Gramsci non era l’unico che odiava gli indifferenti. Malcolm X odiava gli indifferenti, Martin Luther King odiava gli indifferenti, li odiava Simone de Beauvoir e li odia Margaret Atwood. Gli indifferenti politici sono stati un argomento nella saggistica di Montesquieu, gli indifferenti sociali nei trattati di Voltaire e gli indifferenti intellettuali nei testi di Edward Said; ed in ognuna di queste analisi, gli indifferenti sono stati condannati. Lasciando i grandi nomi da parte, l’indifferenza è una caratteristica ricorrente nella storia dell’uomo.

L’attivismo come l’antidoto all’indifferenza

Qualcuno potrebbe sostenere che è una virtù dei conservatori, di coloro che per indole politica o sociale tendono a ‘conservare’ e perciò evitano di scaraventarsi in piazza per cambiare la società e ottenere riforme. Ma ciò non è del tutto vero. Anche preservare gli ideali in una determinata società presuppone una minima partecipazione. Qualcuno, a questo punto, potrebbe dire che l’indifferenza è una virtù del famoso ‘uomo di sinistra’, un radical chic, che predica il famoso “social change” ma alla fine resta a casa in pantofole e guarda le proteste dalla finestra sentendosi come se avesse contribuito in qualche modo. Quest’ultimo è senza dubbio un esempio più veritiero, eppure non è applicabile solo a chi è di sinistra, ma anche a chi si professa di destra, di centro, liberalsocialista, ecologista o, più generalmente, per i diritti civili ed umani, ma alla fine non fa nulla per sostenere la propria causa. Allora si ritorna al punto di partenza. Perché l’indifferenza va presa di mira? 

Protesta per la morte di George Floyd

Uno dei cartelli apparsi durante le proteste per la morte di George Floyd. Fonte: Lifegate.

Apparentemente l’intero mondo occidentale si sta smuovendo. Siamo frastornati da notizie di proteste, manifestazioni, vandalismi e violenze. La morte di George Floyd ha creato fervore, rabbia e frustrazione nei confronti del sistema sociale che per anni ha concesso e talvolta supportato il divisionismo fra uomini in base al colore della pelle, all’orientamento sessuale, o al rapporto che un individuo può avere con la sua personalissima definizione di genere. Si potrebbe andare avanti per ore a parlare della disuguaglianza che regna sovrana, dello scioccante stato in cui ancora ad oggi ancora una grande percentuale di incarichi lavorativi di rilievo (politici e non) è dato a uomini bianchi, e soprattutto potremmo parlare dei tanti altri squallori sfornati da un sistema patriarcale. Ecco, l’indifferenza è un fattore che permette ancora tutto questo.

Da Allen Ginsberg a Black Lives Matter

Per capire perché le persone rimangono indifferenti al cambiamento sociale, usiamo una frase dell’attivista americana Maya Angelou: “ho imparato” disse “che le persone dimenticheranno quello che hai detto, le persone dimenticheranno quello che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire”, e questa è una verità assoluta. Chi non agisce, e rimane indifferente è perché non si sente toccato. Il problema del razzismo è un problema delle persone di colore. Il problema del femminismo è delle donne. Il problema degli immigrati riguarda solo loro, e la negazione dei diritti civili ai transgender non è vitale. Tutte queste frasi sono l’emblema di come l’uomo (bianco ed etero) nega una possibile normalità ad altri perché non ammette, non comprende e non percepisce la disuguaglianza altrui.

Il poeta, icona della Beat Generation, Allen Ginsberg. Fonte immagine: www.allenginsberg.org.

Tanti autori hanno avuto modo di dare voce ai problemi sistematici del razzismo, dei diritti umani e del modo in cui il canone letterario ed artistico occidentale sembra essere formato solamente da uomini bianchi. Toni Morrison, Audrey Lorde, Gwendoline Brooks, Chinua Achebe, Zadie Smith, Chimamanda Ngozi Adichie sono solo alcuni nomi di questo mondo di romanzieri e poeti eterno. Una figura letteraria in particolare, però, trasuda frustrazione per l’indifferenza in quasi tutta la sua produzione artistica: Allen Ginsberg

L'”Urlo” di Ginsberg, da leggere e rileggere

Una sua poesia emerge come una suggestiva riflessione su quello che noi stiamo trovando per le strade, per le piazze e nelle vie delle grandi città statunitensi: Urlo. Qualcuno l’aveva definita come una ballata psichedelica, qualcun altro l’aveva recepita come la più grande denuncia sociale del mondo moderno. Urlo è un testo contro il consumismo sfrenato che si stava abbattendo sull’America degli anni ’50. Un manifesto della beat generation i cui versi suonano come “un campanello d’allarme” aveva detto Fernanda Pivano, una condanna “ad una democrazia cresciuta troppo in fretta e troppo in fretta miticizzata.”

Sebbene abbia più di mezzo secolo, Urlo possiede parole che ad oggi ci mettono in guardia del cambiamento sociale che stiamo vivendo e che dovremmo affrontare nel nostro immediato futuro. La prima parte della poesia è uno slancio vitale, carburato da un forte anticonformismo, che mette in luce il disagio delle periferie della città. È un inno alla liberazione omosessuale ed alla necessità di combattere per vivere senza tabù. Ecco il famoso incipit:

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla

follia, affamate isteriche nude,

trascinarsi nei quartieri negri all’alba

in cerca di un sollievo astioso,

alternativi dalle teste d’angelo in fiamme per l’antica celeste

connessione con la dinamo stellata nel meccanismo

della notte

(…) 

Evocativo, ruggente, frizzante come Walt Whitman e colorato come William Carlos Williams, Allen Ginsberg ci lancia effervescenti immagini di un’America in panne, abbattuta dalla propria società fondata sulla promozione ed il culto dei beni di consumo. Un mondo che vorremmo poter definire lontano, in cui McCarthy impartiva torbide campagne nazionalistiche e in cui il militarismo e il razzismo la facevano da padrone. Urlo dichiara il fallimento dell’american dream, perché alla fine non è poi così vero che ognuno può diventare chi vuole. Ma dietro lo schermo politico e sociale di questi messaggi, dallo sfondo prettamente americano, Ginsberg ci porta ad un profondo ragionamento: il rispetto dei sentimenti, dei desideri e delle libertà. Questa poesia ci esorta a ricordare sempre quanto sia importante combattere per averle e per tenerle strette.

Edizione Il Saggiatore, 2015. Euro 13.

È un Urlo di rabbia, quello di Ginsberg, che tratta il sesso e la religione senza nessun tipo di restrizione. Tutti devono lottare per essere liberi. Le sue parole ardono di un bagliore proprio, che criticano la spersonalizzazione dell’individuo medio e la riproduzione meccanizzata in serie. Mai come adesso, serve l’Urlo di Allen Ginsberg. 

Ora è il momento

Seymour Krim, lo aveva capito già bene nel 1960, quando sul Providence Review intese questa poesia come una dichiarazione della mostruosità della violenza subdola, dell’isterismo al neon, e delle aspirazioni umane che Allen Ginsberg aveva, ma non riscontrava nella sua società. Pensare che dopo oltre mezzo secolo ciò che inorridiva e preoccupava Ginsberg non solo non sia cambiato, ma sia incrementato, ci mette nella posizione di dover riflettere su quante battaglie per l’uguaglianza nel mondo andranno portate avanti ancora ed ancora. Ginsberg diceva “Scrivo poesie per replicare ciò che provo, se uno non ha nulla dentro, non prova nulla, non ha nulla da dire” e lui di cose da dire ne aveva tante.

San Francisco Pride Parade. Fonte: Wikimedia Commons.

L’evento di George Floyd è frutto di ciò che Ginsberg criticava con grande asprezza. Una società malata su cui ancora oggi si poggiano violenza e discriminazione che toccano tutti in modo uguale. Ginsberg non predicava semplicemente empatia, tolleranza e uguaglianza, predicava comprensione, la più difficile virtù da avere. Comprendere un problema sociale e politico di qualsiasi natura rende possibile l’attivismo. Vivere con indifferenza la discriminazione di alcun tipo è semplicemente un modo di protrarla nel tempo. La storia va compresa per quella che è stata e non cambiata o cancellata. Un tuffo nella denuncia sociale degli anni ‘50 e ’60, rendono possibile capire perché Allen Ginsberg urlava già allora di problemi presenti oggi. L’indifferenza, anche morale, è ciò che rende tutti rende tutti partecipi di un mondo alla rovescia.

We are all the same one, one way or the other.

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