito di trasmettere i valori del proprio ruolo sociale ai figli, soprattutto a quelli di sesso maschile. Quando queste convenzioni vengono distrutte, non pochi esternano aggressivamente la propria reazione. Emblematico il caso del papà che aveva postato un video dove ballava insieme al figlio “Let It Go” entrambi vestiti da Elsa. L’odio social non si è fatto attendere e questo simpatico papà è stato accusato di rovinare lo sviluppo psicosessuale del bambino, non imponendogli giochi “da maschi” come il calcio. Come sottolinea Beauvoir, legge e cultura vanno di rado a braccetto, soprattutto quando la cultura di una società viene affidata all’immagine. Emblematico è il caso della pubblicità Marlboro risalente alla fine degli anni Cinquanta: l’uomo è il macho, il cowboy, il lavoratore, il fumatore. Le immagini hanno contribuito enormemente alla formazione di un ideale maschile nocivo per giovani menti nel pieno del loro sviluppo psicosociale.

Pubblicità Marlboro 1958

Angela Carter, autrice femminista inglese, pubblica nel 1979 The Bloody Chamber. Si tratta di una raccolta di racconti popolari rivisitati tra cui La Compagnia dei Lupi, una rilettura di Cappuccetto Rosso. La critica aveva già da tempo decostruito la simbologia del racconto per bambini identificando il lupo con un uomo in cerca di giovani donne. La Compagnia dei Lupi è stata a lungo dibattuta tra gli studiosi del femminismo e risulta ancora oggi alquanto controversa. Tuttavia, Carter porta alla luce una visione innovativa della mascolinità: gli uomini soffrono della propria condizione lupina. Negli ultimi anni ci si è occupati di mascolinità tossica, una forma comportamentale tipicamente maschile che comprende atteggiamenti aggressivi e nocivi nei confronti di sé e degli altri. Nonostante ci troviamo in un periodo di transizione, molti uomini faticano ad esternare le proprie emozioni più intime, a mostrarsi deboli e a non imporre la propria visione del mondo su quella di una donna. Questi comportamenti sono talmente radicati nella loro educazione che molte volte nemmeno se ne accorgono. L’attore Justin Baldoni racconta in un TedTalk del 2017 di essere rimasto sconvolto da un confronto con sua moglie riguardo ad atteggiamenti suoi che potevano averla ferita. In quell’occasione lei gli aveva fatto notare quante volte in pubblico lui l’avesse sminuita interrompendola o parlandole sopra. Justin non se ne era reso conto fino a quel momento.

“Se l’uomo in gruppo è più cattivo/ Quando è solo ha più paura.” cantava l’indimenticabile Mia Martini. Il machismo deve essere esercitato soprattutto in contesti sociali, a dimostrazione che non costituisce la intima essenza dell’uomo. Gli atteggiamenti mascolini tossici rientrano in una narrativa che si impone ai bambini di sesso maschile fin dalla nascita e che deve farsi spettacolo agli occhi altrui: si tratta di una performance che molte volte prende il sopravvento sui propri attori. Il movimento #MeToo ha portato all’attenzione dei media gravi casi di abusi e molestie sessuali perpetrati da uomini facoltosi nei confronti di innumerevoli giovani donne. Negli ultimi mesi sono emerse tuttavia parecchie voci che denunciano abusi ai danni di persone di sesso maschile. Ovviamente, la maggior parte dei colpevoli rientra nella solita categoria: uomini di mezza età, caucasici, benestanti e potenti. Dissentire sulla Giornata Internazionale dell’Uomo è legittimo finché si pensa ai mostri e non alle vittime. 

Questa ricorrenza si batte affinché la mascolinità tossica venga recisa dall’educazione infantile maschile. Un esempio di questo impegno è la pubblicità di Gillette The Best Men Can Be in cui vengono presentati modelli maschili positivi, rispettosi del sesso opposto e in contatto con le proprie emozioni. Come dimostrato dalla conversazione tra Justin Baldoni e sua moglie, è sempre un rapporto con un punto di vista differente che ci permette di migliorare. Promuovere modelli maschili che respingano la mascolinità tossica e l’aggressività sociale che ne deriva è un’iniziativa a cui chiunque dovrebbe applaudire.

Immagine di copertina: Photo by Kelly Sikkema on Unsplash.
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